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L'uomo sul treno - The Commuter

di Jaume Collet-Serra

thriller, Canada/Regno Unito/Usa/Francia (2018)

CAST & CREDITS

cast:
Liam Neeson, Vera Farmiga, Patrick Wilson, Jonathan Banks, Sam Neill, Elizabeth McGovern

regia:
Jaume Collet-Serra

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
105'

produzione:
Ombra Films, StudioCanal, The Picture Company

sceneggiatura:
Byron Willinger, Philip de Blasi, Ryan Engle

fotografia:
Paul Cameron

scenografie:
Richard Bridgland

montaggio:
Nicolas De Toth

costumi:
Betsy Heimann, Jill Taylor

musiche:
Roque Banos

L'uomo sul treno - The Commuter | Recensione | Ondacinema

L'uomo sul treno - The Commuter

di Jaume Collet-Serra

thriller, Canada/Regno Unito/Usa/Francia (2018)

di Antonio Pettierre

Voto: 6.0
Con "L'uomo sul treno" la collaborazione tra il regista Jaume Collet-Serra e l'attore Liam Neeson è arrivata alla quarta pellicola, dopo i precedenti "Unknown - Senza identità" (2011), "Non Stop" (2014) e "Run All Night" (2015). Ormai si può dire che il direttore spagnolo, adottato da Hollywood, ha trovato il perfetto alter ego nell'interprete irlandese, che presta fisicità e volto ai personaggi di eroi comuni, losers, uomini sempre con una dirittura morale e un alto senso della giustizia. Anche in quest'ultimo film Neeson è Michael McCauley, irlandese, ex-poliziotto sessantenne, innamorato di sua moglie e con un figlio alle prese con la scelta dell'università. Da dieci anni lavora in un'assicurazione e fa il pendolare (da qui il titolo originale) dalla provincia verso New York tutti i giorni, agli stessi orari, alle prese con la vita quotidiana.

C'è una identificazione mimetica tra la personalità dell'attore e quella del personaggio e il fatto più interessante è la possibilità di identificarsi per lo spettatore con un uomo all'apparenza, tutto sommato, "normale", alle prese con problemi comuni a molti. Collet-Serra sceglie un modo intelligente di rappresentare questi aspetti compiendo una sintesi nelle sequenze di testa, utilizzando un montaggio ellittico, dove dalla sveglia alle sei del mattino fino alla salita sul treno della stazione di partenza, si susseguono una serie di inquadrature iterate nelle azioni ma con cambi temporali, proprio per dare massima potenzialità della messa in scena della quotidianità del personaggio implodendo dieci anni di vita da pendolare.

Il tutto per arrivare al cuore della narrazione: il giorno in cui, inaspettatamente, McCauley è licenziato in tronco dalla società per cui lavora con l'unica buona uscita di un'assicurazione sanitaria per tutta la famiglia. Vecchio, stanco, con una doppia ipoteca sulla casa, alle prese con la retta per l'università del figlio, l'uomo si trova all'improvviso senza nessun futuro davanti a sé. Questa premessa sarà la causa scatenante della svolta narrativa, quando nel viaggio di ritorno sul treno incontra Joanna, una psicologa, che lo mette di fronte a una scelta: un facile guadagno per un semplice lavoro, trovare e individuare una persona sul treno che non sia tra i pendolari conosciuti dll'uomo.

Collet-Serra è ormai uno specialista di film di genere thriller (ma ricordiamo anche gli interessanti horror "La maschera di cera" e "Orphan") e "L'uomo sul treno" (di cui è anche co-produttore), oltre a ripetere nello sviluppo narrativo, descrizione del personaggio e messa in scena le sue pellicole precedenti, è quasi un giallo di stampo hitchcockiano aggiornato dal punto di vista stilistico e richiama narrativamente alcune atmosfere della scrittrice Agatha Christie.

L'uomo comune alle prese con un complotto più grande di lui, che lentamente ricostruisce per immagini-puzzle la tela in cui è stato coinvolto, è rappresentato per due terzi del film in modo coerente e con un certo fascino, in un meccanismo filmico ben strutturato e millimetrico nel suo sviluppo narrativo. Peccato poi che nel finale il regista si faccia prendere la mano e trasformi McCauley in un classico eroe da film action arrivando fino al deragliamento del treno, metaforicamente rappresentabile come quello che succede alla pellicola con un the end scontato, dove i buoni vincono e i cattivi sono tutti puniti. La ricerca della spettacolarità comprime l'ottimo lavoro fino a quel punto condotto dal regista, supportato da una troupe tecnica di solidi professionisti, dove si fanno notare il direttore della fotografia Paul Cameron (citiamo come esempio del suo lavoro "Collateral" di Michael Mann) e dallo scenografo Richard Bridgland.

In effetti, il senso di claustrofobia nei due terzi del film, ambientato sul treno, e la capacità dinamica della macchina da presa, con un utilizzo di una fotografia realistica, sfruttano al massimo unità di luogo e tempo, producendo una costante tensione e paranoia in una struttura stilistica già presente in "Non Stop" (ambientato interamente su un aereo con le medesime dinamiche) ed elemento costante in tutta la filmografia del regista spagnolo. Anche se alla fine sembra che per trovare un nuovo lavoro al giorno d'oggi sia necessario addirittura trasformarsi in un eroe, "L'uomo sul treno" è un prodotto di genere per la maggior parte della visione godibile e appassionante che conferma Collet-Serra un professionista dalle solide capacità tecniche per dirigere pellicole divertenti e sempre influenzate da temi contemporanei e riconoscibili.