CAST & CREDITS

cast:
Song Jae-ho, Cheon Bo-geun, Kim In-gweon, Gang Ye-weon, Lee Min-gi, Eom Jeong-hwa, Park Jung-hun, Ha Ji-weon, Seol Gyeong-gu

regia:
Je-gyun Yun

durata:
120'

sceneggiatura:
Je-gyun Yun

fotografia:
Young-Ho Kim

scenografie:
In-Jun Hwang

montaggio:
Min-kyeong Shin

costumi:
Jong-won Kim

musiche:
Byung-woo Lee

Haeundae | Recensione | Ondacinema

Haeundae

di Je-gyun Yun

drammatico, azione, Corea del Sud (2009)

di Mirko Salvini

Voto: 6.0

Con 11 milioni di spettatori attirati nelle sale, quest'incursione del cinema coreano nel disaster movie è stata molto positiva. Il budget di 15 milioni di dollari (non altissimo se paragonato alle produzioni hollywoodiane, ma ragguardevole per gli standard locali) ha permesso di imbastire una produzione credibile a livello spettacolare, che non ha mancato i suoi obiettivi (almeno per quanto riguarda la guerra degli incassi). Del resto già nel 2007 "D-war" aveva attirato flotte di spettatori con i suoi draghi all'assalto dei grattacieli di Los Angeles, dimostrando che anche dalle parti di Seul si era capaci di lavorare decentemente con effetti speciali digitali, adesso il pubblico si è "divertito" vedendo "Haeundae" (distretto vicino Busan, nonché celeberrima località marittima) travolta da un gigantesco tsunami (ricreato dai tecnici dell'americana Polygon).

L'idea era di rivaleggiare coi film catastrofici prodotti a Hollywood, come "Independence Day" o il più recente "2012" (ma in una sequenza del prefinale vediamo una coppia che si riconcilia abbracciandosi un attimo prima di essere travolta dalle onde, citazione da "Deep Impact" di Mimi Leder), mentre sogno del regista e sceneggiatura Je-gyun Yun (finora famoso soprattutto per commedie dai grandi incassi ma non troppo note oltre i confini nazionali come "My Boss, My Hero" o "Sex is Zero") probabilmente quello di essere paragonato a nomi come Roland Emmerich o Michael Bay. Altro film con cui deve avere tentato di fare i conti è "The Host" di Bong Joon-ho, film di mostri del 2006 e attuale detentore del record d'incassi del cinema coreano. Pur se notevolmente più schematico e meno approfondito del suo acclamato collega, Je-gyun Yun riprende da lui l'idea di mettere al centro della storia personaggi non eroici o bigger than life, ma persone normalissime precipitate in eventi decisamente più grandi di loro. In "The Host" una famiglia scalcinata protagonista gestiva uno snack bar sul mare e doveva lottare per salvare l'amatissima bambina dalle grinfie di un mostro, frutto di chissà quale esperimento scientifico; qui un nucleo molto simile (identico persino il lavoro nel campo della ristorazione!) deve cercare di cavarsela di fronte alla furia di una natura sempre più incontrollabile. In entrambi i film il protagonista è ben diverso da quelli che avremmo visto in un film occidentale: padre "single", imbranato, timido, non particolarmente attraente...qui ha un figlio piccolo, una madre vedova che svolge la funzione di vero capofamiglia (un'inversione rispetto al film di Bong dove avevamo una bambina e un nonno ma non sostanziale), un fratello più giovane impegnato in una squadra di salvataggio (altro film che non è passato inosservato è "The Perfect Storm" di Wolfgang Petersen, richiamato anche in un flashback iniziale piuttosto importante).

