CAST & CREDITS

cast:
Liam Hemsworth, Bill Pullman, Jeff Goldblum, Jessie Usher, Maika Monroe, Charlotte Gainsbourg, Joey King, Judd Hirsch, Brent Spiner

regia:
Roland Emmerich

distribuzione:
20th Century Fox

durata:
120'

produzione:
20th Century Fox

sceneggiatura:
Roland Emmerich, Dean Devlin, James A. Woods, Nicholas Wright, James Vanderbilt

fotografia:
Markus Förderer

scenografie:
Barry Chusid

montaggio:
Adam Wolfe

costumi:
Lisy Christl

musiche:
Harald Kloser, Thomas Wanker

Independence Day - Rigenerazione | Recensione | Ondacinema

Independence Day - Rigenerazione

di Roland Emmerich

fantascienza, avventura, Usa (2016)

di Antonio Pettierre

Voto: 5.0

Fin dal successo planetario di "Independence Day" del 1996, il regista tedesco Roland Emmerich pensa a una serie di sequel. Difficoltà con la produzione, il mancato accordo con Will Smith, ne ritardano la realizzazione. Ma il regista non demorde e forte dei suoi Blockbuster di successo come "The Day After Tomorrow", "2012", "10.000 AC", "Sotto assedio", riesce a convincere la 20th Century Fox della bontà del progetto.

Ecco allora, a vent'anni esatti dal primo film, arrivare nelle sale "Independence Day - Rigenerazione" che riprende le fila della vicenda seguendo la sequenza temporale. Il mondo è governato dalle Nazioni Unite (dove però gli Usa sono la principale potenza, come al solito); abbiamo una sorta di esercito spaziale unito composto di militari che arrivano da tutte le nazioni (compresa la Cina); esiste una base spaziale su una luna di Saturno, la principale base militare sulla Luna e uno scudo di satelliti difensivi che circondano il pianeta Terra. Tutto questo grazie allo sviluppo delle tecnologie aliene rimaste dopo il primo vittorioso scontro di vent'anni prima. Tutti si aspettano che gli alieni possano ritornare o, comunque, qualsiasi minaccia esterna proveniente dallo Spazio profondo l'ottimismo delle popolazioni, dei politici e dei militari sembra sorreggerli nella certezza di poterli affrontare ad armi pari.

Proprio pochi giorni prima della festa del 4 luglio (il giorno dell'Indipendenza americana che è diventata una festa mondiale dalla liberazione aliena - che superbia della cultura americanocentrica c'è in tutto questo assunto), i prigionieri alieni iniziano ad agitarsi. Il vecchio presidente Whitmore (Bill Pullman, che aveva avuto un collegamento psichico con il nemico in precedenza) avverte il pericolo e lo scienziato ecologista David Levinson (Jeff Goldblum, che adesso è il direttore generale dell'Agenzia Spaziale di Difesa) scopre nel cuore dell'Africa che esiste ancora un'astronave attiva e che ha inviato un messaggio di soccorso al pianeta madre. Gli eroi questa volta sono i figli cresciuti (quella del presidente e quello del capitano Usher che nel frattempo è morto in una missione) o di giovani piloti come Jake Morrison (Liam Hemsworth, protagonista degli "Hunger Games"). Tra l'incrocio di vecchi e nuovi protagonisti, lo sviluppo della diegesi è lineare e prevedibile in questi tipi di film: contatto alieno buono scambiato per invasore; vera invasione aliena più potente della precedente; alleanza con i nuovi alieni buoni; prima catastrofica sconfitta: ingegno umano degli anziani e spavaldo coraggio dei giovani; organizzazione della controffensiva con pochi mezzi; vittoria finale.

La sceneggiatura ha avuto la bellezza di cinque autori (tra cui il regista) e l'effetto si vede in molte semplificazioni dell'intreccio e incongruenze (come fa una nave stellare aliena a rimanere intatta e sconosciuta per vent'anni in Africa con tutte le tecnologie a disposizione? A vent'anni di distanza, perché, come se nulla fosse, lo scienziato di Brent Spiner, dato per morto dopo l'incontro con gli alieni, si risveglia all'improvviso? Perché il pilota Morrison non è considerato? Troppo debole la spiegazione veloce che ne dà la sceneggiatura). Poi scopriamo che ci sono gli alieni "buoni" che sono raggruppati in una sorta di federazione di sopravvissuti dagli alieni "cattivi" che arrivano sulla Terra perché gli uomini sono gli unici ad aver sconfitto quest'ultimi? Se non incredibile, inverosimile. Si arriva al punto che gli alieni alleati vogliono dare tutta la supertecnologia agli umani perché sono gli unici che riescono a combattere contro le "cavallette" spaziali che scorrazzano nel cosmo facendo strali di diverse specie. C'è un bel romanzo di Sydney J. Bounds (scrittore inglese di genere molto prolifico) dal titolo "I predoni", dove una federazione galattica di tutte le specie pacifiche utilizzano gli umani come soldati perché sono esseri violenti. Ecco nel romanzo, l'unica qualità degli uomini è questa e sono trattati come razza inferiore, non facendo parte della federazione, ma solo come pianeta da cui allevare e scegliere soldati di frontiera. Se il romanzo è molto più verosimile, critico, pieno di suspense, il film di Emmerich prende questa qualità e ne fa un vessillo di capacità di sopravvivenza e superiorità morale e fisica che altri non posseggono. Una visione "post 11 settembre" veicolante il messaggio che con la forza e la guerra si ottiene tutto (lo scienziato interpretato da Spiner alla fine dice chiaramente: armiamoci e partiamo a prenderli a calci nel culo a casa loro gli alieni cattivi).

Un po' "Aliens - Scontro finale" di James Cameron, un po' tutta la fantascienza di genere di serie b, "Independence Day - Resurrezione" è molto lontano per qualità a film come "World Invasion" di Jonathan Liebesman o "Edge Of Tomorrow" di Doug Liman che, pur con i loro limiti, hanno più originalità narrativa e maggiore definizione delle psicologie dei personaggi. Qualità del tutto mancanti nel film di Emmerich.

Il regista tedesco replica il suo stile di grandiosità tonitruante, rozzo nello sviluppo delle storie e nella definizione dei personaggi, preso dalla grandezza degli eventi, mettendo in scena un profluvio di CGI, che a volte è confusionario, ripetitivo, fine a se stesso, concentrato sulla produzione invece che sulla ricerca di soluzioni cinematografiche originali o nuove. La fantascienza di Emmerich è catastrofista a prescindere e gli inseguimenti, ad esempio, sono sempre uguali fin da "Moon 44 - Attacco alla fortezza" del 1990, rimasticando cliché abusati, consunti, a volte sgradevoli, ancorando il genere al passato senza una visione del futuro.