Kreuzweg - Le stazioni della fede | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Matteo De Simei
8.5/10

È diventato matto a forza di leggere Kierkegaard
(“Ordet”, Carl Theodor Dreyer)

Che importa, tutto è grazia
(“Diario di un curato di campagna”, Robert Bresson)


1. Maria viene condannata a morte

La quattordicenne Maria si sta preparando all’appuntamento con il sacramento della Cresima, traguardo che segna la fine dell’infanzia e il passaggio all’età adolescenziale. Proviene da una parrocchia cattolica fondamentalista che segue le orme della Congrega di San Paolo (nome fittizio che evoca la reale Fraternità Sacerdotale di San Pio X [1]) e che nasce a seguito del Concilio Vaticano II per battagliare contro il Vaticano e il Papa, rei di aver “voltato le spalle a duemila anni di tradizione cattolica”. La Congrega indice un credo altamente rigoroso, come testimoniano le parole al limite della morbosità evocate da Padre Weber, il prete che seduto al centro di una tavolata disserta le ultime lezioni ai ragazzini prima della cerimonia: soldati, battaglia, fuoco, nemico, sacrificio. In uno scarno piano sequenza a camera fissa di dieci minuti, lo spettatore assiste inerme all’annientamento della crescita individuale della giovane, al disfacimento della propria realizzazione personale e del libero arbitrio.

2. Maria porta la sua croce

Il regista tedesco Dietrich Brüggemann è l’autore di questo coraggioso, crudele viaggio nei meandri del cristianesimo radicale. Lo fa non solo nel contenuto ma anche nella forma, decidendo di mettere in scena tanti piani fissi quali sono i circuiti della Via Crucis di Cristo. Tableaux vivants che presentano una visione senza compromessi e senza retorica, dove gli attori sono diretti come in una coreografia teatrale, immersi nel medesimo spazio (come nel cinema di Roy Andersson). Nel secondo quadro Maria è accompagnata dalla sua corposa famiglia in un idillio bucolico compromesso dall’ intervento austero della madre che ridisegna il percorso della ragazza verso la collina del Golgota. L’unica gioia gliela regala il fratellino più piccolo, Johannes di quattro anni e affetto da un’imprecisata sindrome che ne priva la parola. Chiaro l’omaggio dell’autore a Dreyer: in “Ordet”, Johannes è il giovane studente di teologia che diviene pazzo studiando Kierkegaard e che attraverso la parola di Dio risveglierà dalla morte Inger.

3. Maria cade per la prima volta

Ad aiutarla lungo il percorso c’è Bernadette, la figura terrena a lei più vicina e l’unica con la quale possa confidarsi. La sua presenza potrebbe essere un riferimento a Marie-Bernarde Soubirous, la religiosa francese conosciuta per le apparizioni mariane alle quali ella stessa riferì di aver assistito (le stesse apparizioni con le quali quotidianamente accoglie con somma grazia la giovane martire). Proprio quando la figura di Bernadette è assente, Maria cade per la prima volta: Christian è un suo compagno di scuola che cerca strenuamente di condividere un’amicizia o qualcosa di più e la resistenza della ragazza (“non ti può piacere il rock e Bach”) sembrerebbe cedere nel momento in cui si viene a scoprire che la sua fede cristiana è affiliata a un’altra parrocchia e che lo stesso ragazzo canta in un coro il soul e il gospel, oltre alla liturgia sacra di Bach.

4. Maria incontra sua madre

Nella quarta stazione Maria riceve la madre. In auto la donna disconosce l’ecumenismo e vieta a Maria di avvicinarsi alle “tentazioni del diavolo”. La madre della ragazza incarna l’essenza dell’estremismo sacerdotale della Fraternità di San Pio X. I loro membri si oppongono alla libertà religiosa, al divorzio, all’omosessualità, ai pari diritti per le donne, all’aborto, alla separazione tra Stato e Chiesa, all’Islam, all’Ebraismo, all’Illuminismo. Nel 1975 è stata addirittura bandita dalla comunità ecclesiastica e il Vaticano ha considerato tutto questo come un primo passo verso uno scisma scomunicando i quattro vescovi nominati dall’arcivescovo fondatore Marcel Lefebvre. La menzogna è l’unica arma con la quale Maria può difendersi al momento dalle grinfie ossessive della madre/congrega che ne sorveglia le pulsioni più recondite.


