CAST & CREDITS

cast:
Angela Fontana, Marianna Fontana, Massimiliano Rossi, Antonia Truppo, Tony Laudadio, Marco Mario De Notaris, Gaetano Bruno, Gianfranco Gallo, Peppe Servillo

regia:
Edoardo De Angelis

distribuzione:
Medusa

durata:
100'

produzione:
Tramp Limited e O' Groove, Medusa Film, Mediaset Premium

sceneggiatura:
Edoardo De Angelis, Nicola Guaglianone, Barbara Petronio

fotografia:
Ferran paredes Rubio

scenografie:
Carmine Guarino

montaggio:
Chiara Griziotti

costumi:
Massimo Cantini Parrini

musiche:
Enzo Avitabile

Indivisibili | Recensione | Ondacinema

Indivisibili

di Edoardo De Angelis

drammatico, Italia (2016)

di Diego Capuano

Voto: 6.5

Le desolate terre campane di Castel Volturno o zone limitrofe si bagnano di nero pece nelle pellicole, nelle serie tv, nell'immaginario collettivo, nutrito al di là di decennali cronache, da uno stuolo di personaggi - reali o immaginari che siano - direttamente affiliati o comunque rimandabili al sistema camorristico.
Oltre a traffici illeciti di un'umanità che, posta nel retroterra, fagocita e viola vite oltre le zone d'azione, la rappresentazione cinematografica di questa estremità della pianura campana è divenuta quindi un habitat icastico anche per storie e racconti che si situano almeno in partenza al di fuori di reportage sulla camorra.
Le ombre, quel nero indelebile si riversa in ipotesi di neo-noir all'italiana. A tal proposito è fin troppo facile evocare suggestioni e lasciti di quell'Imbalsamatore che decretò la ribalta di Matteo Garrone, contribuendo a delineare tratti distintivi di un cinema d'autore capace di travalicare le barriere dell'invisibilità puntando innanzitutto sulla propria forza espressiva (con conseguente passaparola degli spettatori).
Di acqua sotto i ponti ne è passata ed altri micro-immaginari hanno percorso e imputridito le zone d'ombra immortalate. Per il suo terzo lungometraggio, quindi, il napoletano Edoardo De Angelis individua e sceglie una soluzione destinata quantomeno ad incuriosire: l'innesto di due gemelle siamesi nelle decadenti zone di cui sopra. Neomelodiche, superato il traguardo della maggiore età si trovano a fronteggiare la possibilità di una separazione, di una nuova vita, quando vengono a conoscenza dell'opportunità di separare definitivamene questo cordone ombelicale;  da sorella in sorella ma, non meno importante, dalla famiglia che le espone  e le sfrutta come fenomeno da baraccone.

L'intento basico del film è quello di  affrontare il tema della separazione tra due esseri umani, concentrando l'ipotetica situazione sul conseguente dolore che tale circostanza comporterebbe. Affidando tale proposito ai corpi, ai volti, alle emozioni di due gemelle siamesi il film trova una materializzazione violenta che in prima battuta lascia una forte impronta, quasi preventiva nella sua indiscussa anomalia. Per poi sondare le svariate possibilità che questa atipicità può fruttare.
L'esposizione delle due ragazze in ambienti che con puntualità denotano uno squallore ormai nemmeno più soffocante, ma assorbito e quindi già tossico, sembra azzardare una parabola riconducibile al Marco Ferreri - peraltro esplicitamente omaggiato - di "La donna scimmia", smussando la sgradevolezza e gli artigli ferreriani attraverso l'evolversi emozionale delle due giovani protagoniste.

Il film di De Angelis promette molto perché, oltre alla seducente materia da gestire, imbastisce un primo terzo che si muove con giusta affabulazione audiovisiva  nell'hinterland abitato da uno squallore che si riversa in un fosco e losco  universo familiare e sociale. Dal primo distaccamento dalla casa, con la peregrinazione delle ragazze alla ricerca del denaro necessario per l'operazione, ha inizio una nuova fase della pellicola meno felice nella sua drammaturgia alla continua ricerca di uno sviluppo e una chiusura del cerchio. Le intermittenze fanno dunque emergere alcune riserve che si possono concentrare in alcuni punti: dialoghi e motti per immaginari cult (si veda già il "Come Baby Light My Fire" di incitazione del padre), eccessi grotteschi non pienamente tenuti a freno (il teatrino freak della barca), i diversi finali che conducono, forse, ad una chiusura meno potente del previsto.  Dove il gusto del melodramma nero non riesce ad evitare del tutto i rischi dell'eccesso e della ridondanza.

Ma anche nei momenti di incertezza o maniera "Indivisibili" riesce a destare attenzione grazie alle figure centrali che mette in scena: se quelli di Dasy e Viola sono personaggi di indubbia riuscita le cui umanizzazioni toccano e superano puntualmente le barriere di bizzarrie grottesche, le interpretazioni delle gemelle Angela e Marianna Fontana risultano essere l'asso nella manica di un film comunque da vedere. Dalle esibizioni canore alla ribellione del contesto familiare, dalla violenza insita della storia alla ricerca dell'intima dignità umana, le attrici esordienti restituiscono due personaggi da ricordare con interpretazioni di mirabile forza comunicativa.