Ondacinema

recensione di Diego Testa
7.0/10

la notte ha divorato il mondo

Qual è il rumore dell'apocalisse? Il silenzio, nonostante i morti tornino per mangiarsi i vivi. "La notte ha divorato il mondo", titolo che contiene la feralità dell'unica tensione dello zombi e anche la poetica teorica con cui il film la rappresenta, strumentalizza la zombificazione per spostare lo sguardo verso ciò che ne consegue ossia l'autoisolamento negli spazi vuoti degli appartamenti.

Un giovane musicista si sveglia in casa di amici e di lì a poco si accorgerà di essere circondato da persone morte che si nutrono dei vivi. Parigi sullo sfondo, i tetti inconfondibili e la Tour Eiffel insieme a loro. Intorno a lui i sopravvissuti iniziano a morire finché a rimanere vivo e isolato nell'edificio Sam è ormai l'unico.
"La notte ha divorato il mondo" si configura come uno zombi film primariamente riflessivo, cosparso di segni di cui si avverte il discorso teorico come primario rispetto all'andamento dell'azione: lo spazio vitale si riduce alle stanze delle abitazioni, nuovo fortino ideologico dopo quello romeriano del supermercato. Stavolta però lo zombi all'esterno funge unicamente da meccanismo d'innesco per il genere mentre Rocher si prende spazio per inscenare la trasformazione dell'isolamento.

Partendo dal principio, Sam è sempre stato tendente alla solitudine, elemento caratteriale a cui la sua ex ragazza accenna quando lui si reca nell'appartamento di lei per riprendersi delle audiocassette con dentro le sue incisioni. Nell'arco di una notte il mondo cambia: Sam stavolta è solo, e al contempo totalmente diverso, poiché unico superstite, rispetto alla "nuova" normalità che lui stesso riconosce in un mondo morto.

La solitudine diviene per il ragazzo letteralmente la sua salvezza, non volendo rischiare di avventurarsi oltre il riparo dell'edificio. La consuetudine giornaliera passa attraverso gli oggetti con cui approvvigionarsi l'acqua, comporre melodie o sfogare il bisogno ludico. L'oggettistica si colloca spesso al centro del quadro di Rocher, sia in funzione utilitaristica (i contenitori per l'acqua, le scorte) sia ludica (gli strumenti musicali, il fucile ad aria compressa). 
Questo sguardo sugli interni e su ciò che li adorna separa Sam dal silenzio esterno che difatti è la vera gabbia dalla quale il musicista prova a fuggire. La desolazione e il sangue sulle pareti non lo spaventano quanto l'assenza che lo attornia. Per questo motivo Sam ricorre al suono di strumenti musicali (convenzionali e non) o le registrazioni di un bambino, ormai ex inquilino di una casa, per provare a ricordare la vicinanza alle altre persone. Estrema forma di queste fughe rumorose è il monologo/soliloquio con un non-morto imprigionato nell'ascensore da cui non può farsi ascoltare realmente.

L'approccio riflessivo di Rocher ha una tensione negativa in quanto nega perentoriamente qualsiasi svolta vitalistica al suo protagonista. Sam si sposta tra le stanze del suo rifugio/palazzo anche attraverso l'atto del guardare filtrato il più delle volte da un buco nella parte, una serratura, un binocolo insomma una cornice sull'altrove la quale rimanda sempre a un evento di morte.
La riduzione di qualsiasi strumento informativo (telefoni e televisori sono sostituiti dalle audiocassette) partecipa di questa gestazione della solitudine che culmina nella gestazione del rito funerario come trait d'union tra vita, morte e tracce d'umanità.

L'astrattismo dei temi perde a volte il controllo, desideroso di farsi prioritario e scevro dagli aspetti "di pancia" tipici di uno zombi film, sovraesponenedo il sottotesto (lo zombi che torna nella propria abitazione); tuttavia Rocher manipola con compostezza anche i momenti horror adattandoli alla rincorsa finale di testo-riflessione sulla solitudine umana eterodiretta.


19/04/2020

Cast e credits

cast:
Anders Danielsen Lie, Golshifteh Farahani, Denis Lavant, Sigrid Bouaziz, David Kammenos


regia:
Dominique Rocher


titolo originale:
La nuit a dévoré le monde


distribuzione:
Haut et Court Distribution


durata:
94'


produzione:
Haut et Court


sceneggiatura:
Dominique Rocher


fotografia:
Jordane Chouzenoux


scenografie:
Sidney Dubois


montaggio:
Isabelle Manquillet


costumi:
Caroline Spieth


musiche:
David Gubitsch


Trama

Sam si addormenta in un appartamento in festa. Il giorno dopo tutti a Parigi sono diventati zombi affamati di carne umana.

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