CAST & CREDITS

cast:
Mihara Maiko, Tanaka Sachie, Kawamura Rira, Kikuchi Hazuki

regia:
Hamaguchi Ryusuke

durata:
317'

produzione:
Fictive LLC, Neopa INC, Kobe Workshop Cinema Project LLP

sceneggiatura:
Hamaguchi Ryusuke, Nohara Tadashi, Takahashi Tomoyuki

fotografia:
Kitagawa Yoshio

musiche:
Abe Umitaro

Happy Hour | Recensione | Ondacinema

Happy Hour

di Hamaguchi Ryusuke

drammatico, Giappone (2015)

di Antonio Pettierre

Voto: 9.0

Nel prologo di "Happy Hour" ci vengono presentate quattro amiche, tutte donne che hanno meno di quarant'anni, protagoniste della storia, mentre vanno a fare un pic nic sulle colline di Kobe. Da una giornata soleggiata, le quattro si ritrovano a mangiare sotto un gazebo mentre piove e la nebbia rende invisibile la città. 

Il centro di gravità variabile: il difficile equilibrio della vita
Fin dall'incipit il regista Hamaguchi Ryusuke dichiara quello che lo spettatore dovrà attendersi dalla visione della sua opera: la messa in scena delle relazioni delle quattro amiche, il loro sviluppo emotivo tra di loro e le persone che le circondano (mariti, figli, amici, amiche, conoscenti, figli). Un sicuro cambiamento, preannunciato da quello meteorologico, tema principale che si svolgerà lungo tutta il proseguo della diegesi. Quello di Hamaguchi è un mondo solo alla superficie ordinato e tranquillo, mentre sottotraccia si muovono correnti di sentimenti contrastanti e contrapposti come i corsi di acqua delle terme di Arima, dove le quattro amiche andranno in gita una domenica di agosto e dove ci sarà uno snodo narrativo determinante per l'avanzare della storia e lo sviluppo dei personaggi.
Prima però il regista giapponese ci tratteggia in breve sequenze i quattro personaggi: abbiamo Fumi (Mihara Maiko) sposata con un editore e che gestisce uno "spazio d'arte" dove organizza workshop; Akari (Tanaka Sachie), divorziata con un figlio, in buoni rapporti con il marito, infermiera decisa e irruenta; Jun (Kawamura Rira) donna volitiva e sicura di sé, di cui si scoprirà che ha in corso una causa di divorzio con il marito, biologo genetista; infine Sakurako (Kikuchi Azuki), moglie fedele con un marito completamene dedito al lavoro, un figlio adolescente e la suocera a carico.
Le quattro si ritrovano in un workshop organizzato da Fumi nel suo spazio d'arte. Un seminario tenuto da un ragazzo che insegna tecniche di ascolto. La messa in scena del seminario sarà un momento topico della primo terzo del film dove il soggetto è la capacità di essere in equilibrio con se stessi, con gli altri, con il mondo che ci circonda: toccarsi, cercare di pensare lo stesso oggetto o azione, con il contatto della fronte dell'altro, ascoltare un punto al di sotto dell'ombelico, sono esercizi che permetto di sviluppare i nostri sensi. Programmaticamente il regista ci mostra l'incapacità da un lato di ascoltare ed esprimere le proprie emozioni da parte delle protagoniste (che ovviamente sono rappresentative di una certo modo di essere) e dall'altro, con la pratica, la scoperta di queste emozioni, la frattura di diaframmi e lo scioglimento di nodi che porteranno le quattro donne a fare i conti con se stesse e con la propria vita. Nella sequenza successiva, in un lungo incontro tra alcuni componenti del seminario e l'insegnante, intorno a un tavolo, abbiamo il primo vero salto narrativo con la rivelazione di Jun della sua causa di divorzio. Akari e Fumi si sentono tradite, scoprendolo come gli altri in quel momento e oltretutto venendo a sapere che Jun si era confidata con Sakurako, mentre stavano venendo al seminario. E qui che vengono fuori le personalità complesse delle quattro donne ed è qui che ci è mostrato un tempo preciso del loro stato d'animo: Akari e Jun improvvisamente hanno più problemi, vivono una crisi emotiva, hanno perduto il loro centro di gravità esistenziale, con la prima preoccupata del lavoro, che non vuole avere relazioni dopo il divorzio, e la seconda in causa con il marito (che il divorzio non glielo vuole concedere perché l'ama e pur avendolo tradito decide di perdonarla); mentre Fumi appare la più equilibrata e soddisfatta, con un lavoro che ama e un marito che si mostra come un compagno alla pari (l'aspetta in auto all'uscita dall'ufficio, le prepara la cena a casa, l'accompagna con le amiche alle terme di Arima), già in Sakurako si mostrano i primi segni di d'incertezza dei suoi doveri coniugali (devota moglie che accudisce la casa e il figlio) dopo l'incontro di un ragazzo che le fa delle avances (e di cui scopriremo la storia personale anche lui di marito tradito).

