CAST & CREDITS

cast:
RZA , Rick Yune, Russell Crowe, Lucy Liu, Dave Bautista, Jamie Chung, Cung Le, Byron Mann

regia:
RZA

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
96'

produzione:
Marc Abraham, Eric Newman, Eli Roth

sceneggiatura:
RZA, Eli Roth

fotografia:
Chi Ying Chan

scenografie:
Drew Boughton

montaggio:
Joe D'Augustine

costumi:
Thomas Chong

musiche:
RZA, Howard Drossin

L'uomo con i pugni di ferro | Recensione | Ondacinema

L'uomo con i pugni di ferro

di RZA

azione, exploitation, Usa (2013)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 3.5
Iperbolica e schizofrenica variazione degli stilemi tarantiniani in salsa wuxiapian, "L'uomo con i pugni di ferro" segna l'esordio dietro la macchina da presa dell'eclettico rapper americano RZA. Un debutto - va detto subito - per nulla entusiasmante. Nonostante una gestazione lunga quasi nove anni e un presenter assai furbo (e in ambito promozionale dal palato non proprio fino) come il regista di "Pulp Fiction", questo grezzo e monotono pastiche ripete l'ennesima dichiarazione d'amore al sottobosco cinematografico d'exploitation, senza proporre riletture originali o slanci innovativi.

A parte i lunghi combattimenti che, attentamente coreografati e traboccanti di emoglobina, saccheggiano troppi trucchetti visivi dai virtuosismi del primo "Kill Bill" per imprimersi nella mente dello spettatore, "The Man With The Iron Fists" offre ben poco. Anzi, RZA sembra fallire proprio nell'emulazione delle (abusatissime) cifre stilistiche che hanno reso famoso il suo mentore: la scrittura ostenta un'imbarazzante sciatteria, riducendosi presto a noioso inventario di personaggi stereotipati e incolori, mentre il brio registico intelligentemente citazionista diventa un semplice saccheggio di idee e sequenze più o meno vintage, assemblate con toni epici e vagamente supponenti che non riescono a nascondere un chiaro dilettantismo di fondo.
Così di questa ambiziosa opera prima, nonostante una riuscita soundtrack originale e mutevole, resta solo un ridicolo profluvio di morti violente ed effettacci oltremodo pacchiani, un insulso carnevale di scenari kitsch e scopiazzature abbastanza manifeste che raggiunge gli apici del cattivo gusto nel flashback in bianco e nero alla "Sin City", racconto del triste vissuto dell'eroico protagonista, e in un finale caciarone che, complice un cafonissimo puzzle di split-screen, non riserva né ritmo, né tensione, né divertimento.

Ma la figura peggiore è riservata agli interpreti: dall'inespressivo e stoico regista (che s'è cucito addosso un personaggio à la "Django" in trasferta cinese) a un Russell Crowe mai così bolso e ingessato (che sembrerebbe fare le veci del dottor Schultz di Waltz), passando per tutta una nutrita galleria di star orientali e mastodontici wrestler, si avverte la grave mancanza di prestazioni centrate e di una direzione d'attori credibile.

Dopo i truculenti (e insignificanti) smembramenti di "Hostel", il dittico torture-porn firmato Eli Roth (che qui appare in veste di co-sceneggiatore e produttore), la Tarantino-factory continua a riservare brutte sorprese. D'altra parte, sapendo che RZA aveva in mente un progetto ancor più smisurato, ovvero il trasferimento di ben quattro ore di girato in due lunghi film, tiriamo un sospiro di sollievo. Poteva pure andare peggio.