Ad interpretare il ruolo simile a quello che valse a Song Kang-ho diversi riconoscimenti, troviamo Sol Kyung-gu, attore feticcio del grande Lee Chang-dong, finalmente impegnato in un ruolo "normale". Manca rispetto all'originale il personaggio della zia interpretato da Bae Doona, idealmente sostituita dalla "potenziale" madre putativa che ha il volto di Ha Ji-won, star di "Phone" e attrice in grand'ascesa (quest'anno ha trionfato anche nel melò "Close to Heaven", vinto il prestigioso Blue Dragon Award e scatenato polemiche per la sua clamorosa mancata candidatura all'altrettanto importante Grand Bell Award, dovuta probabilmente ad un incauto meccanismo di "split vote" che ha fatto sì che due performance così popolari si siano escluse a vicenda). Inserendo una sottotrama che riguarda la sua fidanzata, il personaggio principale risulta ancora più simpatico, poiché lo vediamo cercare di corteggiare con discrezione la ragazza, aiutarla di nascosto (è sola al mondo e sbanca il lunario gestendo anche lei un piccolo locale di ristorazione male in arnese), cercare di venire a capo coi suoi rimorsi (si ritiene, infatti, responsabile della morte del di lei genitore, che ha dato la vita nel cercare di salvarlo anni prima su un peschereccio imbattutosi in una tempesta). Le schermaglie fra i due sono, in effetti, la parte più simpatica del film, che però, obbedendo alle regole del sottogenere deve rispettare anche una certa natura corale della trama; quindi a rimpolpare la storia sono chiamati anche il bravissimo Park Joong-hoon (protagonisti di vari fiori all'occhiello della recente produzione coreana, quali "Nowhere to Hide" o "Rockstar") purtroppo impegnato nel solito ingrato ruolo dello scienziato che cerca inutilmente di dare l'allarme e viene ignorato da tutti (pure dall'ex moglie Uhn Jung-hwa che nel frattempo si è rifatta una vita) e vari altri attori che devono dare volto a personaggi di non grandissima riuscita (una viziatissima ragazza di città, giovinastri figli di papà, madri angosciate, politici e imprenditori materialisti, un direttore in crisi di coscienza e l'immancabile amico/spalla comica del protagonista). Le vite di tutti loro saranno sconvolte, in maniera determinante, dal cataclisma che si abbatterà sulla località sinonimo di svaghi e piacere; anche se alcuni riusciranno a mettersi in salvo (non sto a dire chi per non guastare il piacere della visione, anche se bisogna ammettere che nello scegliere il destino dei propri personaggi il film non esce molto dalle convenzioni ormai fissate dai campioni a stelle e strisce) e c'è un'apertura all'ottimismo le ultime sequenze sono dedicate all'elaborazione collettiva del lutto.

Non stupisce che con le paure legate al surriscaldamento globale e agli sconvolgimenti climatici, lo tsunami sia parso un espediente plausibile per un film catastrofico (in Asia il ricordo dell'onda anomala che ha colpito le coste del Pacifico nel 2004 è ancora vivo) e nonostante le sequenze che descrivono l'inondamento della città siano il motivo d'attrazione del film ("Tidal Wave" o "Deadly Tsunami" sono anche i titoli con cui è stato distribuito sui mercati internazionali) e siano rese discretamente, occupano in realtà solo l'ultimo terzo del film; quindi il cuore della storia risiede piuttosto nel disegno dei personaggi e nelle loro storie (oltre che nelle interpretazioni degli attori). Bisogna dare atto al regista di avere saputo disegnare due figure principali simpatiche, alle quali è facile affezionarsi; sfortunatamente però questo non vale proprio per tutti i comprimari né per tutti i contesti in cui i personaggi sono inseriti (in piena tragedia ad esempio vediamo un uomo impegnato a schivare oggetti ingombranti che piovono dal cielo in un improbabile balletto che nelle intenzioni dovrebbe essere una sequenza comica); inoltre se sono ammirevoli gli sforzi di creare situazioni coinvolgenti, sarebbe stato meglio se Haeundae avesse posseduto anche qualche intenzione di critica sociale, magari imitando nuovamente il modello "The Host", che conteneva una denuncia neanche troppo velata non solo nei confronti dell'inquinamento ambientale ma anche verso la società e la cultura occidentali (americane in primis), sempre pronte ad imporsi in Asia senza rispetto né per i luoghi né per le persone.

Come già detto, Je-gyun Yun ha tentato di affermarsi in un campo finora non molto frequentato dai registi coreani e, stando alle notizie che lo riguardano, anche prossimamente continuerà a lavorare con budget impegnativi (si vocifera di un film fantascientifico con attori hollywoodiani); non potendo fare paragoni con le sue opere comiche (background in ogni caso riconoscibile in diverse sequenze leggere che fuse ad alcune situazioni più squisitamente melodrammatiche realizzano la formula decisamente popolare alla base del film, probabilmente responsabile dello straordinario successo di pubblico ancor più degli effetti speciali), si nota comunque in alcune occasioni la sua capacità nel raggiungere l'effetto anche con brevi scene o singole inquadrature (gli animali che fuggono all'impazzata dal mare sono più inquietanti degli effetti sonori, un paio di scarpe che galleggiano in acqua più commoventi di tutte le scene di pianto). Sarebbe auspicabile che in futuro riuscisse ad utilizzare questo talento con meno parsimonia e in maniera più funzionale alla storia.