CAST & CREDITS

cast:
Nikolaj Coster-Waldau, Lake Bell, Jon Bernthal, Holt McCallany, Benjamin Bratt

regia:
Ric Roman Waugh

distribuzione:
Notorious Pictures

durata:
121'

produzione:
Michel Litvak, Gary Michael Walters, Jonathan King, Ric Roman Waugh

sceneggiatura:
Ric Roman Waugh

fotografia:
Dana Gonzales

scenografie:
Guy Barnes

montaggio:
Michelle Tesoro

costumi:
Kelli Jones

musiche:
Antonio Pinto

La fratellanza | Recensione | Ondacinema

La fratellanza

di Ric Roman Waugh

thriller, drammatico, Usa (2017)

di Matteo Pennacchia

Voto: 5.5

Premesse di un'educazione criminale: business man con bella moglie, bel figlioletto, bella casa, bel portafoglio, uccide in un incidente d'auto il proprio migliore amico e viene spedito in galera senza indugio. Entra subito, suo malgrado, nella logica delle fazioni: i galeotti sono divisi in gang razziali e lui viene irretito dagli ariani, che gli offrono protezione in cambio di una fedele affiliazione vita natural durante. E quindi Jacob, ribattezzato Money, per sopravvivere impara le regole carcerarie, si riempie preventivamente di tatuaggi inneggianti al white power e scarcerato anni dopo realizza sconsolato che una volta nella gang, per sempre nella gang.

Ric Roman Waugh è uno stuntman approdato da qualche tempo alla regia, Nikolaj Coster-Waldau è una delle star di "Game of Thrones". In zona pregiudizio, cosa era lecito aspettarsi da "La fratellanza" non si sa o si sa fin troppo bene; a ogni modo Waugh si cimenta anche con la sceneggiatura e fa evolvere Money in flashback, dalle visite della moglie in prigione al primo omicidio su commissione, e da qui un'escalation di lavoretti sporchi cui l'eroe si presta con forzata abnegazione sulla strada che porta al rispetto, la merce più cara della gang. Quello che sembra il percorso di depravazione di un ex brav'uomo, pieno di dilemmi morali e tradizionali contaminazioni noir fra luci e ombre, è costeggiato da una vena drammatica che trova soluzione nella situazione famigliare di Money: finalmente fuori, la moglie non lo vuole più vedere, il figlio gli rimprovera l'assenza e lui poveraccio fa di tutto per proteggerli, in segreto e a distanza, dalle nubi fuorilegge della sua nuova esistenza. In questo, il suo personaggio sulla carta non è lontanissimo dal Nikolai di "La promessa dell'assassino": costretto a fare (e farsi) del male per poter fare del bene, costretto a isolarsi dalle persone a cui è legato per permettere loro di vivere in pace; ma dove lì il motore era il miraggio di un senso di giustizia universale, qui Money agisce solo per amore privato, utilizzando gli strumenti che gli sono stati forniti in prigione, la violenza, l'inganno. Il parallelo c'è comunque e sfiora pure la questione identitaria, ovviamente su livelli diversi: cruciale in Cronenberg, pretesto in Waugh, al quale non bastano pochi cenni alla ritualità dei tatuaggi e alla voragine etica tra fine e mezzo per imbastire un discorso serio sull'essere e sul fare. Gli slanci in questa direzione sbattono contro la prevalenza di una camera a mano muscolare, ma più modaiola che sincera, e che nemmeno si risparmia un iperdosaggio di ralenti enfatici; e contro la sensazione che ogni scena sia stata girata due volte e che al secondo ciak il regista abbia chiesto agli attori di assumere un'espressione ancora più intensa. Effetto imitazione involontaria nei pressi.

La struttura a flashback comprime una lunga serie di frammenti narrativi in manciate di minuti sprecati, frettolosi, e per gran parte del film si assiste al classico trailer espanso. Location carcerarie suggestive e tratteggio stereotipato, televisivo, ma superficialmente efficace del mondo della rivalità fra bande non servono a scrollarsi di dosso la noia di una visione puntellata su una retorica melodrammatica e reazionaria che non varca la successione costante di climax sempliciotti e piccoli grandi twist, immersi in una forma che non sa se guardare all'astrazione, alla fiction da prime time o al realismo, fallendo tutte le mire. Nell'intrecciare adrenalina e intimità emotiva ogni tanto si ammicca a Mann ma il risultato è gracile, e motivazioni e vittime degli accessi di brutalità di Money mondano il personaggio dalle impurità che potrebbero renderlo di un'ambivalenza umana, intrigante, consegnandogli invece discolpe da angelo custode. Perlomeno manca il ricongiungimento finale fra il buon delinquente & famiglia, ipotesi paventata per l'intero corso della pellicola, benché un'assoluzione filiale-spirituale arrivi in conclusione via lettera come via lettera era cominciata la danza degli affetti e dei misfatti, fulcro degli eventi.