Il lento scorrere delle emozioni
Una caratteristica di "Happy Hour" è la capacità, come in poche opere ci è capitato di vedere (su tutti i film di Ozu, la cui lezione il giovane regista giapponese ha ben presente), di raccontare i sommovimenti e le vicende di persone comuni nel lento scorrere della quotidianità. Certo nel suo film Hamaguchi usa dei momenti topici ed esplicativi dei vari cambiamenti in atto nelle vicende dei personaggi, e lo fa sempre con un'estrema eleganza formale e diluendo l'emozione, ritardandone sempre la messa in scena. Del resto, in un'altra sequenza molto lunga, quella del processo per il divorzio di Jun dal marito, oltre ad assistere all'evento in sé, di cui è protagonista Jun messa in primo piano, le sue tre amiche sono nell'aula alle sue spalle, disposte in modo geometrico e ben visibili allo spettatore con una chiara profondità di campo, per poi alla fine spostare l'inquadratura posizionando Jun lateralmente, sempre in primo piano ma non più centrale, dove le tre donne pur restando dietro occupano gran parte dell'inquadratura. Come ad anticipare che la confessione dolorosa della propria condizione è anche quella delle altre donne, solo che Jun ha iniziato a compiere delle scelte prima delle sue amiche. La sua uscita di scena dopo il weekend alle terme di Arima darà il via a tutta una serie di cambiamenti emotivi delle altre. Jun la rivedremo in una successiva breve sequenza, incinta del figlio che ha sempre voluto, mentre incontra il figlio adolescente di Sakurako, quando si sta imbarcando su una nave per fuggire lontano da tutti. Qui Hamaguchi compie un duplice collegamento di sguardo e tematico di estrema raffinatezza formale (uno dei tanti esempi di cui è costellata quest'opera). Il figlio di Sakurako ha a sua volta messo incinta la sua fidanzatina e tocca prima il ventre di Jun e poi posa l'orecchio per ascoltare il bambino: una chiara unione tra la maternità in essere di Jun, quella potenziale del ragazzo e il figlio stesso di Sakurako, che compie lo stesso gesto della madre nel seminario. Il ventre diventa di nuovo simbolo di un centro emotivo ritrovato da parte di Jun. Poi abbiamo un poetico raccordo tra il suono della nave, dove si è imbarcata Jun che saluta il ragazzo, con uno stacco sul volto di Sakurako in primo piano, a casa sua, mentre sta dormendo con la testa appoggiata sul tavolo. Il suono della nave continua e si raccorda con le lacrime che scendono sul volto di Sakurako: ancora un collegamento emotivo profondo tra le due amiche, un riprendere il tema del seminario quando Jun e Sakurako avevano fatto l'esercizio di passarsi un pensiero toccandosi la fronte; e infine un transfer tra Jun e Sakurako, dove quest'ultima perderà il suo equilibrio familiare, concedendosi un'avventura amorosa con il ragazzo tradito dalla moglie e conosciuto al seminario.

