Il giorno e la notte | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

4.0/10

"Il giorno e la notte" racconta le storie di più personaggi accomunati dal fatto di essere reclusi nelle proprie abitazioni, non a causa della pandemia ma per il rischio di un attacco terroristico chimico-batteriologico a Roma. Il lockdown viene quindi raccontato attraverso un approccio finzionale, utilizzando una cornice narrativa al cui interno viene descritta la quotidianità che tutti abbiamo vissuto durante la pandemia reale. Tale commistione di realtà e invenzione viene potenziata grazie all’uso di brani audiovisivi tratti da telegiornali realmente trasmessi (ad esempio, vediamo l’ex premier Conte mentre si pronuncia sulla necessità di rimanere a casa), mischiati a notiziari finzionali che parlano dell’attacco chimico-batteriologico.
Il lungometraggio racconta le vicende di nove personaggi, suddivisi in quattro coppie più una: Andrea (Francesco Acquaroli) e Beatrice (Barbara Esposito) coniugi di mezza età in crisi per la morte del figlio; Manfredi (Dario Aita) e Anna (Elena Gigliotti): entrambi attori, lui vede la sua carriera decollare e lei, che ha appena terminato di scrivere una sceneggiatura teatrale, si sente trascurata dagli impegni lavorativi sempre più pressanti del compagno; Luca (Mattero Martari), ricercatore universitario momentaneamente in un agriturismo veneto, e Ida (Isabella Ragonese), a Roma mentre scopre di essere incinta; infine, Marcella (Milena Mancini), che abbandona il marito Sergio (Giordano De Plano) e si rifugia nella falegnameria di Marco (Vinicio Marchioni), da sempre attratto da lei ma impossibilitato a cogliere questa occasione per via della grande amicizia che lo lega a Sergio. A ben vedere, i personaggi sono disposti a formare un quadrato relazionale, formato da due poli concettuali opposti, riguardanti la presenza-distanza e la conclusione delle storie sentimentali: vi sono, infatti, due relazioni che terminano (gli attori e la moglie che se ne è andata di casa), due che si ritrovano (i coniugi di mezza età, Luca e Ida) e una che nasce (Marcella e Marco); inoltre, il film si compone di due coppie a distanza (il ricercatore e la ragazza incinta, la moglie scappata di casa e il falegname), due in presenza (Andrea e Beatrice, Manfredi ed Elena) più una che si forma (Marcella e Marco). Al centro di tale quadrato relazionale, ergendosi come trait d’union, si pone il triangolo amoroso localizzato nella falegnameria, contenente tutti gli opposti rappresentati dalle altre relazioni amorose.
Di questi personaggi vengono raccontate soprattutto le difficoltà sentimentali, sfiorando anche marginalmente il bilancio esistenziale e di carriera, finendo con il realizzare dei Kammerspiel, ovvero delle introspezioni intimistiche sulle loro vite. Al contempo, questa scelta contenutistica permette al film di correlarsi con l’esperienza reale vissuta da milioni di persone durante il lockdown del 2020: le statistiche ufficiali, infatti, parlano di un forte aumento delle separazioni e, purtroppo, anche della violenza domestica in Italia (1). Tuttavia, come espresso poco sopra, il contenuto delle storie trattate riguarda principalmente il lato sentimentale: il lockdown si pone come elemento marginale e fuggente, che sfiora le vicissitudini relazionali di queste persone. Inoltre, con la parziale eccezione della coppia più anziana, reduce da una frattura profonda causata dalla dipartita del figlio che, tuttavia, viene appena accennato per giustificare la crisi matrimoniale, la vita privata di tutti i personaggi si riduce unicamente a problematiche sentimentali trascurando qualsiasi altro elemento, impedendo di fatto qualsiasi vero racconto della realtà nazionale.

Il film è stato realizzato durante il lockdown del 2020: i membri della troupe hanno operato a distanza senza mai essere presenti sul un set comune. Gli attori hanno svolto il lavoro di altre maestranze: hanno predisposto le scenografie, i costumi, il trucco, l’illuminazione e hanno effettuato le riprese. Da questo fatto derivano alcune caratteristiche della regia, in particolare la quasi totale assenza dei movimenti di macchina e la predominanza di inquadrature statiche, oltre ad alcune riprese in cui la telecamera sembra posizionata in modo eccessivamente vicino ai personaggi, provocando una distorsione degli angoli dell’immagine. Si veda, ad esempio, la scena in cui Anna si trucca allo specchio (appena successiva a quella in cui Ida fa il test di gravidanza); oppure il primo piano di Andrea dopo che ha rovesciato i mobili della camera per sfogare la rabbia. Non si capisce se ciò sia derivato da una scelta registica ben precisa o da una certa inevitabile mancanza di perizia formale derivata dall’assunzione di ruoli tecnici da parte di attori non eccessivamente esperti in materia. Allo stesso modo, anche alcuni stacchi e i conseguenti raccordi lasciano lo spettatore interdetto dall’eccesso formale, creato in particolare da alcune inquadrature poste da angoli fortemente inusuali e senza una motivazione logica o giustificata dalla narrazione. Si veda, a titolo di esempio, la scena in cui Marco chiede a Marcella di andarsene dalla falegnameria così da ricongiungersi al marito: la si filma andare alla porta, poi girarsi e tornare dall’uomo. Stacco: da qui inizia un piano sequenza in soggettiva che simula lo sguardo di lei mentre torna sui suoi passi (uno dei rarissimi momenti in cui si ha un movimento di macchina) fino a porsi di fronte a lui. Stacco: la macchina da presa inquadra entrambi dal soffitto (?) della camera in cui si trovano.

