Kon-Tiki | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Alessio Cossu
7.5/10

Narvik, Norvegia, 1920. Su una landa innevata e incorniciata da alberi d’alto fusto un bambino in lontananza avanza a passo deciso verso la macchina da presa (fissa) mentre gli amici cercano di dissuaderlo. Inutilmente. Il bambino si avvicina tanto che il campo lungo è ora diventato un primissimo piano e il bambino guarda in macchina coi suoi occhi azzurri e le guance rosse. Balzato su una lastra di ghiaccio che galleggia in un piccolo lago perde l’equilibrio e precipita in acqua. Si salva miracolosamente ma, mentre è ancora intirizzito nel suo letto, per quanto il padre lo rimproveri e gli imponga di promettere che eviterà di ritentare simili sciocchezze, egli non manifesta alcuna forma di assenso.

E’ così che il regista ci presenta Thor Heyerdahl: come uno che ama l’avventura tanto visceralmente da mettere a repentaglio la propria vita. Lo stacco successivo ci porta invece in una spiaggia della Polinesia dove l’inquadratura su un uomo da un primo piano si allarga a mostrarcelo intento a farsi fotografare tra gli indigeni. E’ un movimento di macchina che istituisce una chiastica continuità con l’inquadratura vista in apertura e ci dice che quel bambino, ora adulto, non ha cambiato la propria indole ed è destinato a grandi imprese. La splendida fotografia della luce naturale dei mari del Sud bacia il volto di Thor e della giovane moglie Liv. Ma il loro soggiorno a Fatu Hiva non è un semplice viaggio di piacere, dal momento che, grazie ad alcuni indizi acquisiti direttamente e a notizie provenienti da altre fonti, nell’acuta mente di Thor va facendosi largo l’idea che, in un’epoca risalente a 1500 anni prima, gli originari abitanti della Polinesia non siano giunti dall’Asia, ma dal Sud America. E, cosa ancora più incredibile, che essi abbiano potuto compiere questa traversata di 4300 miglia facendo affidamento unicamente su zattere di balsa e bamboo, grazie al vento, alle correnti e all’osservazione delle stelle.

Heyerdahl lascia la Polinesia e cerca sostegno alla propria teoria. Nel ruolo vögleriano di guardiano della soglia, ovvero di forza o persona che nell’economia del racconto nega credibilità al protagonista giudicando infondata la sua teoria, vi sono un’anonima casa editrice e la National Geographic Society, entrambe negli Stati Uniti.
La prima rifiuta di pubblicare i suoi scritti, sfidandolo a compiere di persona la traversata con un ironico “Buona fortuna!”; la seconda si guarda bene dallo sponsorizzare quella che appare come una missione suicida. Eppure Heyerdahl è fin troppo deciso per arrendersi al primo ostacolo. E così, frequenta ritrovi di vecchi lupi di mare, fino a quando incontra Herman Watzinger, un ingegnere norvegese che crede nel suo progetto. A questo punto inizia la costituzione del resto dell’equipaggio che affiancherà i due nell’impresa: altri quattro norvegesi e uno svedese.

Dal punto di vista delle scelte di sceneggiatura, la partenza della zattera dal porto di Callao trascinata da un rimorchiatore e in mezzo al tripudio della folla, i contatti radio con i radioamatori sulle coste americane, la tempesta notturna che si abbatte sulla Kon Tiki, l’avvistamento di un gigantesco squalo balena e la dieta basata sul pescato quotidiano, sono la fedele riproposizione cinematografica del libro in cui Heyerdahl ha raccontato la spedizione. Solo l’approdo sull’isola di Raroia è un tributo alla spettacolarità delle correnti che si infrangono sulla barriera corallina: Heyerdahl e compagni dovranno gettare fuoribordo un’ancora improvvisata e attendere un ciclo di 13 ondate successive dirette verso la loro agognata meta; solo l’ultima, più alta delle altre, permetterà loro di superare l’ostacolo naturale e approdare sani e salvi sull’isola.

Già nel 1950 era stato realizzato un film sulla Kon-Tiki con Heyerdahl protagonista. Rispetto ad esso e al libro, la pellicola del duo Rönning-Sandberg sacrifica alcuni episodi in favore di altri.
L’intero resoconto sulla ricerca del legno di balsa nelle impervie montagne dell’Ecuador, con tutte le peripezie ad essa legate, viene esclusa a vantaggio del rapporto tra Heyerdahl e la moglie. Il protagonista è perciò un eroe di cui traspare anche una dimensione familiare che, per quanto conflittuale, ce lo rende infinitamente più sfaccettato e umano rispetto a quello che, nel documentario del 1950, assiso accanto a una carta geografica, rievoca l’impresa con voce stentorea ma fredda. È perciò quest’aspetto che ha contribuito alla nomination come miglior film straniero.

Uno dei vertici drammatici della pellicola è quello della telefonata tra Thor e la moglie Liv. I due sono ripresi in montaggio alternato. Lui, circonfuso dai rumori e dall’atmosfera dell’osteria, lei in un’efficace inquadratura che è il preludio alla separazione: Liv, perfettamente a fuoco, compare sulla sinistra con il filo del telefono ben in vista, iconico richiamo del legame sentimentale, mentre la metà a destra dell’inquadratura mostra in lontananza e fortemente illuminati, anche se non a fuoco, i figli intenti ai loro giochi. Non mancano molti giorni al Natale e Liv supplica il marito di rientrare in Norvegia. Egli replica di non poter rinunciare a un progetto al quale ha lavorato per dieci anni. La famiglia può attendere: Ulisse ha un conto aperto con la storia.

La fotografia è un altro pregio del film, e non solo grazie alla generosa luce naturale. La scena nella quale Heyerdahl si muove nelle sontuose sale di rappresentanza del Capo dello Stato peruviano non ha nulla da invidiare a quelle girate a bordo della Kon-Tiki o sulle spiagge della Polinesia.


26/05/2020

Cast e credits

cast:
Peter Wight, Agnes Kittelsen, Jakob Oftebro, Odd-Magnus Williamson, Gustaf Skarsgård, Tobias Santelmann, Anders Baasmo Christiansen, Pål Sverre Hagen


regia:
Espen Sandberg, Joachim Rønning


titolo originale:
Kon-Tiki


durata:
120'


produzione:
Aage Aaberge


sceneggiatura:
Petter Skavlan


fotografia:
Geir Hartly Andreassen


scenografie:
Karl Juliusson, Lek Chaiyan Chunsuttiwat, Louise Drake af Hagelsrum


montaggio:
Perry Eriksen, Martin Stoltz


costumi:
Stine Gudmundsen-Holmgreen, Louize Nissen


musiche:
Johan Söderqvist


Trama
Alla fine degli anni '40 il giovane Thor Heyerdahl assolda sei temerari scandinavi per un'epica impresa: navigare a bordo di una zattera dal Perù alla Polinesia francese per emulare la spedizione di coloro che per primi, seguendo la medesima rotta, avevano secoli addietro colonizzato quell'arcipelago.   
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