CAST & CREDITS

cast:
Alba Rohrwacher, Simon Abkarian, Sami Bouajila, Denis Podalydès, François Cluzet

regia:
Thomas Kruithof

distribuzione:
WTFilms

durata:
93'

produzione:
2425 Films - Scope Pictures - Radio Télévision Belge Francophone (RTBF)

sceneggiatura:
Yann Gozlan - Thomas Kruithof - Marc Syrigas - Aurélie Valat

fotografia:
Alex Lamarque

scenografie:
Françoise Joset

montaggio:
Jean-Baptiste Beaudoin

costumi:
Christophe Pidre

La meccanica delle ombre | Recensione | Ondacinema

La meccanica delle ombre

di Thomas Kruithof

thriller, Belgio (2016)

di Alessandro Viale

Voto: 7.5
Lavorare su un genere, rispettarne le regole ma riuscire a far emergere il proprio sguardo o, meglio ancora, la propria mano.
Questo l’obbiettivo raggiunto dal poco conosciuto regista Thomas Kruithof, qui al suo primo lungometraggio. Siamo dalle parti del thriller paranoico che ha regalato capolavori del cinema come "I tre giorni del condor" tanto per citare uno dei titoli più noti e riusciti o anche "La conversazione", capolavoro assoluto del genere, ma pure è evidente un occhio di riguardo al polar francese più classico.
La storia è lineare: Duval, alcolista, perde il lavoro. Dopo alcuni anni a cercare di mettersi in sesto diventa astemio ma non trova uno stipendio. Ormai è troppo vecchio per farsi riassumere da qualche azienda. Casualmente, o forse no, viene contattato da un uomo misterioso che gli offre un lavoro perfetto per lui, così preciso e serio. Ogni giorno deve recarsi in un appartamento e trascrivere dei nastri con una macchina da scrivere. Sulle audiocassette sono registrate delle conversazioni telefoniche, e man mano che il lavoro va avanti inizia a intuire che c’è qualche cosa di poco pulito, un sequestro, dei morti e da lì parte la sua odissea paranoica. Dove ovviamente nulla è esattamente come sembra e dove la fiducia non la si può dare a nessuno. Forse solo un’amica conosciuta agli alcolisti anonimi può stargli vicino…
Duval è interpretato da François Cluzet in maniera straordinaria e perfetta. Un lavoro sul corpo e sul volto che davvero tolgono il fiato. Il personaggio è perennemente irrigidito e isolato, circondato da ambienti che di volta in volta sembrano rispecchiarlo. Come nella scena di chiusura dell’incipit in azienda, quando si ritrova ubriaco seduto in terra con tutti i faldoni perfettamente impilati. O nella stanza asettica delle trascrizioni. Duval è un uomo che deve mantenere il controllo. Non per nulla riesce a stare lontano dall’alcool, la gestione delle pulsioni è l’unica soluzione. E questo suo freddo controllo non può che diventare schizoide una volta che si trova di fronte a un intrigo internazionale, dove politica e servizi segreti stanno facendo un lavoro sporchissimo. Come si può avere il controllo di una situazione tanto delirante? Grazie al regista e al suo cosceneggiatore Yann Gozlan la storia non sbanda mai, se non consideriamo l’ultimo minuto e mezzo, dove necessariamente per trovare una chiusa coerente ma diciamo non universalmente pessimista c’è un piccolo elemento estraneo alla linearità costruita.

Dicevamo, non sbanda mai e avrebbe potuto farlo per esempio nella sottotrama della amica alcolista, interpretata da una brava Alba Rohrwacher. Un espediente che poteva essere un facile ponte alla classica love story sbilenca e invece sta lì, anche esso immobile. Non banalizzato o solo accennato, ma funzionale all’approfondimento del personaggio. Thomas Kruithof è giovane, ma è evidente che ha studiato bene il lavoro da regista. Non si fa prendere da virtuosismi o furberie come molti suoi colleghi. Asciutto è l’ambiente, il protagonista, e tale è la regia. Tutto composto con quadri fissi e panoramiche. Forse una steadycam e un paio di carrelli da destra a sinistra (forse perché potrei averne perso qualcuno). Un film di montaggio, di incastri. Di tasselli di puzzle incastrati uno a uno (e qui uso la metafora del puzzle, quella visiva nel film è l’unica cosa che mi è parsa eccessivamente smaccata).
"La Mecanique de l’Ombre" è un film teso, ma non punta sulla tensione, i ritmi non sono sincopati o in accelerazione e questo fa sì che si proceda lentamente senza forzare la mano. E le luci, i colori ribadiscono questo equilibrio forzato. Le Mecanique de l’Ombre è il primo lavoro di un regista che, se saprà ripetersi magari in un lavoro meno derivativo o citazionista, avrà certamente un futuro sorprendente davanti.
 p.s. Se François Cluzet non vince il premio come miglior attore ci scandalizzeremo!