CAST & CREDITS

cast:
Maggie Gyllenhaal, Hugh Dancy, Jonathan Pryce, Felicity Jones, Rupert Everett, Ashley Jensen, Sheridan Smith

regia:
Tanya Wexler

distribuzione:
Bim Distribuzione, Sony Picture Classics

durata:
100'

produzione:
Informant Media, Forthcoming Productions, Beachfront Films

sceneggiatura:
Jonah Lisa Dyer, Stephen Dyer, Howard Gensler

fotografia:
Sean Bobbitt

scenografie:
Sophie Becher

montaggio:
Billy A. Campbell, Jon Gregory

costumi:
Nic Ede

musiche:
Christian Henson, Gast Waltzing

Hysteria | Recensione | Ondacinema

Hysteria

di Tanya Wexler

commedia sentimentale, Inghilterra/Francia/Germania/Lussemburgo (2011)

di Lorenzo Taddei

Voto: 5.0

Il dottor Robert Dalrymple (Jonathan Pryce) ha escogitato un trattamento infallibile contro l'isteria femminile. Per far fronte all'esercito di nobildonne che ogni giorno bussa al suo studio, assume come assistente il giovane Mortimer Granville (Hugh Dancy), il quale si dimostra fin da subito un'efficiente "manodopera". Ispirato dagli strampalati esperimenti dell'amico Lord Edmund St. John-Smith (Rupert Everett), il dottor Granville realizzerà un'intuizione destinata a cambiare la sua vita e le abitudini delle donne d'Inghilterra e - poi - di tutto il mondo.

Il film di Tanya Wexler - presentato in anteprima al Festival di Toronto nel settembre 2011 e in concorso al sesto Festival di Roma - è ambientato nell'Inghilterra di fine Ottocento. Anni in cui la scienza non considerava i germi come veicoli di infezione, ma sosteneva invece che l'isteria fosse un disturbo mentale e per giunta prettamente femminile. Ecco perchè il dottor Dalrymple definisce "cura" - mi viene in mente la "cura Ludovico" in "Arancia meccanica", anche se quella cura obbligava ad allargare altro - la masturbazione e parossismo il suo lieto fine.

Ci sono tutte le premesse per aspettarsi una commedia brillante, che magari sulla falsariga de "Il discorso del re" prenda a pretesto un dettaglio storico, una vicenda "di secondo piano" rispetto alla Storia con la esse maiuscola - la balbuzie del futuro re come l'invenzione del vibratore - per descrivere un paese, un'epoca, metterne in risalto le contraddizioni, far emergere personalità trascurate dai manuali, stimolare un confronto coi nostri tempi.
Purtroppo invece tutte queste aspettative vengono disattese.

Eppure l'apertura del film è promettente: una carrellata di signore agghindate, che si avvicendano nello studio di Dalrymple (secondo le stime del tempo, più o meno la metà delle donne inglesi soffriva di isteria) e a seguire la presentazione del giovane Mortimer Granville, una sorta di medico precario di fine ottocento, che paga con una serie di licenziamenti la sua strenua fede nel giuramento ad Ippocrate.
Ma subito dopo il film comincia a impantanarsi, diventa noioso e prevedibile, mostrandosi per quel che è: niente più che una commedia sentimentale, trita e ritrita, solo a tratti appena godibile. Né provocatoria, né irriverente. L'invenzione del vibratore è uno specchio per allodole, utile ad attirare in sala sia femministe convinte che maschietti curiosi, pronti a darsi di gomito e a lasciarsi scappare un "Uh!" di peccaminosa intesa.
Non a caso il film è promosso su siti specializzati nella vendita di "sex toys".

Il contesto storico non viene approfondito, la sceneggiatura è poco incisiva, banale e senza struttura, tanto da rendere scialbe anche le performance degli attori. I personaggi sono delle macchiette senza spessore, non adeguatamente sviluppati, di cui si sa poco o nulla e poco e nulla ci è dato scoprire.
Illuminante, ahimè, sulle reali intenzioni della regista, è l'entrata in scena delle sorelle Dalrymple: l'una Emily (Felicity Jones), che rinuncia a se stessa per compiacere il padre, l'altra Charlotte (Maggie Gyllenhaal), ribelle e decisa ad ogni costo a realizzare i propri sogni. Emily viene promessa sposa a Granville...ma di chi mai Granville finirà per innamorarsi?

Il personaggio di Charlotte, forse il più solido, risulta ugualmente poco definito e privo di forza. Non si spiega come possa battersi e inveire contro le provocazioni maschiliste del padre, per poi sciogliersi ai piedi del giovane dottore, fino a un attimo prima anelante la mano della sorella. 
Altrettanto poco credibile la scenografia del ricovero per i poveri (che Charlotte sogna di ingrandire), talmente fasulla da far rimpiangere i bassifondi di Doricourt, poi ripuliti dal conte grazie all'intercessione del piccolo Lord Fauntleroy.

La possibilità di reinterpretare un momento storico così potenzialmente fertile di spunti è stata dunque vanificata dalla priorità di confezionare un film ammiccante, che accontenti tutti, col rischio calcolato ma secondario di non entusiasmare nessuno.
Anche i germi - vittime all'epoca di una distorta valutazione scientifica, al pari dell'isteria - sono soltanto funzionali alla patetica infatuazione fra Granville e Charlotte, eccitati di credere entrambi nell'importanza di lavarsi le mani.

Un plauso a Sheridan Smith, la maliziosa "Molly the Lolly" della locandina, ispiratrice del nome del primo modello di vibratore ("Jolly Molly") e l'unica capace di far sorridere senza tanti sotterfugi. 

 

Per saperne di più: A ciascuno il suo (vibratore) - Speciale Hysteria