CAST & CREDITS

cast:
Isabelle Carré, Louis-Ronan Choisy, Pierre Louis-Calixte

regia:
François Ozon

distribuzione:
Le Pacte

durata:
88'

produzione:
Le Pacte

sceneggiatura:
Mathieu Hippeau, François Ozon

fotografia:
Mathias Raaflaub

scenografie:
Katia Wyszkop

montaggio:
Muriel Breton

musiche:
Louis-Ronan Choisy

Il rifugio | Recensione | Ondacinema

Il rifugio

di François Ozon

drammatico, Francia (2009)

di Carlo Cerofolini

Voto: 8.0
Dopo aver scoperto che il compagno tossicodipendente è morto e lei è rimasta incinta, Mousse decide di portare avanti la gravidanza rifugiandosi nella villa di campagna di un ex spasimante. Il suo isolamento è interrotto dal fratellastro del morituro che al contrario degli altri familiari le offre il suo sostegno ed un po' di compagnia in attesa dell'evento. La convivenza forzata ed insieme voluta, darà il via ad un confronto di amore ed odio che confluirà nella scoperta di sé e dell'altro, con un finale sorprendente ma in linea con la poetica iconoclasta del suo autore.

Da sempre interessato al rapporto uomo donna, nelle sue molteplici varianti, Ozon ritrova qui alcuni luoghi del suo cinema a cominciare dalla dimensione di isolamento geografico e spirituale che ha caratterizzato opere come "Gocce d'acqua su pietre roventi" e "The swimming pool", per continuare con la costante presenza della pulsione sessuale intesa come desiderio di possesso ma anche di unione che travalica l'età ed i sessi ed ancora e soprattutto la riflessione sulla pa/maternità che attraverso lo sguardo del regista si trasforma in qualcosa di realmente miracoloso, capace di trasformarsi ("Ricky") e di trasformare gli essere umani, di migliorarne la specie attraverso una condivisione totale dell'atto creativo che diventa non solamente un fatto fisico, ma anche il risultato di una sinergia in cui la conoscenza carnale è "solo" il punto di partenza. Ozon in questo caso è lampante: il padre biologico muore dopo la prima scena. Di lui non sappiamo quasi niente e le poche notizie le apprendiamo da due genitori la cui freddezza potrebbe essere uno dei fattori scatenati del malessere che l'ha portato alla morte. L'immagine che ci rimane di lui è un volto sfigurato dalla pesante dipendenza. Al suo posto ritroviamo il fratello, bello e sensibile, sempre disponibile ma deciso a non rinunciare alla sua diversità (è gay e durante la permanenza nella villa intraprende una relazione con un conoscente della donna). Sarà proprio questa presenza e la complicità, ebbene sì, anche sessuale, a restituire un futuro (altrimenti incerto) a quel bambino che deve ancora nascere.

Ozon regista sempre a rischio di sorprese, realizza qui uno dei suoi film più belli, rinunciando al suo cinema barocco che, pur presente nelle diversità della sua storia, viene prosciugato da uno stile diventato essenziale, e che per sobrietà di messa in scena, uso di luci naturali, realismo degli spazi, e perché no, luoghi della rappresentazione, sembra rifarsi, alla lezione del cinema Rohmeriano, con buona pace di chi ritiene superata la lezione dell'antico maestro. Il film è stato presentato in anteprima all'ultima edizione del Torino film festival.