5. Il confessore aiuta Maria a portare la croce / 6. Bernadette asciuga il volto di Maria

La sequenza della confessione segna il punto di non ritorno del racconto. Padre Weber acuisce in lei il concetto di chiusura e sacrificio verso ogni gioia della vita e per la prima volta la ragazzina si chiede se la strada del martirio, se l’obiettivo della santificazione, non sia poi così irraggiungibile. Brüggemann in questa sequenza profondamente statica e in chiaroscuro agisce con il solo ausilio della parola e getta una profonda inquietudine (una lettura che varca addirittura il registro dell’horror psicologico) che segna l’inizio della lenta consunzione della giovane. Nel piano successivo Maria, complice una telefonata di Christian, cede definitivamente a tavola insieme alla sua famiglia, colpita in modo irreparabile dalla violenza verbale della madre. La strada verso il Golgota è ora spianata. Nel pianto più disperato si rende improvvisamente conto che non esiste compromesso per raggiungere il sacrificio di Dio e neanche il tentato salvataggio di Bernadette permette il ripensamento di Maria. Lo spettatore diviene impotente non solo di fronte alla sofferenza vissuta dalla protagonista, ma anche nel riuscire a scandagliare in lei il barlume della pazzia o, per contro, la più lucida e razionale fede (punto di forza assoluto del film).

7. Maria cade per la seconda volta / 8. Maria incontra i suoi compagni di scuola

La prima tappa verso il disvelamento del Calvario avviene a scuola, durante l’ora di ginnastica. Brüggemann non fa uso per l’intera pellicola di colonna sonora eccetto in questa sequenza dove Maria accetta di essere flagellata dal bullismo pur di imporre all’insegnante di spegnere lo stereo che trasmette “The Look” dei Roxette e “Perfect Day” di Jan Weigel. Il malessere fisico della ragazza è sempre più accentuato e nella sequenza successiva decide di tagliare definitivamente i ponti con Christian in modo piuttosto brusco. Il regista, attraverso le parole della protagonista, insinua quanto la Chiesa oggi non possa più essere seria e affidabile con la tv e facebook come canali, come sia inattiva a esercitare l’impegno della fede e come voglia fossilizzare in realtà lo status quo di uno Stato Pontificio legato troppo spesso accostato all’abuso di prosperità e all'accondiscendente corruzione interna.

9. Maria cade per la terza volta / 10. Maria viene spogliata dalle sue vesti

Brüggemann poi si addentra nella cerimonia della messa tridentina. È il giorno della cresima per Maria, visibilmente pallida sul viso e priva di forze. Per la prima nel film l’immobilismo della macchina da presa cessa e un carrello trasporta la stessa in tre diversi quadri all’interno della medesima sequenza: prima il canto liturgico a cui prendono parte con enfasi adulti e bambini, poi il padre nostro rigorosamente in latino, infine il regista si posa dinnanzi al centro nevralgico della cerimonia. Al ricevimento del sacramento Maria perde i sensi e viene trasportata da un medico. Nell’ambulatorio la madre di Maria dirige uno scontro totale tra Fides et Ratio evocato nei secoli da Galilei, Newton, Einstein, Plank e in ultimo dall’Enciclica omonima di Giovanni Paolo II (“la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità”). Qua la collissione manichea diviene ancora più ostica (ai limiti dello scontro fisico) quando la Congrega (la madre) non accetta il pensiero critico della scienza (la malnutrizione, il bullismo subito) e nondimeno la riservatezza della figlia.

11. Maria viene inchiodata alla croce

Le sequenze all’interno dell’ambulatorio medico e quella dinnanzi al lettino d’ospedale con Maria in fin di vita rappresentano le più drammatiche e suggestive non solo perché raggiungono l’acme del racconto ma perché segneranno d’ora in poi la presenza fissa di un aiutante (il medico, Bernadette, Christian) . Tutti cadranno sotto la potestà materna ma il contraccolpo sullo spettatore è netto. La bilancia con la quale Brüggemann equilibra simmetricamente fanatismo esasperato e agiografia si sposta progressivamente e inevitabilmente su un lato. Neanche la fede di Bernadette riesce a concepire il suicidio della protagonista, né riesce a rinsavirne in tempo il corpo scarno e incolore. Nel dialogo intimista tra le due donne, l’autore si sofferma sulla filosofia kierkegaardiana che contrappone essenza/esistenza (l’intero film poggia le basi sul paradosso della fede del teologo danese: “credo quia absurdum”) e abbraccia la crisi della condizione umana descritta una vita intera da Bergman, in particolar modo, nella trilogia del silenzio e in “Sussurri e grida”.

