CAST & CREDITS

cast:
Luca Bizzarri, Raoul Bova, Paolo Kessisoglu, Ambra Angiolini, Ricky Memphis, Luisa Ranieri, Maurizio Mattioli

regia:
Paolo Genovese

distribuzione:
Medusa

durata:
108'

produzione:
Marco Belardi

sceneggiatura:
Paolo Genovese

fotografia:
Fabrizio Lucci

montaggio:
Patrizio Marone

musiche:
Alex Britti

Immaturi | Recensione | Ondacinema

Immaturi

di Paolo Genovese

commedia, Italia (2011)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 2.5
Immaginate di trovarvi in uno di quei banchetti in cui la famiglia e tutti i parenti, anche quelli più lontani e ignoti, si riuniscono festosamente. A fine pasto, appesantiti dalle numerose portate tutt'altro che delicate, sospesi in un dolce dormiveglia, capita spesso di prestare una distratta attenzione agli aneddoti di qualche convitato sui gloriosi "anni del liceo". È un classico. Si tratta di storielle curiose, condite da rumorose esclamazioni onomatopeiche, ingigantite dal trascorrere degli anni e dei decenni, dense di uno spirito goliardico schiettamente genuino e contrappuntate da malinconici sospiri. Alla fin fine si tratta di raccontini prevedibili, anche abbastanza comuni e autocelebrativi, che presentano come unico valore un'esposizione dei fatti buffa e fracassona.
Dunque, pensate che questi fattarelli, al posto di essere raccontati dalla voce grassa di uno zio un po' alticcio, siano recitati da un attore eminente come Raoul Bova, dotato di una voce che come solo elemento di riconoscibile espressività ha un'involontaria inflessione romanesca. Ecco, "Immaturi" è più o meno questo (e non vorrei aver svilito fin troppo le epiche narrazioni sui tempi della scuola, sicuramente dotate di maggiori qualità artistiche e letterarie, nonché di un indiscusso valore formativo).

Questa scatologica paccottiglia altro non è che un'incredibile enciclopedia del clichè, una completissima mitologia del luogo comune, popolata di personaggi ormai leggendari: lo sciupafemmine, il secchione, il mammone, l'erotomane, il single che si finge sposato, la mamma in carriera, il prete di campagna, il marito che non vuole figli, la moglie che li pretende, il professore acido, la professoressa dolce e generosa... Insomma, roba che a confronto il Pierino di Alvaro Vitali pare un personaggio di spessore brechtiano.

Non che "Immaturi" prospetti qualcosa di particolare prima dell'ingresso in sala, ma, da una delle tante commediette che infestano il panorama cinematografico nostrano, una risata, un sorriso o almeno un timido risolino ce lo aspetteremmo. E invece, niente: non una situazione divertente, una trovata originale, un personaggio (anche macchiettistico) spassoso, una battuta o uno scherzetto brillante. Calma piatta. Vuoto assoluto. Per un attimo, ricordiamo le barzellette dell'oratorio, quelle che ci sembravano così insulse e mestamente scialbe, e le rimpiangiamo. Almeno in quei casi era simpatico compiacersi per l'espressione delusa sul volto del chierichetto di turno che, pronunciata la battuta finale, realizzava di non essere riuscito minimamente a divertire il suo uditorio.

Non è finita qui. Il film, nella seconda parte, ha l'incredibile pretesa di assumere anche un ruolo educativo e moralizzatore. Tutti i personaggi si rendono conto dei propri errori, l'infelicità comincia a minare le loro vite spensierate e questo proprio prima di risostenere il fatidico esame di maturità.
Happy ending inevitabile in cui il buonismo più becero e insopportabile la fa da padrone e i nostri odiati protagonisti riscoprono i valori più importanti: l'amore e l'amicizia (che originali!). Noi, tramortiti e vicini allo svenimento, assistiamo inermi alla tanto agognata sequenza finale che sembra la degenerazione della peggiore pubblicità di prodotti da colazione.

La verità è che la strumentalizzata, debolissima scusa "almeno non è un cinepanettone", oramai, serve solo a giustificare le pellicole italiane più inguardabili. Come se il fatto di essere epurati di tette, culi e parolacce possa agevolare la digestione di 108 minuti di tedio nauseante per accontentarsi di un bel primo piano del faccione di Ricky Memphis che, fissando l'obiettivo della macchina da presa, dice: "Sti fiji de ‘na mignotta!". E questo come lo chiamiamo?