Recensioni

Il truffacuori

di Pascal Chaumeil

commedia, romantico, Francia (2010)

CAST & CREDITS

cast:
Romain Duris, Vanessa Paradis, Julie Ferrier, François Damiens

regia:
Pascal Chaumeil

distribuzione:
Lucky Red

durata:
105'

produzione:
Quad Productions, Script Associés, Focus Features, Chaocorp, Cinémage 4, A Plus Image, Banque Popula

sceneggiatura:
Laurent Zeitoun, Jeremy Doner, Yohan Gromb

fotografia:
Thierry Arbogast

montaggio:
Dorian Rigal-Ansous

musiche:
Klaus Badelt

Il truffacuori | Recensione | Ondacinema

Il truffacuori

di Pascal Chaumeil

commedia, romantico, Francia (2010)

di Mirko Salvini

Voto: 7.5

Grazie al week-end di San Valentino arriva nei cinema italiani “Il Truffacuori”, commedia romantica francese che col suo successo internazionale ha dimostrato come si possa trionfare anche su terreni tradizionalmente esclusiva del cinema hollywoodiano.
Esordio per il grande schermo di Pascal Chaumeil, finora conosciuto soltanto per i suoi lavori televisivi, oltre che per essere stato per molti anni aiuto regista di Luc Besson, il film, dalla sua uscita francese nella scorsa primavera, ha conosciuto una fortuna che non accenna a diminuire. Se il pubblico ha risposto piuttosto bene, l’accoglienza della critica è stata meno entusiastica (specie quella straniera) ma il solo fatto che la Working Title abbia acquistato i diritti del film per realizzarne un remake americano è segno che il neoregista ha centrato il bersaglio.

Scritta dal dinamico trio Laurent Zeitoun, Jeremy Doner e Yohan Gromb, la commedia rappresenta per il cinema francese l'occasione di misurarsi con un terreno abbastanza inedito, quello di un intrattenimento leggero, piacevole e scevro di tentazioni introspettive (in effetti appena accennate). Il suo fortunato esito commerciale è l’ennesima dimostrazione che sapere realizzare prodotti piacevoli e di qualità è un talento che una cinematografia non può permettersi di trascurare; speriamo che prima o poi anche in Italia si riesca a capire questo, visto che ormai la strada del cinema di genere sembra smarrita (cinepanettoni e succedanei a parte, che comunque non sono niente in confronto alle nostre commedie del periodo d'oro).

Il Truffacuori eponimo (ma il titolo originale “L’Arnacoeur” è forte di un gioco di parole non dimentico delle lezioni di Gainsbourg) di chiama Alex Lippi; è un trentenne un po’ indeciso su cosa fare “da grande”e nel frattempo sbarca il lunario grazie ad una professione abbastanza unica, si occupa, pensate un po', di “rompere coppie”. Viene infatti assunto da familiari di fanciulle che hanno fatto scelte sentimentali discutibili (fidanzati noiosi, infedeli, inaffidabili e chi più ne ha più ne metta…) affinché le malcapitate realizzino quale grande errore stanno commettendo. Come ci insegna lo spassoso prologo ambientato nel deserto del Sahara, basta davvero poco tempo a fianco di Alex (che ha la faccia da schiaffi e l’energia di Romain Duris) perché una donna rimetta in discussione tutto quanto e sia pronta a voltare pagina. Alex comunque è un seduttore sui generis: non va a letto con la sue “clienti” e non si vuole sostituire (neanche per ragioni di convenienza) ai fidanzati mollati; inoltre accetta solo casi che riguardano donne infelicemente impegnate, ragione per cui la sua potrebbe anche sembrare una funzione sociale. Questo “Hitch” al contrario (stando almeno alla definizione che molti recensori gli hanno affibbiato) non sarebbe niente però senza l’aiuto dei suoi collaboratori, la sorella Mélanie e il cognato Marc, coi quali imbastisce dei piani arzigogolati ma efficaci per meglio abbordare e concupire le sue prede. Trattandosi di una commedia, chiaramente non passa molto tempo prima che il protagonista si scopra in difficoltà. Il mercato langue, i creditori protestano, quindi Alex, che ama i completi firmati ma dorme in ufficio perché non può permettersi una casa (o non ne vuole una), si vede costretto ad accettare il caso che gli viene proposto da un facoltoso signore: scongiurare le imminenti nozze della figlia, stimata enologa peraltro in freddo col paparino, promessa sposa ad un giovanotto british di ottima famiglia. La faccenda si presenta subito anomala, in primo luogo perché la ragazza, Juliette (la diva della musica d’oltralpe Vanessa Paradis, très charmant nel suo ritorno al cinema dopo qualche anno lontana dai set), è in effetti felicemente fidanzata con una persona apparentemente davvero perbene che per giunta ha il volto rassicurante di Andrew Lincoln (protagonista dell’ammirata serie tv “The Walking Dead”); in secondo luogo perché la nostra si dimostra da subito un osso duro, alquanto immune al fascino di Alex che le si presenta in quel di Montecarlo (luogo previsto per le nozze) come guardia del corpo appena assunta dal padre, evidentemente in pensiero per l’incolumità della rampolla. Scoraggiato dalla situazione per lui inconsueta (per tutto il film gli viene rimproverata una certa tendenza ad arrendersi di fronte alle difficoltà, caratteristica che in passato gli avrebbe anche impedito di realizzarsi come pugile), il protagonista sarebbe disposto anche a mollare tutto, se non fosse che un nerboruto energumeno di provenienza balcanica è sulle sue tracce per riscuotere una somma ingentissima, quindi i soldi fanno comodo più che mai…

