CAST & CREDITS

cast:
Jennifer Lawrence, Mahershala Ali, Elizabeth Banks, Sam Claflin, Willow Shields, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Donald Sutherland, Woody Harrelson, Liam Hemsworth, Josh Hutcherson, Stanley Tucci

regia:
Francis Lawrence

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
123'

sceneggiatura:
Peter Craig, Danny Strong

fotografia:
Jo Willems

scenografie:
Philip Messina

montaggio:
Alan Edward Bell, Mark Yoshikawa

costumi:
Kurt and Bart

musiche:
James Newton Howard

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1 | Recensione | Ondacinema

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1

di Francis Lawrence

fantascienza, drammatico, Usa (2014)

di Alex Poltronieri

Voto: 6.0
Dalla gigantesca arena dei pericolosi Hunger Games, la lotta per la libertà di Katniss e della fazione ribelle della popolazione di Panem, si sposta nei claustrofobici meandri del Distretto 13, sottoterra, nell'oscurità. Qui, Katniss e i pochi sopravvissuti alla precedente edizione dei giochi, si lecca le ferite, conosce le menti dietro la silenziosa ribellione (Plutarc-Philip Seymour Hoffman, doppiogiochista a fin di bene, e il presidente Coin-Julianne Moore, risoluta e pronta a qualsiasi cosa pur di far propendere le sorti della battaglia dalla sua parte), piange gli amici scomparsi, si prepara al contrattacco.

La prima parte del capitolo finale della trilogia ispirata ai celebri romanzi di Suzanne Collins è separata in due episodi com'è consuetudine oggi, senza nessuna vera motivazione narrativa, ma solo con scopi lucrativi che non potranno che sortire effetti positivi viste altre operazioni simili degli ultimi anni ("Twilight", "Hobbit", "Harry Potter" ecc.). Ma, proprio per questo, involontariamente o meno, ne risulta il film più "sospeso", cupo e adulto della saga, avvolto dall'oscurità e fortemente anti spettacolare. Francis Lawrence conferma mano solida dietro la macchina da presa, mentre cambia ancora una volta il team di sceneggiatori: stavolta tocca a Peter Craig ("The Town") e Danny Strong ("The Butler", ma soprattutto il film tv HBO "Game Change" sulla campagna presidenziale di John McCain nel 2008), che dirottano il film su coordinate più teoriche e politiche rispetto ai precedenti episodi.

La giovane Katniss da eroico simbolo della speranza del popolo oppresso da Capitol City, diventa essa stessa pedina di un gioco più grande di lei, sospesa tra due fazioni disposte a tutto pur di ottenere i risultati prefissati. Ne "Il canto della rivolta", in attesa della seconda parte in cui molto probabilmente la battaglia tra Panem e Capitol si farà "fisica" e più rocambolesca, lo scontro è tutto di facciata, di propaganda. Katniss scopre così che i "buoni" si servono esattamente degli stessi strumenti mediatici dei malvagi di Capitol City per attendere i loro scopi. Se il perfido Presidente Snow (Donald Sutherland) sfrutta in televisione il tormento del povero Peeta per sopire il tumulto della ribellione, Katniss deve scegliere di ergersi definitivamente a simbolo della lotta contro il Potere, diventando finalmente la "ghiandaia imitatrice" che ha riportato il coraggio nel cuore degli oppressi dei tredici distretti. La battaglia avviene davanti ai green screen e agli effettivi visivi di studi di registrazione, a suon di slogan e proclami scritti da ambigui portaborse: la rivoluzione come un'astuta e studiatissima operazione di marketing.

Katniss, ancora più che nei film precedenti, è prigioniera suo malgrado di un sistema in cui sussistono regole ben precise, e dove a venir sacrificati per primi sono gli affetti. Più che un eroina, in questo film Katniss è una vittima, una pedina nello scacchiere della ribellione, in cui gli giovani spettatori faticheranno a trovare un modello di riferimento. L'iconografia è ancora più cupa e realistica rispetto agli episodi passati, e richiama apertamente alcune tremende pagine della nostra Storia: la distesa dei cadaveri carbonizzati degli abitanti del distretto 12 riporta alla mente il Vietnam, mentre la sequenza del bombardamento della base dei ribelli, vissuta dal punto di vista dei civili intrappolati nel rifugio sotterraneo, pare uscita da un documentario sulla seconda guerra mondiale. Chiaramente tutto ciò si traduce nell'episodio della saga più statico, dialogato, di "passaggio", che tuttavia, pur restando confinato nei limiti di un prodotto di "consumo", mostra una maturità insperata dopo la visione del primo -pessimo- film della trilogia. Come sempre Jennifer Lawrence, intensa e credibile, è la carta vincente dietro il successo del franchise, ma il cast di contorno di buon nome (tornano pure Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Jeffrey Wright e Stanley Tucci) fa il suo dovere.

Solita nota a margine per la "colonna sonora" di canzoni "ispirate" al film, questa volta curata dalla giovanissima popstar Lorde. Non che c'azzecchi molto con il tono generale della pellicola, ma la ragazzina ha imbastito una riuscita compilation di revival anni '80 che non sfigurerebbe in un film di Nicolas Winding Refn: synth e dream pop a pioggia, tra brani inediti di Chvrches, Charli XCX accompagnata da Simon Le Bon dei Duran Duran (!), Grace Jones (!), i Chemical Brothers, Bat For Lashes, Major Lazer, Kanye West e ovviamente la stessa Lorde. Come dicevamo le battaglie, anche quelle al botteghino, si combattono a colpi di marketing.