CAST & CREDITS

cast:
Vera Jordanova, Heather Matarazzo, Roger Bart, Bijou Phillips, Edwige Fenech

regia:
Eli Roth

distribuzione:
Columbia Tristar Film

durata:
93'

produzione:
Mark Bakunas, Chris Briggs, Leifur B. Dagfinnsson

sceneggiatura:
Eli Roth

fotografia:
Milan Chadima

Hostel: Part 2 | Recensione | Ondacinema

Hostel: Part 2

di Eli Roth

orrore, Repubblica Ceca (2007)

di Anna Maria Pelella

Voto: 5.0

Tre studentesse americane si trovano a trascorrere un fine settimana al seguito di una modella conosciuta nella scuola d'arte che frequentano, a Roma. Il fine settimana è in Slovacchia e l'albergo è l'ostello più famoso del centro Europa, da quando Eli Roth, regista di indubbio talento, ci ha aperto le porte della fabbrica abbandonata che funge da mattatoio per ricchi...

Cominceremo col parlare delle cose che non si possono non dire di questo film. In primo luogo, come nel primo "Hostel", la regia è perfetta. Eli Roth sa come tenere la macchina da presa e di sicuro l'uso delle luci e quello degli attori indicano una capacità tecnica non usuale. Gli attori sembrano adatti, tutti perfettamente nel ruolo, e caratterizzati con cura. E' appunto la cura nella confezione di questo ennesimo prodotto della factory di Tarantino a essere evidente in ogni frangente. Le scene più ricche, grazie al successo del primo film della serie, sfiorano la volgarità, ma non è importante, ciò che conta è che visivamente il film regge, eccome.

Quello in cui però Roth è meno efficace è la costruzione del plot, infarcito fino alla noia di stereotipi, dal treno pieno di italiani canterini e volgarotti, fino alla manierata ingenuità delle americane di provincia che si sentono sempre a casa e benvolute, cosa assai comune tra le convinzioni del loro paese. Ancora poi abbiamo gli infidi sloveni, che da bambini hanno visto la guerra e non si spaventano di nulla, fino alla avvenente e traditrice modella, personaggi che appaiono dello spessore di una sottiletta. Vogliamo poi parlare dei clienti? Ricconi viziati, circondati da prostitute, che fanno un'asta, manco fossero su e-bay, per decidere chi sarà il fortunato macellaio. E giù di stereotipo in stereotipo, fino alla sanguinaria opulenta, affetta da anacronismo, che si fa il bagno nel sangue della più sfigata del gruppo, racchia e sicuramente vergine. C'è poi la trasformazione finale di una delle vittime, su cui tacciamo per pudore, talmente è stupido il sottotesto suggerito. O ancora la storia della presunta critica alla società americana e a Bush, che manco a cercarla col lanternino si riesce a vedere, mica basta dichiarare un intento perché esso poi si materializzi di colpo motivando un'asserzione messa là a mo' di slogan.

I camei di Deodato, che per non sbagliare fa il cannibale, di Edvige Fenech, bella e sprecata, e di Luc Merenda, detective italiano da incubo, sono solo la pallida eco di quelli di "Grindhouse" e neanche la citazione di "Pulp Fiction" salva il tutto dall'ovvietà.

Insomma, la domanda che sorge spontanea è come è possibile che il talento di Roth cresca inversamente al budget a sua disposizione? Non sembra neanche più lui il brillante regista che anni fa si fece notare con un filmetto dalle suggestioni lynchiane, "Cabin Fever", ai cui fasti sembra ormai lontano anni luce. Tutto sommato questa ci pare un'occasione sprecata, per un regista sicuramente in grado di fare di meglio, se solo si affidasse a uno sceneggiatore degno di tale nome.