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Krampus - Natale non è sempre Natale

di Michael Dougherty

horror comedy, Usa (2015)

CAST & CREDITS

cast:
Emjay Anthony, Stefania LaVie Owen, Allison Tolman, Conchata Ferrell, David Koechner, Toni Colette, Adam Scott

regia:
Michael Dougherty

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
98'

produzione:
Legendary Pictures, Universal Pictures

sceneggiatura:
Todd Casey, Michael Dougherty, Zach Shields

fotografia:
Jules O'Loughlin

scenografie:
Jules Cook

montaggio:
John Axelrad

costumi:
Bob Buck

musiche:
Douglas Pipes

Krampus - Natale non è sempre Natale | Recensione | Ondacinema

Krampus - Natale non è sempre Natale

di Michael Dougherty

horror comedy, Usa (2015)

di Matteo Zucchi

Voto: 6.0
"Mamma, fuori c'è una cosa strana."
"Che c'è ?"
"C'è un pupazzo di neve in giardino. Vedi ?"
"Ehm... è bellissimo, Max."

 

 

A volte essere un film (USA, per giunta) di grande successo in patria e ottenere pure un discreto responso critico non basta a garantirsi una distribuzione in Italia. Sorte capitata all'opus n°2 di Michael Dougherty che si è trovato ritirato dal mercato pochi giorni prima dell'uscita ufficiale nelle sale del 3 dicembre. Perché mai cancellare dal listino un'opera chiaramente mainstream a ridosso delle festività natalizie (e lontana dall'uscita di "Star Wars VII") ? Di certo il sottoscritto non lo sa. Forse il fatto che si tratti di un horror ? Ma si è certi sia realmente così?

Premessa insensata a parte, la questione della mancata distribuzione di questo film lasciata senza chiarimenti potrebbe forse avere le sue radici in pregiudizi nei riguardi del pubblico italiano. In effetti nel Belpaese non vi è mai stata una "tradizione" di "horror natalizi" a differenza degli Stati Uniti. Tradizione che, dopo aver sofferto per un paio di decenni un considerevole decadenza, pare ora aver ricominciato a ispirare registi e produttori hollywoodiani (si pensi al coevo del nostro "A Christmas Horror Story"). Ed è così che a otto anni dal suo film precedente (il discreto e altrettanto sfortunato con la distribuzione "La vendetta di Halloween") Michael Dougherty, noto ai più come sceneggiatore di "X-men 2" e "Superman Returns", ritorna con un horror che rielabora giocosamente gli stereotipi del genere (e soprattutto del sottogenere). Un horror tra virgolette, in realtà. Difatti "Krampus", al netto di un paio di trovate piuttosto inquietanti (in primis l'"armata" di pupazzi di neve), naviga in acque che non sono certo quelle del genere a cui apparentemente fa riferimento.

La sequenza iniziale del film, probabilmente la più riuscita dell'intero lungometraggio, esemplifica chiaramente il tono divertito ed ironico col quale si guarda non solo al genere (elementi del quale fanno capolino solo dopo almeno mezz'ora) ma soprattutto al culto tutto americano (per quanto ormai importato ogni dove) delle festività natalizie come trionfo del consumismo e dell'ipocrisia. Le caratterizzazioni davvero stereotipiche dei personaggi principali e delle dinamiche tra essi espandono il livello del discorso e tentano forse di elevare "Krampus" a ennesima riflessione postmoderna sul cinema di (ogni) genere. Peccato che questa riflessione non abbia mai luogo. Sfruttando elementi stereotipati della classica commedia per famiglie a tema natalizio ("Mamma, ho perso l'aereo" di Columbus si conferma nel bene e nel male uno dei prodotti mainstream più influenti degli anni '90) all'interno della struttura "dell'assedio" cara a tanto horror il film di Dougherty non fa altro che riprendere i tratti principali di questi due filoni e mescolarli senza molta soluzione di continuità. Ne consegue infatti uno stacco netto fra la prima e la seconda parte, nonostante alcuni deboli tentativi del regista di inserire comicità anche nel secondo segmento e un virtuosistico long take che riprende quello iniziale e tenta di saldare visivamente le metà del film.

Se l'opera del cineasta americano non offre molti spunti d'interesse a livello narrativo e strutturale bisogna vertere lo sguardo sul piano della rappresentazione. Infatti a livello visivo il film conferma la fatua buona qualità della confezione dell'horror hollywoodiano coevo e perciò presenta una discreta fotografia, per quanto palesemente corretta con la CGI, degli effetti speciali che stupiscono soprattutto quando non digitali e una figurazione delle creature al seguito del Krampus e dello stesso che è forse ciò che si ricorda più del film. Infatti, nonostante il cast sia composto principalmente da buoni caratteristi, nessuna interpretazione è memorabile e la sceneggiatura non sfrutta alcuni temi che fanno capolino in essa (la riduzione del Natale agli oggetti e alle abitudini che ne sono l'emblema, ma ancor più la trasformazione delle tradizioni culturali europee, frequentemente dark, avvenuta sul suolo americano) e ci conduce all'epilogo con un rapido e piuttosto indolore gioco al massacro (che prende a piene mani dai "Gremlins" di Dante) e una coda finale che sa molto di film d'avventura spielberghiano. Finale che esemplifica molto bene l'intera pellicola: efficace e divertente sul momento, dimenticabile e in fin dei conti gratuita già dopo poca riflessione. Da friulano avrei preferito una rappresentazione più degna di una figura così importante anche nel folklore del versante Sud delle Alpi.

Post Scriptum.
La buona qualità tecnica e la riuscita episodica ma indiscutibile di "Krampus" fanno ben sperare che un sottogenere come l'horror comedy, fondamentale per l'evoluzione del genere nel corso degli anni '80, possa rifiorire (si pensi anche a "The Visit" e al mockumentary "What We Do in the Shadows"). A riguardo il sottoscritto ci terrebbe a far notare come dopo la sbornia del "finto documentario" (apparentemente vicina a prossima fine), del filone esorcistico (questo ancora ben saldo) e del cosiddetto torture porn e dopo l'abuso di jumpscare e soggettive con handy (e shaky) cam il cinema horror americano (o comunque anglofono) stia riscoprendo negli ultimi anni il "gotico" (il recente "The boy" è solo l'ultimo e non certo uno dei miglior esemplari del sottogenere), l'horror "comico" o comunque ironico, il film dell'orrore in costume ("The Witch", in primis) e le sue varianti arty (l'appena citato, "Babadook" di Jennifer Kent, il finalmente in arrivo "It Follows", etc...). Se la quantità è difficilmente correlata (e correlabile) alla qualità, quando la prima prende la forma della diversificazione si può forse parlare di un sistema non più "sulla difensiva" ma in espansione. A questo lustro l'ardua risposta.