CAST & CREDITS

cast:
Joe Pant, Bridget Moynahan, Greg Kinnear, James Caviezel

regia:
Simon Brand

durata:
98'

sceneggiatura:
Matthew Waynee

fotografia:
Steve Yedlin

Identità sospette | Recensione | Ondacinema

Identità sospette

di Simon Brand

drammatico, thriller, Usa (2006)

di Anna Maria Pelella

Voto: 5.0
La prima cosa che farebbe una persona colta da amnesia globale circa la propria identità sarebbe quella di frugarsi nel portafogli. Qua nessuno ci pensa minimamente. Per cui abbiamo l'intero svolgersi dell'azione, quasi tutta all'interno di un capannone abbandonato nel mezzo del deserto, minato da questa incongruenza di fondo, che neanche per un attimo lascia il pensiero dello spettatore. Non è un buon segno.
E' pur vero che ultimamente di gente che si sveglia in un posto in cui non ricorda di essersi addormentata ne abbiamo vista pure troppa. E che, come ormai sanno tutti quelli che vanno al cinema per vedere un thriller, è dura trovare un intreccio originale.

Però questo "Unknown", titolo originale assai più azzeccato dell'idiota rititolazione italiana, comincia piuttosto bene. Avvince non tanto per la mancanza di informazioni circa la realtà dei fatti antecedenti l'azione, quanto per la crescente paranoia che cattura tutti i protagonisti quasi da subito. I nostri cinque smemorati hanno piccoli flashback, alcuni troppo confusi per essere utili, altri leggermente parziali quindi assai pericolosi in fatto di attendibilità. E quello che li accomuna è la reale impossibilità di fidarsi persino dei propri pensieri.
L'azione si svolge in gran parte all'interno del capannone che ci si immagina da subito serrato come una cassaforte e quindi del tutto claustrofobico, nonostante le dimensioni. Le piccole puntate all'esterno ci raccontano una storia di rapimenti e riscatti, con tanto di inseguimenti della polizia e di mogli in ansia circa il destino dell'adorato marito.

A questo punto, visto che anche lo spettatore si è fatto prendere dall'aria paranoica che si respira all'interno, è facile che venga persino da dubitare su fatti dati per certi. Come ad esempio l'estraneità della moglie di uno dei rapiti ai fatti avvenuti. Ma forse mi sbaglio, chissà. Certo è che se uno sceglie di metter su il quartier generale di un rapimento in un dato posto, dovrebbe per lo meno assicurarsi che non ci siano pericoli all'interno. Niente che possa disturbare il buon andamento della trattativa, insomma. Ma forse siamo in mano a dei dilettanti.
E pure questo chissà se è vero o se siamo ancora nel regno della paranoia.

Il tutto regge per gran parte della prima ora. Ma poi qualcosa va storto e lo spettatore si comincia a chiedere dove saranno mai i documenti che ogni persona dovrebbe portare con sé. La patente, magari, o anche una carta di credito. Insomma, nessuno che abbia almeno provato a cercarsi il portafogli. E quando accadono cose del genere, è segno che l'intreccio è tirato un po' troppo per le lunghe. A niente valgono i circa dieci cambi di prospettiva. Lo spettatore si annoia, non perché non è interessato, ma proprio perché si comincia a sentire un po' preso in giro.
La storia si compie tra tutti i cambi di complicità possibili in una combinazione che coinvolge cinque persone, due delle quali immobilizzate. Uno morirà a un certo punto a causa di una ferita che nessuno si ricorda di avergli inflitto. Ma lo sbadiglio è dietro l'angolo. E quando la polizia arriva, noi stiamo già guardando l'orologio. Segno ancora più brutto del primo, per un film di soli 98 minuti.

La recitazione onesta ma un po' imbambolata del protagonista principale, un eroe che pensa di essere uno dei buoni, ma che poi cambia idea per un totale di tre volte, rende poco probabile un interesse che vada oltre il blando domandarsi come possa uno che non sa chi è riconoscere il nome della propria figlia prima del proprio. Le combinazioni si esauriscono e alla fine per tenere alta un'attenzione ormai estinta, abbiamo il famoso colpo di scena finale. Su cui tacerò per stimolare l'intuito dello spettatore. Chi indovina vince un Dvd a caso tra i film di Hitchcock. Così, tanto per scoprire il vero senso della parola "tensione".