CAST & CREDITS

cast:
Mickey Rourke, Thomas Jane, Diane Lane, Rosario Dawson, Joseph Gordon-Levitt

regia:
John Madden

distribuzione:
01 Distribuzione

durata:
84'

produzione:
MGM, The Weinstein Company

sceneggiatura:
Hossein Amini (sceneggiatura) Elmore Leonard (autore del romanzo)

fotografia:
Caleb Deschanel

scenografie:
Steven Essam

montaggio:
Mick Audsley, Lisa Gunning

costumi:
Beth Pasternak

musiche:
Klaus Badelt

Killshot | Recensione | Ondacinema

Killshot

di John Madden

thriller, Usa (2008)

di Carlo Cerofolini

Voto: 5.5

Il meccanismo della caccia all’uomo, con la precarietà della coppia perseguitata, continuamente stimolata dall’inesorabile metodicità del malvivente che li insegue, si alterna a digressioni prettamente esistenziali, monopolizzate dal senso di colpa di Blackbird o dalla speranza del marito di riallacciare il rapporto con la moglie, a cui spetta il compito di costruire il clima psicologico ma anche di illuminare lo spettatore sulle origini di un simile scenario. Esistenze in cerca di riscatto ma costrette a fare i conti con le scelte di un destino che, come sempre in queste storie, decide per conto suo, e rafforza l’idea di un percorso esistenziale scritto in anticipo e difficilmente controvertibile: dalla pallottola che ha ucciso il fratello all’incontro con il teppistello che cerca di derubarlo, e persino nell’incrocio casuale con i due futuri testimoni, tutto il percorso del protagonista è segnato da una volontà più grande di lui che lo costringe a lottare per una felicità chiaramente provvisoria.

Confezionato con mestiere da John Madden, che si avvale di un supporto tecnico (ottima la fotografia di Dechanel) ed attoriale di tutto rispetto, “Killshot” è carente soprattutto sotto il profilo emozionale, non riuscendo mai a prendere le distanze dalla perfezione della sua messinscena e senza sfruttare le potenzialità di una fonte letteraria ricca di sfumature ed ambiguità. Da parte sua il divo americano continua sulla scia delle scelte precedenti, con un interpretazione legata ad un espressività fortemente condizionata dalle intemperanze del passato, e che costringe il suo killer ad esprimersi attraverso il trucco posticcio del viso ed il taglio dei capelli, (raccolti in una treccia, a ricordarne le origini mezzosangue), e con una mimica evidentemente limitata, espressione tutta fisica di quella laconicità che da sempre accompagna la storia cinematografica dell’attore: ammiratori della prima ora e felici della sua resurrezione, ne auspichiamo l’impiego in opere di maggiore complessità.