CAST & CREDITS

cast:
Alexandra Pirici, Erica Fontana, Antonella Attili, Alfio Sorbello, Manrico Gammarota, Lia Bugnar, Andra Bolea, Marcello Mazzarella

regia:
Massimo Coppola

distribuzione:
Bim

durata:
95'

produzione:
Nicola Giuliano; Francesca Cima

sceneggiatura:
Massimo Coppola

fotografia:
Daria D'Antonio

scenografie:
Paolo Bonfini

montaggio:
Cristiano Travaglioli

costumi:
Roberta Nicodemo

musiche:
Joy Division

Hai paura del buio | Recensione | Ondacinema

Hai paura del buio

di Massimo Coppola

drammatico, Italia (2010)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 4.5
Eva, operaia ventenne di Bucarest, non ottiene il rinnovo del contratto dall'industria in cui lavorava, vende tutto quello che possiede e si dirige in Italia. Di notte raggiunge la stazione ferroviaria di Melfi e trova rifugio in una vecchia auto, parcheggiata lì vicino. Viene qui sorpresa da Anna, la giovane proprietaria del mezzo, che lavora presso la Fiat di San Nicola di Melfi e che decide di ospitarla per pochi giorni a casa sua. Eva, in cambio di vitto e alloggio, si mette a disposizione per le faccende casalinghe e, in questo frangente di tempo, trova anche l'amore. Le strade delle due ragazze, però, sono destinate a separarsi.

"Hai paura del buio" è il primo lungometraggio di Massimo Coppola, documentarista televisivo nonché creatore del popolare programma "Avere ventanni" su Mtv, ed è, malauguratamente, un lavoro pieno di difetti.
In primis, la sceneggiatura presenta le carenze più macroscopiche: vorrebbe essere essenziale nel suo evolversi incostante, ma le sue continue elisioni la rendono zoppicante e dai facili fraintendimenti, oltre ad impedire l'instaurazione di un legame anche minimo tra spettatore e personaggi. Lo script, a tratti, diventa anche involontariamente volgare (si pensi alla scena dell'amplesso che segue immediatamente l'incontro tra Eva e il giovane operaio) se non inutilmente provocatorio (il dialogo tra Eva e la madre che, al posto di fornire un punto di vista diverso nell'affrontare il dramma dell'immigrazione, scade in sgradevoli sofismi che invertono la realtà dei fatti). Per non parlare dei cardini fondamentali dell'intreccio, come l'estrema facilità con cui Eva viene accolta dai genitori di Anna o l'uso della macchina a lei concesso senza esitazioni, che non possono non risultare frettolosamente ingenui, se non ridicoli, soprattutto in un'opera che vorrebbe essere un rigido esemplare di cinèma vèritè.

Lo stile visivo, poi, trasuda presunzione e il regista, nel tentativo di conferire alle sequenze un taglio autoriale, eccede un po' in tutto. Usa la macchina a mano e fa il verso a Godard o al nuovo cinema sociale asiatico, ma non possiede né la padronanza tecnica del maestro francese né quell'indispensabile vigore eversivo e ribelle. Quando poi a questo si aggiungono un uso ingiustificato e ripetuto del dettaglio e un'assurda irregolarità nella messa a fuoco, il risultato, al posto di essere personale, scade semplicemente in una sciatta goffaggine.

Altra scelta da ascrivere sicuramente alle smisurate ambizioni artistiche della pellicola è l'uso dei brani dei Joy Division. Il commento musicale, oltre ad essere sempre intradiegetico (ovvero inserito dall'interno della scena), è sporadico, brevissimo e non garantisce nessuna aderenza alle atmosfere e alle prerogative degli spazi inscenati. Resta un elemento a sé stante, come tutte le altre scelte stilistiche del regista.
Unica nota positiva è un lungo e virtuosistico piano sequenza che risolve il rapporto tra madre e figlia in modo visivamente convincente, ma che rimane, come sopra s'è detto, drammaticamente scadente.

Insomma, "Hai paura del buio" è un'opera prima acerba, altezzosa, anche irritante perchè, mossa dal desiderio di sfuggire alla retorica, non trova nessun punto di riferimento stabile e si accartoccia inevitabilmente nella sua finta ricercatezza.