Tra tempo dilatato e spazio ristretto
Hamaguchi sceglie di costruire la sua opera lavorando su dilatazioni temporali di momenti topici della vicenda. In un film della durata di 317' mette in scena un complesso romanzo contemporaneo, composto da una rete di vicende con cause ed effetti collegate in modo consequenziali e geometrici. Abbiamo quindi la sequenza del seminario che dura 45' che è il tempo reale di una qualsiasi lezione, in una stretta correlazione tra realtà filmica e realtà vissuta; subito dopo 30' della cena dove si assistono alle prime confessioni con il giusto tempo del dialogo tra persone, soprattutto quando i temi sono scottanti o si devono dare spiegazioni di fatti ed eventi importanti della propria vita. Anche la sequenza del processo è lunga, ma soprattutto nella parte finale del film assistiamo a un'altra sequenza dove ancora una volta ci si deve prendere il tempo giusto e in un parallelismo situazionale, lo spettatore assiste al reading con dibattito di una giovane scrittrice pubblicata dal marito di Fumi. La giovane legge il suo racconto per intero e subito dopo si assiste al dialogo di alcuni personaggi in un pub, presenti Fumi, il marito e la scrittrice, dove si ripete una situazione similare alla prima parte, ma in questo caso è Fumi a dover scontrarsi con la gelosia nei confronti della giovane che è innamorata del marito. Hamaguchi utilizza un montaggio alternato, aumentando la tensione emotiva, mostrando Akari che arrivata al reading non entra, portata via dall'artista residente dello spazio d'arte di Fumi, colui che ha tenuto il seminario sull'equilibrio all'inizio del film. Vediamo Akari che si apre ai sentimenti e si lascia andare in una discoteca, aiutata in questo dal giovane che diventa così un'allegoria di "maestro di vita" che aiuta in qualche modo le quattro donne, un "sensei" figura tipica della cultura giapponese dove è più una guida spirituale. Alla dilatazione del tempo si configura un utilizzo di una grammatica cinematografica basilare fatta di primi piani o di totali, dove la macchina da presa è coscientemente posizionata in modo da far risaltare sempre i personaggi in modo frontale (a volte anche con salti di campo, ma del tutto funzionali all'estetica filmica) con una composizione geometrica dell'inquadratura che trasmette un senso materico dello spazio (una conferma della lezione di Ozu). Questo permette all'autore giapponese di equilibrare la forma con il contenuto: lo spazio ristretto contiene la dilatazione temporale e il loro equilibrio permette l'espandersi naturale della azioni narrative. Restando solo sulle quattro protagoniste (ma è possibile compiere lo stesso esperimento anche sul resto dei personaggi) possiamo riassumere il loro cambiamento di stato. Così partiamo con Fumi che passa da uno stato di equilibrio iniziale, con un lavoro che ama e un marito amorevole, a uno stato di disequilibrio finale, lo spazio d'arte non riesce a decollare, si sente tradita dal marito, chiede il divorzio; Akari passa dal disequilibrio del suo stato di donna divorziata, dura per la sua professione di infermiera, che rinuncia ai sentimenti, a uno di equilibrio dopo avere preso coscienza di voler provare ancora dei sentimenti per gli altri; Jun dal disequilibrio del processo e dello scontro perso con il marito, alla fuga verso un altrove felice insieme a un figlio sempre desiderato; Sakurako da moglie e madre a scoprirsi infelice per il figlio irresponsabile, un marito che pensa solo al lavoro e lei che si rifugia nelle braccia di un amante occasionale per attenuare le frustrazioni. Oltretutto, questo cambiamento di stato che il film racconta è poi messo in scena in modo binario se pensiamo che Jun e Sakusaro sono amiche dai tempi del college e formano una coppia precedente all'altra composta da Fumi e Akari e il cambiamento emotivo dei personaggi avviene in una perfetta sintonia narrativa e di parallelismo contenutistico.
"Happy Hour" di Hamaguchi Ryusuke è un'opera complessa, articolata, ricca, che richiede partecipazione allo spettatore e la sua lunga durata non spaventa. Come nel seminario del film, l'autore trasmette pensieri e immagini a chi vede, utilizzando il perfetto equilibrio tra immagine e parola, una comunione di sentimenti tra personaggi e il suo autore, una rappresentazione della realtà fenomenica instancabile tra creatore dell'opera e i suoi fruitori. In due parole: un capolavoro.