CAST & CREDITS

cast:
Jon Favreau, Rebecca Hall, Ben Kingsley, Guy Pearce, Don Cheadle, Gwyneth Paltrow, Robert Downey Jr.

regia:
Shane Black

distribuzione:
Walt Disney

durata:
130'

sceneggiatura:
Shane Black, Drew Pearce

fotografia:
John Toll

scenografie:
Bill Brzeski

montaggio:
Peter S. Elliot, Jeffrey Ford

costumi:
Louise Frogley

musiche:
Brian Tyler

Iron Man 3 | Recensione | Ondacinema

Iron Man 3

di Shane Black

azione, commedia, Usa/Cina (2013)

di Alex Poltronieri

Voto: 6.0

Dopo aver sconfitto un Dio nordico e un esercito di alieni assieme agli altri "Avengers", il supereroe corazzato Iron Man, alter ego dell'eccentrico miliardario Tony Stark, sembra vicino ad appendere l'elmetto al chiodo. Stark è infatti colto da continui attacchi di panico, soffre di insonnia, sta vivendo una vera e propria crisi esistenziale che lo porta a riconsiderare il suo rinnovato status da eroe popolare e l'utilità del proprio genio. Come se non bastasse ci si mette di mezzo pure il terrorista di turno, il temibile Mandarino, che tiene in scacco il governo degli Stati Uniti con continui attacchi dinamitardi.

Raccontato così il plot del terzo episodio della saga supereroistica iniziata nel 2008 parrebbe preludere ad una pellicola cupa e matura, che vorrebbe decostruire il mito dell'eroe come di recente solo Christopher Nolan con i suoi Batman ha fatto. In realtà l'operazione ha tutt'altro peso e ambizioni, e rispetto ai capitoli precedenti (entrambi diretti da Jon Favreau) tenta di giocarsi qualche carta inedita. A partire dal nuovo regista, Shane Black, autore del noir semi-parodico "Kiss Kiss Bang Bang", ma soprattutto tra i padri fondatori dell'action postmoderno, tant'è che alcuni dei film di genere più popolari dello scorso ventennio portano la sua firma ("Arma Letale", "L'ultimo Boyscout", "Last Action Hero"), che infonde alla pellicola un tono decisamente diverso rispetto ai prequel. Il problema è che la sceneggiatura vorrebbe essere troppe cose assieme, non riuscendo mai a trovare una propria direzione: i duetti verbali da sophisticated comedy tra Robert Downey Jr. e Gwyneth Paltrow che impreziosivano (e innovavano il filone fumettistico) nei film di Favreau, lasciano il posto ad un umorismo più infantile e caciarone, mentre il cotè disimpegnato che era la cifra caratteristica dei primi due film è sostituito, a tratti, da accenni patriottardi abbastanza fastidiosi.

Shane Black vorrebbe accontentare ogni tipo di platea, dai nostalgici del buddy movie anni ottanta (i momenti con Downey prigioniero che provoca i suoi aguzzini, gli scambi di battute con Don Cheadle), agli aficionados del blockbuster bombarolo Michael Bay style (il lunghissimo finale al porto), sino agli executive della Disney (con l'inserimento non necessario di un bambino che aiuta Iron Man nella sua missione) ma finisce per lasciare con l'amaro in bocca, con un paio di colpi di scena inerenti il villain principale (interpretato da Ben Kingsley) proprio i fan più ortodossi della controparte cartacea del supereroe Marvel. Prendendo le mosse dalla saga "Extremis", scritta da Warren Ellis qualche anno addietro, che re-immaginava le origini del personaggio e contemporaneamente lo traghettava in una nuova era (tecnologicamente potenziato), Black e il suo co-sceneggiatore Drew Pearce ampliano l'importanza di personaggi "minori" (quelli interpretati da Rebecca Hall e Guy Pearce) e si discostano quasi del tutto dalla "mitologia" dell'eroe ideato da Stan Lee e Larry Lieber: Downey Jr è lasciato completamente a briglia sciolta ed è ormai impossibile scindere il carisma dell'attore dalla psicologia del personaggio da lui portato sullo schermo: sparito qualsiasi accenno "dark" o pessimista inerente Tony Stark, il personaggio si è tramutato definitivamente in un eroe senza macchia, un po' folle, un po' puerile, un po' rockettaro, ma a conti fatti innocuo e "prevedibile".

La formula risulta ancora abbastanza divertente, e i momenti spettacolari (come il salvataggio "in volo" dei passeggeri dell'Air Force One) sono pianificati in maniera più elaborata e convincente rispetto ai film passati, ma il risultato finale resta abbastanza deludente (soprattutto perché giunge dopo il fresco e riuscito "The Avengers") e non si solleva molto dal livello medio dei blockbuster fracassoni che infestano le multisale tutte le settimane. Benchè meno statica e  meno "capitolo di passaggio" rispetto a "Iron Man 2", la nuova avventura del vendicatore dorato, non aggiunge nulla di nuovo a quanto già detto in precedenza, spiazza e convince solamente nei momenti in cui mostra la routine quotidiana e i problemi del protagonista, in un percorso di "umanizzazione" dell'eroe che ormai sta investendo tutto il cinema spettacolare hollywoodiano. Come nella sequenza posta dopo i titoli di coda, con Tony Stark che confida le sue ansie ad un "dottore" molto particolare.