12. Maria muore sulla croce

Se nel capolavoro di Bresson, “Diario di un curato di campagna”, le ultime parole, l’ultimo desiderio del curato di Ambricourt è quello di ricevere il Rosario dalla tasca dei pantaloni, in Maria l’ultima volontà è quella di ricevere per l’ultima volta la Comunione. La tragicità della sequenza in terapia intensiva si tramuta nella sofferenza più grottesca quando Padre Weber e l’eucarestia divengono la causa definitiva della morte della protagonista. Dopo l’ennesimo scontro tra fede (prete) e scienza (i medici rianimatori), la macchina da presa si sposta per la seconda volta nel film e va a inquadrare gli sguardi attoniti (mostruosamente asettici) della madre e di padre Weber che assistono agli ultimi istanti di agonia fuori campo della ragazza. Fuori campo (come Bresson, ancora lui, in “Un condannato a morte è fuggito” quando omette la fuga dall’auto del protagonista e come Tarr ne “Il cavallo di Torino” quando non distoglie la macchina dalla collina da cui fanno ritorno dopo pochi secondi padre e figlia) attraverso il quale Brüggemann omette la messa in scena di un epilogo che sa di non avere via di fuga.

13. Maria è deposta dalla croce

É in questo momento che avviene il colpo di scena e forse il momento più importante dell’intero film: con la morte di Maria sopraggiungono le prime parole pronunciate da Johannes: “Maria!”. Il miracolo è compiuto, come in “Ordet”, come ne “La fontana della vergine”. Come nel più recente “Lourdes” della Hausner. E come in quest’ultimo caso la pellicola si cela inevitabilmnete in una zona d’ombra: la Via Crucis di Maria è stato il risultato di un’educazione delirante al limite dell’insanità mentale o la storia di una Santa? Lo stesso dubbio che tormenta la madre tra deliri, vaneggiamenti e chissà, magari qualche senso di colpa, all’interno delle pompe funebri, con la figura del padre (sino a quel momento macchiettisticamente rappresentato come un inetto, un ignavo dai tempi addirittura comici) che per la prima volta prende le dovute distanze dalla moglie, quasi a rappresentare una presa di posizione dei fedeli, che dopo il martirio di Maria, si allontanano dalla Fraternità di San Pio X.

14. Maria viene sepolta nella tomba

“Kreuzweg” si chiude con l’ultima stazione, quella della tumulazione. Maria è rimasta sola, ad accompagnare il suo addio c’è solo Christian ma non la sua famiglia. Anche il regista, con l’ausilio di un dolly, saluta il corpo senza vita della giovane e per la prima volta fa fluttuare la camera, che ascende verso il cielo. L’anima di Maria ha raggiunto il tanto agognato paradiso.
La co-sceneggiatrice Anna Brüggemann, sorella del regista: “Noi volevamo realizzare un film che mostrasse in maniera esemplare come un'idea venga posta al di sopra degli esseri umani e come i bambini non godano, alla base, della fiducia dei propri genitori. Volevamo descrivere una persona giovane con una volontà forte che trova una soluzione drastica per unire la fede rigorosa nella quale è stata cresciuta e il suo desiderio, represso ma ancora molto vivo, di condurre una vita differente. Una giovane ragazza che, alla fine, riesce a vincere l'amore della madre sfuggendo, tuttavia, alla sua presa per sempre”. Un piccolo gioiello semi-invisibile “Kreuzweg” che però non è rimasto inosservato al Festival di Berlino nel 2014 dove si è aggiudicato l’Orso d'argento per la migliore sceneggiatura e il premio della giuria ecumenica. Senza dubbio una delle opere più importanti del nuovo secolo cinematografico.



[1] A tal proposito il regista: “Per molto tempo non abbiamo sentito molto parlare della Fraternità di San Pio X. Di tanto in tanto ci si imbatte in articoli divertenti o impegnati sul significato dei fondamentalismi religiosi. Ma è stato solo con l'elezione di Josef Ratzinger a Papa che il Cattolicesimo, inclusi i movimenti tradizionalisti, è approdato di nuovo al centro del dibattito pubblico. Nel 2009 Papa Benedetto XVI ha abrogato le scomuniche per i vescovi di San Pio e, allo stesso tempo, è venuto alla luce che uno di essi, il Vescovo Richard Williamson, continuava a negare l'Olocausto. Questa situazione  ha causato grandi sconvolgimenti all'interno della Chiesa”.


13/04/2020

Cast e credits

cast:
Lea Van Acken, Florian Stetter, Franziska Weisz, Ramin Yazdani, Lucie Aron


regia:
Dietrich Brüggemann


titolo originale:
Kreuzweg


distribuzione:
Satine Film


durata:
107'


produzione:
Leif Alexis, Fabian Maubach


sceneggiatura:
Anna Brüggemann, Dietrich Brüggemann


fotografia:
Alexander Sass


montaggio:
Vincent Assmann


costumi:
Bettina Marx


Trama
Maria ha 14 anni e la sua famiglia fa parte di una comunità cattolica fondamentalista