CAST & CREDITS

cast:
Steve Buscemi, Sienna Miller, Michael Buscemi, Jackson Loo, Tara Elders, Robert Hines, David Schecter, Molly Griffith, Doc Dougherty

regia:
Steve Buscemi

distribuzione:
Fandango

durata:
81'

produzione:
Cinemavault Releasing, Column Productions, Ironworks Productions, Kiss the Cactus

sceneggiatura:
Steve Buscemi, Theodor Holman, David Schechter

fotografia:
Thomas Kist

musiche:
Evan Lurie

Interview | Recensione | Ondacinema

Interview

di Steve Buscemi

drammatico, Usa/Olanda (2007)

di Martino Buora

Voto: 7.5
Intervista: colloquio tra un giornalista e un personaggio del mondo politico, culturale e simile per ottenere dichiarazioni, informazioni e opinioni da diffondere pubblicamente attraverso i mezzi di comunicazione. Fin qui il dizionario.
Ma a cosa servono le interviste? A mettere a nudo l'anima dell'interlocutore? A farlo conoscere al lettore? A trovare uno scoop?
Di certo ogni buon giornalista sa che non c'è intervistato peggiore di quello che risponde con altre domande.

"Interview" è il remake, realizzato e fortemente voluto da Steve Buscemi, dell'omonimo film girato nel 2002 da Theo Van Gogh, il provocatorio e mai banale regista olandese assassinato nel 2004 da un estremista islamico, omaggiato nel film da almeno tre particolari (scovateli!). Sgombriamo subito il campo da equivoci: si tratta di un film a due, di impronta teatrale, girato sostanzialmente in una stanza e dove il tempo dell'azione, per lunghi tratti, segue quello del film tramite più piani sequenza. Ottantaquattro minuti di dialoghi: astenetevi se il vostro film preferito è "Trappola in alto mare" (con tutto il rispetto per Steven Seagal).

Ma se, invece, nella vostra vita vi è capitato almeno una volta di trovare una donna che vi ha fatto perdere la testa, allora questo film fa per voi. Sì perché anche di questo si tratta e certo non si può dire che Sienna Miller non sia a suo agio nella parte, tanto da far sospettare una somiglianza al(la) reale.

Lineare la trama: Pierre Peders (Steve Buscemi) è un cronista politico, già reporter di guerra, di mezz'età, scafato e disilluso, che si ritrova a dover intervistare una attricetta, Katia, nota per lo più perché, dopo la fama improvvisa ottenuta con il film "Killer Body" (sapore di B-movie...), si è fatta ridurre il seno, probabilmente per accreditarsi di più presso il pubblico come attrice, come maliziosamente insinua il giornalista.

Il primo incontro tra i due accende un astio reciproco: quando lei si presenta all'appuntamento con un'ora di ritardo, con scuse di circostanza, lui ostenta una poco verosimile ignoranza della vita di lei, i cui dettagli sono ampiamente riportati anche sui tabloid, e comincia col domandarle, con un'aria tra lo snob e l'annoiato, perfino il perché del nome Katia. Dopo essersi mandati a quel paese, però, Pierre si ritrova invitato a salire a casa di lei per portare a termine l'intervista cui entrambi sono comunque obbligati: lui per il suo lavoro e lei per ottemperare ai doveri promozionali.
L'inizio in salita del loro incontro è solo un assaggio della guerra di posizione che i due protagonisti, ottimamente diretti da Buscemi, proseguiranno fino a tarda notte nella abitazione dell'attrice. Solo alla fine di questa battaglia verbale sarà possibile sapere se il giornalista avrà portato a casa quello scoop così necessario per riottenere la fiducia del suo direttore. Non c'è parità in un rapporto a due, ci sono sempre un vincitore e un perdente.

Chi dei due uscirà vincente non si può dire, mentre può essere utile approfondire la conoscenza dei due contendenti: il film ci lancia in medias res e abbiamo poche scene per mettere a fuoco i protagonisti: saranno loro a emergere via via che l'intervista prosegue.
Da una parte abbiamo il giornalista Pierre Peders, che sembra vivere di luce riflessa dalla situazione politica contingente, che si rammarica di non poter seguire, quasi che il valore del suo lavoro e della sua vita dipendano in realtà da ciò che racconta ai lettori e non da lui stesso. Dalla sua pendono l'esperienza di vita, la maturità e una certa consuetudine con la menzogna e con la capacità di suscitare interesse.
Dall'altra parte, invece, abbiamo Katia (che resterà senza cognome), protagonista nella serie TV "City Girls" e fidanzata con Ray (nella versione originale la voce di costui, che non vediamo mai, è quella dell'attore James Franco), una giovane attrice consapevole del fascino che esercita sugli uomini, e che non esita, anzi pare abituata, a usare il suo sex appeal come un'arma. Anche lo spettatore attento si ritroverà ammaliato e stordito da Katia, dal suo spiazzante alternare di riso e pianto, di commozione e di freddezza, di fragilità e di forza e non potrà che domandarsi, come Pierre, quando la smetterà di comportarsi così.

La tensione latente che la visione del film suscita parte da qui, dal lento dipanarsi, attraverso uno scambio che si fa sempre meno superficiale e sempre più personale, di un confronto tra due persone che si reputano entrambe superiori l'una all'altra, che si combattono per tentare di intaccare le altrui certezze e per dimostrare a sé stesse di valere più dell'altro. Ecco che in questo contesto anche la frase più innocente tende ad assumere un senso ambiguo: perché vacilla il pensiero, quando pensando di aver inquadrato l'interlocutore, ci si dimentica che in realtà lo si è appena conosciuto.