La donna alla finestra | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Domenico Ippolito
4.0/10

Anna Fox è una psicologa di Manhattan che vive rinchiusa da quasi un anno: soffre di agorafobia, un disturbo che le impedisce persino di oltrepassare la soglia di casa. La sua malattia nasce dopo la separazione con l'ex-marito, con il quale comunica esclusivamente per telefono, e il conseguente allontanamento dalla giovanissima figlia; in cura presso un suo collega, che la visita a domicilio, Anna abusa di psicofarmaci e alcol, lasciandosi ossessionare dai suoi vicini, che osserva (e a volte fotografa) dalla sua finestra. In particolar modo, si interessa alla famiglia Russell, appena trasferitasi dall'altra parte della strada. Per motivi legati proprio al loro recente arrivo, sia il figlio adolescente Ethan che i due coniugi Alistair e Jane le faranno visita: le cose si complicano quando, dopo uno dei suoi appostamenti, Anna è testimone oculare di un delitto; a questo, si aggiungerà la misteriosa presenza di una seconda signora Russell.

Nel corso della sua carriera, il regista britannico Joe Wright si è confrontato con alcuni grandi nomi della letteratura, adattando due tra i più celebri romanzi di tutti i tempi, “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen e “Anna Karenina” di Tolstoj, avvicinandosi a un classico per ragazzi nel film “Pan”, nonché cimentandosi con la narrativa contemporanea, con il riuscito “Espiazione” tratto da McEwan. Nel suo nuovo film, anche questo adattato da un recente bestseller, stavolta Wright duella con un suo collega, nientemeno che col Maestro del brivido Sir Alfred Hitchcock.

“La donna alla finestra”, infatti, ha già nel titolo un chiarissimo riferimento al celebre “La finestra sul cortile”, in cui il fotoreporter interpretato da James Stewart era costretto sulla sedia a rotelle per un incidente e, spiando ciò che avveniva al di là della sua finestra, finiva con l'indagare su un delitto, proprio come capita ad Anna. Inoltre, il riferimento è esteso ulteriormente dalla cinefilia della donna, che trascorre le sue notti insonni a vedere classici del cinema, tra cui spicca l'altrettanto famoso “Io ti salverò”, sempre di Hitchcock, un thriller di ambientazione psichiatrica, reso immortale dalla scenografia di una famosa sequenza onirica, firmata da Salvador Dalì. Inoltre, la doppiezza della signora Jane Russell (che ha lo stesso nome della nota attrice statunitense degli anni Cinquanta) non può che portare alla mente altri personaggi tipicamente hitchcockiani, come quelli di “Rebecca” e “La donna che visse due volte”.

Tutto questo apparato citazionista non si traduce, però, in una rilettura in chiave moderna della filmografia del Maestro, bensì in un impianto sovraccarico che schiaccia letteralmente la narrazione, la quale non riesce mai a intrigare né a sorprendere, a parte qualche sporadico momento. Amy Adams non trova la tonalità giusta per sfumare le nevrosi della protagonista e offre, invece, una recitazione che va spesso fuori giri; il resto del cast, notevolissimo, pare davvero sprecato se si pensa che attori del calibro di Gary Oldman e Jennifer Jason-Leigh contano poche (e telefonate) battute, apparendo così del tutto sostituibili; del resto, anche a Julianne Moore è affidata, in pratica, una sola scena.

Sono risapute le difficoltà produttive della pellicola, emerse già dopo i primi screenings; aggiustare il tiro in corsa, dunque, si è rilevato improbo, probabilmente a causa dell'imbarazzo nel ricalibrare certe suggestioni e sottotesti, i quali appaiono altresì rimaneggiati, tanto da diventare palesi e sovrabbondanti. Difatti la scrittura, poco ispirata, insiste troppo su alcuni topoi del racconto di suspence e finisce con l'appiattire ogni svolta narrativa. I personaggi di contorno, come il coinquilino maledetto David, il poliziotto comprensivo e altruista, nonché l'adolescente disadattato, sembrano pedine di una scacchiera costruita in maniera preconfezionata e, tuttavia, ben poco lucida.

Anche la regia di Wright non riesce a emergere, affogata nella morsa di questa casa newyorkese al pari della sua protagonista, nonostante provi ad allargarne il raggio d'azione, mediante l'inserimento di elementi visionari, oppure presi dal teatro, peraltro già visti in “Anna Karenina” (in ben altro e giustificato contesto). Questi espedienti, però, al netto della loro suggestività, non smarcano la pellicola dal suo intrinseco carattere artificioso. In maniera del tutto speculare, finiscono in questo calderone anche le (poche) scene d'azione, le quali non fanno altro che ribadire il senso di inverosimiglianza che “La donna alla finestra” si porta appresso fin dalle primissime sequenze.  


01/06/2021

Cast e credits

cast:
Amy Adams, Gary Oldman, Julianne Moore, Jennifer Jason Leigh


regia:
Joe Wright


titolo originale:
The Woman in the Window


distribuzione:
Netflix


durata:
100'


produzione:
Fox 2000 Pictures


sceneggiatura:
Tracy Letts


fotografia:
Bruno Delbonnel


scenografie:
Kevin Thompson


montaggio:
Valerio Bonelli


costumi:
Albert Wolsky


musiche:
Danny Elfman


Trama
Anna Fox, psicologa di Manhattan, soffre di agorafobia e osserva in maniera compulsiva la vita dei suoi vicini, la famiglia Russell. Quando dall'altra parte della strada verrà commesso un atroce delitto, Anna comincerà a indagare.