CAST & CREDITS

cast:
Giampaolo Morelli, Gaetano Bruno, Rolando Ravello, Giuseppe Cederna, Sara Sartini, Daniele Monterosi, Lorenzo Perpignani, Adolfo Margiotta

regia:
Carlo Lucarelli

durata:
90'

produzione:
Kaos Cinematografica

L'isola dell'Angelo Caduto | Recensione | Ondacinema

L'isola dell'Angelo Caduto

di Carlo Lucarelli

thriller, storico, Italia (2012)

di Carlo Cerofolini

Voto: 4.0
Il periodo fascista, e le conseguenze della sua ascesa, sembra essere diventato uno degli scenari privilegiati del cinema di genere. Nel corso di questa stagione ci aveva già pensato il thriller gotico "La casa nel vento dei morti" di Francesco Campanini a ridestare i fantasmi di quel periodo immaginandoli all'interno di una cascina dell'appennino emiliano. A rinnovare la tendenza arriva dalla sezione "Prospettive Italia" del Festival di Roma l'esordio cinematografico del giallista Carlo Lucarelli con "L'isola dell'Angelo Caduto", tratto dall'omonimo romanzo scritto dallo stesso autore. Rispetto al film di Campanini, che si svolgeva cronologicamente all'indomani della caduta del regime, quello di cui stiamo parlando è collocato nel ventennio caratterizzato dall'affermazione del dispotismo politico e dalle prime epurazioni effettuate per stroncare qualsiasi forma di dissenso. Ed è proprio in una di queste colonie penali che si trova il commissario interpretato da Giampaolo Morelli (celebre per la serie de "L'ispettore Coliandro", ancora tratto da Lucarelli), quando è costretto ad indagare su una serie di delitti che rompono la tediosa monotonia dell'isola dell'Angelo Caduto, così chiamata perché in uno dei suoi scogli sarebbe precipitato Lucifero dopo la sua ribellione.

Per Lucarelli la sfida più grande era rappresentata dalla possibilità di riuscire ad adattarsi al nuovo mezzo di comunicazione. In sostanza si trattava per lui di dimenticarsi della letteratura iniziando a ragionare per immagini. Una scommessa che potrebbe dirsi vinta se i termini di paragone fossero riferiti al panorama televisivo nei confronti del quale, "L'isola dell'Angelo Caduto", non sfigura. Ma è proprio il fatto di non riuscire a discostarsi neanche per un attimo dalle estetiche del tubo catodico, piegando la sostanza del suo film alla piattezza della percezione televisiva ad impedire la riuscita dell'opera. Girato in maniera diligente ma didascalica, la narrazione procede meccanicamente con un'indagine troppo spiegata e quasi programmatica, quando mette in condizione i personaggi secondari di sparire, dopo una fugace apparizione. Di certo le ambizioni di Lucarelli non erano quelle dell'approfondimento psicologico, né della resa visiva (paesaggi ed ambienti non vanno oltre la pura oleografia), che non poteva certo essere smaliziata quanto la sua penna. Ma qualcosa di più doveva essere fatto sul piano della tensione e dei meccanismi di genere che, invece, non decollano mai, e impediscono allo spettatore di sentirsi coinvolto e di trepidare per la presenza del male: cosa che le sequenze vorrebbero invece stimolare, con ampio uso di suoni stridenti e di immagini sghembe e deformate.

Maneggiando con superficialità un materiale eterogeneo, riferito al quadro politico sociale e ai fermenti dell'epoca, con un occhio al fantastico e all'esoterico presente nella sottotrama che cerca di trovare la spiegazione dei delitti nei rituali satanisti, organizzati nella speranza di ampliare la comunità dei seguaci di Belzebù, "L'isola dell'Angelo Caduto" evidenzia ancora di più i suoi difetti. Se a questo aggiungiamo una recitazione che, soprattutto nei personaggi secondari (in particolare il capo delle camicie nere interpretato da Gaetano Bruno), è assolutamente sopra le righe, il dado è tratto.