Ondacinema

4.0/10
Una sorta di Schindler araba irachena, dall'Italia dove ha studiato medicina e si è fidanzata con un connazionale curdo, torna al suo paese nel 1988 per salvare il suo amato dalla persecuzione di Saddam. Mossa da sensi di colpa stile Lady Macbeth, si sposta tra villaggi di etnie divese superando i posti di blocco con semplicità irrisoria, esce di prigione appena entrata, un attimo dopo è nel personale medico dell'esercito, incontra ovunque gente di sua conoscenza (arabi smaccatamente di regime, curdi iperconsapevoli di quanto sta loro accadendo), ottiene infine lo scopo prefisso con il proprio estremo sacrificio.

Un regista nato in Iran ma nefastamente formatosi in Europa dirige in maniera imbarazzante il plateale cast arabo buono per ogni coproduzione internazionale e gira con tecnica dilettantesca e stile al di sotto della media dei prodotti Rai Cinema (che ci mette lo zampino) facendo venire il mal di mare coi suoi movimenti di macchina. E mentre cede al poeticismo più facile (bambole di pezza schiacciate da autoveicoli militari, banali metafore intorno ai fiori) si allinea - ma non troppo - alla propaganda dell'imperialismo statunitense. Due ore di immeritata sofferenza per il povero spettatore.


Cast e credits

cast:
Mohammed Bakri, Mohamed Zouaoui, Ertem Eser, Morjana Alaoui


regia:
Fariborz Kamkari


distribuzione:
Medusa


durata:
118'


produzione:
RSI/SRG SSR, FILAS, Regione Lazio, RAI Cinema, Regione autonoma del Kurdistan


sceneggiatura:
Naseh Kamkari


fotografia:
Marco Carosi


scenografie:
Malakdjahan Khazai


montaggio:
Marco Spoletini


costumi:
Malakdjahan Khazai, Simona Marra


musiche:
Orchestra di Piazza Vittorio


Trama

Nel 1988 Najla, giovane irachena da tempo trasferita in Italia per studiare medicina, fa ritorno a Baghdad con il proposito di ritrovare Sherko, medico curdo rientrato in patria per aiutare le forze ribelli dei peshmerga. Fronteggiando sia il retaggio culturale della propria famiglia che l'insistente corteggiamento del generale Mokhtar, Najla decide di diventare guardia medica dell'esercito, così da contribuire tacitamente alla causa delle forze ribelli e poter raggiungere il proprio innamorato a Kirkuk, dove l'esercito iracheno sta rastrellando la popolazione curda.