CAST & CREDITS

cast:
Joaquin Phoenix, Emma Stone, Parker Posey, Jamie Blackley

regia:
Woody Allen

distribuzione:
Warner Bros.

durata:
95'

produzione:
Gravier Productions

sceneggiatura:
Woody Allen

fotografia:
Darius Khondji

montaggio:
Alisa Lepselter

Irrational Man | Recensione | Ondacinema

Irrational Man

di Woody Allen

commedia, drammatico, Usa (2015)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 5.0

L'arrivo dell'accademico Abe Lucas, ex enfant prodige della filosofia morale, movimenta la placida routine di un modesto college del Rhode Island. Lui, pur depresso e fuori forma, non smette di affascinare le signore, tanto che ne irretisce due (quasi) suo malgrado: prima l'irruente collega Rita, docente di chimica in crisi coniugale, poi la candida Jill, entusiasta studentessa dagli occhi sempre sgranati, che immancabilmente s'invaghisce del professore navigato. Le attenzioni delle due donne non lo salvano comunque dalla frustrazione e dall'apatia tanto che Abe, incapace di trovare un senso alla propria vita, passa il tempo tra sbronze di whisky ed estemporanei tentativi di suicidio.

Un giorno però, in modo assolutamente casuale, una conversazione attira la sua attenzione: un giudice corrotto e in malafede sta per togliere la custodia dei figli a una donna che, almeno a prima vista, sembra una madre integerrima. È la molla che regala ad Abe l'occasione della rinascita e un nuovo scopo esistenziale: un'azione negativa è da ritenersi tale anche quando dà adito a effetti positivi? Si può rendere il mondo un posto migliore uccidendo un uomo malvagio? Si può compiere il delitto perfetto?

"Chi disse preferisco avere fortuna che talento, percepì l'essenza della vita" chiosava Jonathan Rhys-Meyers nel prologo di "Match Point". "Di che cosa stiamo parlando? Moralità, scelta, estetica, casualità della vita?" gli fa eco oggi Joaquin Phoenix. Presentato fuori concorso a Cannes 68, "Irrational Man" segna l'ultima, intrigante rivisitazione alleniana del "Delitto e castigo" di Dostoevskij, dopo "Crimini e misfatti", "Sogni e delitti" e, appunto, "Match Point". Ma se nella pellicola del 2005 Allen si concentrava sul peso della fortuna nella vita di ogni uomo, con "Irrational Man" è il caso (il protagonista lo specifica più di una volta) a governare drammaticamente i fili dell'intreccio.

Ne è ben consapevole Abe, esistenzialista convinto dall'indole romantica, cui Joaquin Phoenix presta una carnalità greve, consunta, derelitta. Abe è un uomo in profonda crisi, perso in una babele di parole a cui non sa più associare un vero significato. La scelta di compiere un omicidio gli permette di recuperare slancio e, paradossalmente, lucidità: si allontana finalmente da quello che definisce senza mezzi termini "un mondo retorico di stronzate" e decide di agire "nella vita vera", con un moto assai più razionale di quanto il titolo voglia suggerirci. Azioni contro parole, dunque.

Gli fa da contraltare, anche fisico, la solare e virginale Jill di Emma Stone, tutta vezzi e finte ingenuità. Giovinetta compita e brillante, di incomparabile freschezza, quando s'invaghisce del professore non esita a dichiararsi a gran voce "capace di sorprenderlo", ma alla prova dei fatti manifesta tutto il suo pragmatico e borghesissimo buon senso. Parole contro azioni.
A loro è affidata la narrazione, attraverso una dicotomica voice over che illustra da ambo le prospettive ogni risvolto della vicenda. Una doppia presenza fin troppo ingombrante, ahinoi, che nel corso del racconto risulta insopportabilmente invasiva.

Tutto è pedissequamente spiegato, illustrato, dimostrato, decifrato, commentato in questo "Irrational Man". Allen infarcisce la pellicola di riferimenti filosofici e letterari cari alla sua poetica, da Sartre a Kierkegaard, da Kant a Hannah Arendt. Ma sono riferimenti ormai saputi e fine a se stessi, proposti più per assecondare gli intellettualismi di un pubblico (supposto) blasé che per motivare le svolte drammaturgiche e gli impeti dei personaggi. A differenza del suo protagonista, in "Irrational Man" Allen non passa mai all'azione e rimane intrappolato in un'intricata rete di domande filosofiche e digressioni esistenziali che male si integrano allo sviluppo del plot giallo, relegando lo spettatore al ruolo di inerme (e distaccato) confessore.

Certo, la sceneggiatura, pur esile e aggrovigliata, non manca di garbo e concede qualche battuta graffiante. Certo, la mano dietro la macchina da presa si muove sempre con ammirevole scioltezza e la fotografia calda e pastosa di Darius Khondji è di innegabile fascino. Certo, il cast è di prim'ordine e mostra una buona alchimia (oltre ai protagonisti, è obbligatorio citare la prova cangiante di Parker Posey, capace di restituire tutta la dolente umanità della sua Rita in poche, fulminanti apparizioni). Certo, si può (e si deve) apprezzare la coerenza d'autore di Allen, che a 80 anni ha ancora il coraggio di interrogare le proprie paure e mettere in discussione le proprie convinzioni.
Ma resta l'amara consapevolezza che "Irrational Man" sia un film già girato altre mille volte. E pure meglio.