Ondacinema

recensione di Vincenzo Chieppa
7.5/10

Dopo il memorabile esordio di "Animal Kingdom", cui hanno fatto seguito due film che costituivano un quasi inevitabile passo indietro, il quarto lungometraggio di finzione di David Michôd era atteso per tutta una serie di ragioni: la presenza, nei panni del protagonista, dell’astro nascente Timothée Chalamet, il soggetto di ispirazione scespiriana, pur ampiamente rimodellato, e il fatto che il regista si fosse affidato ancora una volta (dopo "War Machine") ad una (co)produzione e alla distribuzione di Netflix, pur preceduta dal palcoscenico privilegiato della Mostra del cinema di Venezia, ove il film è stato presentato in anteprima fuori concorso.

Ma era soprattutto lo stesso Michôd ad essere atteso al varco, e in particolare il suo sempre più evidente eclettismo dei generi, che l’aveva portato ad esordire al lungometraggio con un dramma familiare di stampo crime ("Animal Kingdom", per l’appunto, sorta di gangster movie matriarcale in salsa australiana), per poi proseguire con "The Rover", una distopia post-apocalittica, e "War Machine", war movie ma anche biopic di derivazione giornalistica. Un pot-pourri di generi cui si va ad aggiungere il film in costume, l’epica storica di ispirazione scespiriana di questo "The King".

Solo di ispirazione, tuttavia, perché "Il re" si discosta in vari punti – e in maniera piuttosto marcata – dall’"Enrico V" del Bardo, seguito invece scrupolosamente dagli omonimi e illustri predecessori diretti da Laurence Olivier nel ’44 e da Kenneth Branagh nel ’89. E si discosta pure dallo scespiriano "Enrico IV", che fornisce lo spunto per la parte iniziale di "The King" e che aveva ispirato il "Falstaff" di Orson Welles. La sceneggiatura (scritta da Michôd insieme a Joel Edgerton) si prende infatti ampissime libertà, a cominciare dalla scelta di far diventare il personaggio di Falstaff (che Shakespeare, in "The Life of King Henry the Fifth", soltanto nominava) una figura centrale dell'intreccio e un protagonista della battaglia di Azincourt (cui invece non prese parte, in Shakespeare, in quanto già defunto), dopo l'avvenuta riconciliazione con l’amico di un tempo, il principe Hal ormai diventato re (mentre invece la rottura tra i due dopo l’incoronazione era un tema fondamentale per il Bardo – come lo era per Welles che a tale aspetto si appigliò per infarcire di spunti autobiografici il suo "Falstaff").

Libertà plausibili nel mondo della fiction, beninteso, ma che spostano ancor di più il soggetto dalla verità storica, già rimaneggiata dal racconto scespiriano, cui si attribuisce il fatto di aver alimentato il mito – non si sa bene quanto fondato – di un Henry di Monmouth spregiudicatamente dedito in gioventù ai bagordi e alla gozzoviglia. L'Enrico V di "The King" diventa un giovane introspettivo e vagamente dissociato, le cui buone maniere paiono essere un vezzo più che un tratto rivelatore di una personalità che conserva comunque una certa lucidità e determinazione. Va detto che Chalamet lo interpreta in modo eccellente, con un mix di sottrazione e (rari) momenti di eccitazione, che non scadono mai, tuttavia, nell’overacting. Una caratterizzazione di difficile lettura, quella del giovane sovrano inglese che ebbe nella Battaglia di Azincourt il suo momento di gloria. Eppure, nel complesso, non sembrano rilevarsi particolari mancanze nella scrittura del personaggio, per quanto, come detto, si discosti sia dalle cronache storiografiche che dallo stesso personaggio scespiriano (in entrambi i casi meno sprovveduto e – soprattutto – più risoluto nei suoi propositi di muovere guerra alla Francia, con la quale, del resto, l’Inghilterra era in piena Guerra dei cent’anni).

Il "problema" è quindi, più che altro, nella contestualizzazione storica, più che nella scrittura di un personaggio che si vuole deliberatamente smarcare dai modelli conosciuti, per renderlo più moderno e leggibile ai canoni comportamentali dei nostri tempi. Il che, ovviamente, non può che portarci - ancora una volta - a chiederci: fino a che punto si possono accettare personaggi storici che si discostano palesemente dalla Storia? Pur sapendo, ovviamente, che questa è tematica di carattere generale, non di certo soltanto di questo film, con il medesimo quesito che - a rigore - andrebbe mosso prima di tutto allo stesso Shakespeare dell’"Enrico V", con i suoi venticinque caduti di Azincourt (cifra del tutto implausibile) e la marchiana naïveté del finale, adatto ai suoi tempi e alla logica del teatro elisabettiano, ma abbastanza risibile visto con occhi contemporanei.

Ma a parte questo (annoso) problema (e sempre che tale si possa definire), dal punto di vista registico "The King" è sicuramente ammirevole, quasi inattaccabile: Michôd sa il fatto suo (e lo aveva già dimostrato in "The Rover", in cui aveva saputo donare una invidiabile consistenza registica ad un soggetto pressoché inconsistente) e gestisce in maniera ineccepibile il fluire della narrazione e l’alternanza dei ritmi, dando prova di grande abilità nella direzione degli attori (oltre a Chalamet, troviamo Joel Edgerton nei panni di Falstaff – che sebbene non abbia nemmeno una frazione del carisma del Welles del ‘65 si comporta comunque dignitosamente – e Robert Pattinson a impersonare il Delfino di Francia, lui sì un tantino sopra le righe, ma comunque efficace). Michôd eccelle anche nella direzione delle scene di battaglia - da sempre uno scoglio non indifferente per chi si è confrontato con l’Enrico V e con Azincourt - in cui non risparmia sull’adrenalina e non si fa mancare il piano sequenza di rito (quello che segue Re Enrico durante la concitata fase del corpo a corpo sul campo di battaglia).

In tutto ciò, Netflix passa all’incasso e aggiunge al catalogo un prodotto dall’innegabile fascino narrativo, intellettualmente stimolante e di grande coinvolgimento, in cui eppure si fatica a intravedere un qualche disegno autoriale. Ma questo potrebbe essere un problema più per Michôd che per "The King".


20/11/2020

Cast e credits

cast:
Timothée Chalamet, Joel Edgerton, Robert Pattinson, Ben Mendelsohn, Sean Harris, Lily-Rose Depp, Thomasin McKenzie


regia:
David Michôd


titolo originale:
The King


distribuzione:
Netflix


durata:
140'


produzione:
Netflix, Plan B Entertainment, Porchlight Films, Blue-Tongue Films, Pioneer Stilking Films


sceneggiatura:
Joel Edgerton, David Michôd


fotografia:
Adam Arkapaw


scenografie:
Fiona Crombie


montaggio:
Peter Sciberras


costumi:
Jane Petrie


musiche:
Nicholas Britell


Trama
Il principe Hal, figlio di Enrico IV ed erede al trono d’Inghilterra, viene chiamato sul letto di morte dal padre, nonostante questi lo avesse in precedenza rinnegato pubblicamente. Proclamato re col nome di Enrico V e abbandonata la vita dissoluta, Hal si troverà subito a doversi confrontare con problemi di politica estera e, in particolare, con i tesissimi rapporti con la Francia di Carlo VI…