CAST & CREDITS

cast:
Isabelle Huppert, Olivier Gourmet, Adélaïde Leroux

regia:
Ursula Meier

distribuzione:
Teodora film

durata:
95'

produzione:
Box Productions, Archipel 35, Need Productions

sceneggiatura:
Antoine Jaccoud, Olivier Lorelle, Ursula Meier, Gilles Taurand, Raphaëlle Valbrune, Alice Winocour

fotografia:
Agnès Godard

montaggio:
François Gédigier, Nelly Quettier, Susana Rossberg

musiche:
Etienne Curchod, Quentin Collette

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di Ursula Meier

drammatico, Svizzera / Francia / Belgio (2008)

di Claudio Zito

Voto: 6.0
Conclusi i lavori per l'autostrada E57, giunto il giorno dell'inaugurazione, grottescamente narrato da una cronaca radiofonica, la vita di padre (Olivier Gourmet), madre (Isabelle Huppert), due ragazze e un maschietto, che da dieci anni vivono in un villino adiacente agli interminabili lavori, si complica enormemente. Un soggetto semplice che lascia molte zone d'ombra (perché non hanno mai preso la decisione di traslocare? Le poche ragioni addotte appaiono ambigue, glissanti, superficiali), è lo spunto per l'interessante debutto di Ursula Meier, che col suo stile già sgrezzato, costituito dagli azzeccati controtempi di un montaggio nervoso, che coniuga una discontinuità spaziale con la continuità temporale delle musiche diegetiche e apre squarci visivi non indifferenti, riesce a far immergere lo spettatore nel frastuono provocato da auto e camion, nuovi inquilini di un'area che i personaggi sentono come propria (l'autrice, francofona, opta per un titolo inglese, poiché "home" rimanda alla sfera dell'intimità, accezione assente in "maison") e rifiutano di abbandonare. In mano ad Amir Naderi, un film simile poteva diventare un capolavoro, ma anche la regista esordiente se la cava con dignità.

Peccato che l'idea portante dello script sia una ed una sola e che i ben sei sceneggiatori coinvolti si impegnino in un affannato tentativo di stiracchiare il film per oltre un'ora e mezza, senza pervenire a soluzioni convincenti. Così, mentre la figlia maggiore, che passava tutto il giorno a prendere il sole davanti ai passanti che sgranavano gli occhi, di colpo sparisce, le svolte più prevedibili dell'intreccio si materializzano: le tensioni in famiglia esplodono, fomentate dal caldo asfissiante, dal montante senso di claustrofobia (specie in seguito alla decisione di murare le finestre dell'abitazione), dall'insonnia; la sorella minore, che già aveva la fissazione di raccogliere dati statistici sul numero di auto circolanti e sciorinare tutte le possibili malattie provocate dall'inquinamento, diviene sempre più paranoica; persino al padre, inguaribilmente solare e ottimista, cominciano a saltare i nervi; lo stress della moglie, infine, raggiunge vette parossistiche. Il tutto, proprio nei momenti della nottata in cui i rumori assordanti sembrano cessare, soppiantati dal canto dei grilli.

Si tratta comunque di un'opera che, per il tema della contrapposizione tra modernizzazione incombente e strenua sopravvivenza delle comunità indigene, sarebbe stata perfettamente al passo coi tempi già trent'anni fa; ma anche oggi che tali questioni appaiono lungi dall'essere risolte, ha qualcosa da raccontare, pur non essendo vincolata alla stretta attualità. Le copie distribuite in Italia sono poche, ma c'è da scommettere che gli abitanti della Val di Susa le darebbero volentieri un'occhiata.