Uno degli aspetti maggiormente interessanti del lungometraggio è la riflessione riguardante l’importanza assunta dai media nella società attuale, evidente in particolare durante il lockdown. Il loro utilizzo pervasivo viene continuamente tematizzato, dato che le relazioni tra le singole persone e il resto del mondo devono per forza avvenire tramite questi strumenti e dispositivi mediali. Oltre alla televisione, che ci viene mostrata mentre trasmette le news dei telegiornali, sono soprattutto gli smartphone e i computer ad essere continuamente al centro delle comunicazioni dei personaggi. Anche i rapporti di coppia, vero centro del film, avvengono tramite questi dispositivi, che quindi non si limitano ad offrire un mezzo per mantenere gli individui in contatto nonostante la distanza e le vicende sociali contingenti, ma offrono anche una chiave di lettura molto importante per comprendere le dinamiche delle coppie che sorreggono la narrazione.  L’esempio migliore è fornito dai due attori: in una scena vediamo Anna che ruba il cellulare del fidanzato, per poi correre a chiudersi in bagno e rispondere alla chiamata da parte di un giornalista che voleva intervistare Manfredi. In tal modo viene sottolineata la "gelosia" da parte della donna per la carriera del compagno e la richiesta implicita di maggiori attenzioni da parte sua. Sempre relativamente a questa coppia, di particolare interesse è il fatto che la fine della loro relazione sia determinata dalla lettura da parte di Manfredi del copione realizzato da Anna: lui reagisce con grande rabbia, accusandola di aver creato un personaggio banale e meschino e riconoscendovi se stesso. Dunque, un medium tradizionale, la parola scritta di un copione teatrale, dopo la sovrabbondanza di social media mostrati, permette ai due di capire ed esprimere un malessere relazionale soggiacente ma muto.
Oltre ad essere tematizzato, l’uso dei media viene apertamente esibito, dando luogo a delle sperimentazioni visive attingendo ai vari formati delle telecamere e degli schermi propri dei vari dispositivi. Ad esempio, poco dopo che Marcella ha raggiunto Marco, quest’ultimo riceve una chiama dal marito della donna sul proprio personal computer: il falegname cerca un nascondiglio per rispondergli e questo fatto viene raccontato filmando l’attore dalla telecamera del portatile che permetterà la videochiamata, realizzando così un piccolo piano sequenza che lo riprende mentre attraversa varie stanze. In seguito, la conversazione viene ripresa con dei campi-controcampi attingendo alle immagini dei computer di Marco e Sergio: vengono mostrati i video dei volti dei due personaggi così come emergono nel programma usato per la videochiamata. Un altro esempio interessante sono i selfie e i brevissimi video Luca e Ida si inviano: la regia sceglie di mostrarli allo spettatore senza la cornice del cellulare in cui vengono ricevuti nel mondo diegetico, sono quindi esibiti occupando interamente il quadro del film. Sia durante la videochiamata tra Marco e Sergio, sia nelle immagini che la coppia si invia, lo spettatore viene inserito all’interno di questo circuito comunicativo, come se ne fosse il diretto destinatario e non, come invece è, colui che osserva la finzione della narrazione (e quindi è il destinatario di quest’ultima). Il fruitore del film, quindi, viene inserito al centro di questo uso mediale dato che il lungometraggio non si limita a mostrare, tematizzandoli, i vari dispositivi mentre vengono adoperati, ma esibisce direttamente, occupando l’interezza dello schermo filmico, il contenuto di questi. Lo spettatore viene in tal modo messo al centro della comunicazione mediale (ne diviene il destinatario) e, contemporaneamente, viene posto a lato (assiste al loro uso da parte dei personaggi).

 

(1) C. Ferrara, Il matrimonio in crisi con il lockdown, + 60% di richieste di separazioni , in "Ansa.it", 14 gennaio 2021.


28/06/2021

Cast e credits

cast:
Isabella Ragonese, Francesco Acquaroli, Matteo Martari


regia:
Daniele Vicari


durata:
98'


produzione:
KON - TIKI Film


sceneggiatura:
Andrea Cedrola, Daniele Vicari


fotografia:
Gherardo Gossi


montaggio:
Andrea Campajola


costumi:
Francesca Vecchi


Trama
Gli abitanti di Roma sono relgati nelle proprie abitazioni a causa della minaccia di un attacco batteriologico. Questo fatto costringe quattro coppie ad affrontare i propri fantasmi nascosti.