Da lì in poi assistiamo a tutta una serie di siparietti nei quali Alex, coadiuvato dai due soci, tenterà con ogni mezzo di far breccia nel cuore di Juliette che in realtà sembrerebbe una ragazza senza grilli per la testa, desiderosa solo di avere accanto una persona solida e come si deve. Alex però (sarà il suo quinto senso e mezzo?) è convinto che, dietro quella corazza inattaccabile, Juliette nasconda un vulcano pronto ad esplodere e a lui non resti che provocare questa reazione. Con ammirevole abnegazione non si tira indietro di fronte a niente, soprattutto quando si tratta di cose che piacciono a Juliette: mangia formaggio roquefort a colazione, canticchia canzoni di George Michael (per di più del periodo WHAM!), impara le coreografie di “Dirty Dancing” (come la protagonista anche regista e sceneggiatori hanno un certo feeling con gli anni ottanta), si fa osservare mentre mima i gesti del pianista durante un concerto di musica di Chopin (evidente richiamo al personaggio interpretato da Duris in “Tutti i battiti del mio cuore” di Audiard). Non aiuta di certo l’arrivo inatteso di Sophie, vivacissima (a dir poco) amica di Juliette, nonché sua compagna di disavventure giovanili. Malgrado le nozze imminenti, Juliette è sempre meno indifferente di fronte a questo giovanotto sbruffoncello che indubbiamente sa il fatto suo; Alex d’altro canto si accorge che il coinvolgimento nella faccenda non è solo di natura professionale o economica. Quindi i due arrivano a passare insieme una indimenticabile notte prima del matrimonio (ma non pensate male! La deontologia professionale di Alex non viene meno neanche questa volta) che metterà molti dubbi in testa e non solo a Juliette....Come andrà a finire?

Trattandosi di una commedia romantica non dovete sforzarvi più di tanto per arrivarci, ma se il finale probabilmente non risulta sorprendente, il tono del film resta piacevole e il ritmo non accenna a calare per tutta la durata. Come è stato giustamente fatto notare da altri, a rendere interessante la coppia di protagonista non c’è tanto il fatto che i due pur diversissimi finiscono per innamorarsi (in fin dei conti poli opposti…) ma esattamente il contrario: i due hanno in comune il fatto di essere persone fuori dagli schemi, Alex in Juliette vede una persona capace di comprenderlo e Juliette in Alex riconosce un’alternativa ad una vita corretta ma noiosa. Probabilmente il cinema francese più conosciuto e ammirato avrebbe declinato il tutto con maggiore approfondimento e uno scavo psicologico più pregnante, ma sarebbe davvero ingiusto dire che “Il Truffacuori” non regge il confronto con prodotti analoghi sfornati in America o Inghilterra, specie di recente. Inoltre la confezione impeccabile e leccata del prodotto conferisce al tutto una patina di internazionalità che sicuramente non è dispiaciuta agli spettatori e l'ambientazione monegasca ha senza dubbio dato il suo contributo.
Tuttavia il risultato non sarebbe altrettanto valido se non fosse per i dialoghi frizzanti e per gli attori azzeccati. La coppia Duris-Paradis funziona benone, mostrando buona chimica e la necessaria dose di fascino. A Julie Ferrier e François Damiens (meritatamente in corsa, specie la prima, per il César) si devono invece i momenti probabilmente più esilaranti, a riprova che non si può fare un buona commedia senza spalle robuste da affiancare ai primi attori. Lezioni che tutti abbiamo imparato dal cinema hollywoodiano classico e che vorremmo che ogni tanto anche il cinema hollywoodiano (ma non solo quello!) contemporaneo ripassasse.