CAST & CREDITS

cast:
Richard Gere, Claire Danes, Avril Lavigne, Ed Ackerman, Dwayne L. Barnes, Josh Berry, Frank Bond, Twink Caplan, Susan Conklin, Erik Davies, Victoria Gallegos

regia:
Wai-keung Lau

distribuzione:
01 Distribution

durata:
105'

sceneggiatura:
Hans Bauer, Craig Mitchell

fotografia:
Enrique Chediak

Identikit di un delitto | Recensione | Ondacinema

Identikit di un delitto

di Wai-keung Lau

azione/thriller, Usa (2007)

di Anna Maria Pelella

Voto: 6.0
L'agente governativo Erroll Babbage sta per lasciare il posto dopo molti anni di lavoro in cui si è occupato prevalentemente di casi di violenza sulle donne. Nel periodo di tempo in cui addestra la nuova recluta che prenderà il suo posto, si trova ad indagare sul rapimento di una ragazza. Ben presto Erroll scoprirà che il caso è collegato ad una sua vecchia conoscenza.

Gli agenti governativi, si sa, ne vedono di tutti i colori. E spesso questo li induce a pensionamenti dettati più che dall'età, dall'impossibilità di guardare ancora in faccia un sospetto di reato senza sentire il desiderio di sparare. Erroll non solo non fa eccezione, ma riesce persino, in alcuni momenti, a stimolare nello spettatore un'identificazione tale da rendere non soltanto comprensibile il suo scoramento, ma addirittura condivisibile la sua rabbia. La collega è giovane e questo le consente un entusiasmo e una purezza che il tempo le porterà via, ma che per adesso serve da freno agli eccessi di chi non riesce più a controllare le proprie reazioni di fronte al male. E' pur vero che molto dell'entusiasmo del principiante è dato dalla mancanza assoluta di esperienza, infatti alle prime vere rivelazioni di quello che comporta il lavoro di un agente governativo a proposito di una vittima di atti di violenza, la povera Allison ha qualche cedimento. I due procedono affiancati, e questo se da una parte frena la rabbia di lui, dall'altra aiuta Allison a resistere di fronte agli aspetti meno sopportabili del loro lavoro. Le vittime sono spesso donne, in alcuni casi ragazzine, e i colpevoli hanno una faccia e un nome, che a volte Erroll conosce, magari per aver contribuito alla loro cattura in passato.

Le scoperte che i due si troveranno a fare sono in parte già note all'esperto funzionario, che però non solo non ne può veramente più ma, all'ennesima conferma dei suoi sospetti, decide di passare all'azione. Così, tanto per mettere sull'avviso i criminali recidivi. E mentre i due indagano sulla sparizione di una ragazza giovanissima, i sospetti di Erroll si vanno consolidando, fino alla conferma finale, che lo vedrà coinvolto in un doloroso confronto con le sue speranze di impedire un male, che invece finisce per travolgere tutto quello che incontra.

"The Flock" è il primo film americano del regista della trilogia di "Infernal Affairs", a suo tempo riconosciuto come un ottimo esempio di cinema action nella più pura tradizione asiatica, e da cui Scorsese ha tratto il suo acclamato "The Departed".
Se è pur vero che nel successivo "Confession of Pain", Andrew Lau Wai-keung ha confermato un'abilità registica in realtà mai discussa, nel caso di questo primo film americano i toni entusiastici con cui il suo lavoro è stato sempre accolto, si smorzano decisamente. Non certo per mancanza di abilità, quanto per la sensazione di già visto che permea dall'inizio tutta la storia. Innanzitutto la tensione è di molto inferiore ai ritmi cui siamo abituati dalle serratissime scene d'azione dei suoi precedenti lavori. Poi le inquadrature del deserto e quelle degli interni mancano di una caratterizzazione che sarebbe lecito aspettarsi da un regista che ha senz'altro fatto di meglio. E le scene dei confronti non conservano quasi nulla dell'originalità che era alla base del suo lavoro in patria.

Detto questo va però sottolineata l'indiscussa abilità nella caratterizzazione dei personaggi e nel lavoro con gli attori. Uno stropicciato Richard Gere rende credibile più che mai il personaggio, sottolineando il difficile equilibrio che da sempre i protagonisti dei film di Lau si trovano a cavalcare. Tutti i comprimari sono nella parte in maniera impressionante, persino l'uso di Avril Lavigne, che prova da un po' a recitare, qua risulta convincente, e non certo per acquisite capacità recitative della cantante. Tutto sommato se si riesce a superare la delusione per l'evidente smorzamento dei toni e dell'originalità che era alla base dei lavori precedenti, si può certo godere di questo discreto thriller. Basta dimenticare che siamo di fronte allo stesso regista di una trilogia capolavoro talmente inarrivabile, che persino il grande Scorsese, nel remake che ne ha tratto, ha dovuto ricalcarne qualche scena.