CAST & CREDITS

cast:
Derek Jacobi, Jamie Bloch, William Ainscough, Peter Spence, Cary Lawrence, Julian Bailey, Jean-Carl Boucher, Torri Higginson, Elliott Gould, Gemma Arterton, Mark Rendall, Sophie Nélisse, Alex Ozerov

regia:
Radu Mihaileanu

distribuzione:
Bim Distribuzione

durata:
134'

produzione:
Oï Oï Oï Productions

sceneggiatura:
Radu Mihaileanu, Marcia Romano

fotografia:
Laurent Dailland

scenografie:
Christian Niculescu

montaggio:
Ludo Troch

costumi:
Viorica Petrovici

musiche:
Armand Amar

La storia dell'amore | Recensione | Ondacinema

La storia dell'amore

di Radu Mihaileanu

drammatico, Francia/Canada/Romania/Usa (2016)

di Mirko Salvini

Voto: 5.5

Il romanzo di Nicole Krauss "La storia dell'amore", sin dalla sua pubblicazione nel 2005 accolta con entusiasmo sia da parte della critica sia da quella dei lettori, sembrava destinato ad arrivare sul grande schermo. Inizialmente fu il futuro regista premio Oscar Alfonso Cuaròn a lavorare sul progetto, ma come spesso succede le cose sono andate diversamente. Dodici anni dopo la trasposizione cinematografica è finalmente pronta anche se a realizzarla è stato Radu Mihaileanu, autore noto per "Train de vie", "Il concerto" e "Vai e vivrai". Nato in Romania, trapiantato in Francia, famiglia ebraica, nei suoi film Mihaileanu racconta i travagli che la società europea e mediterranea ha attraversato nel corso del Novecento e le difficoltà che caratterizzano il momento attuale, specie per quanto riguarda la convivenza pacifica fra diverse culture. Per questo, forse, "La storia dell'amore" potrebbe sembrare un'opera insolita per lui, visto che è recitata in inglese e la vicenda è in buona parte ambientata a New York ma se osserviamo meglio le tematiche affrontate si può capire cosa abbia spinto Mihaileanu ad affrontare questa impresa.

La storia del titolo è quella fra Leo Gursky, giovane polacco che vive in un piccolo villaggio destinato a conoscere la tragedia dei rastrellamenti nazisti, e la bella Alma Mereminski, la donna più amata di sempre, quasi un alter ego della Esther di "Train de vie". I due innamorati sono separati dalla guerra, ma Leo promette alla ragazza di raggiungerla presto in America, oltre che di scrivere un libro per celebrare il loro amore e di inviarle poco alla volta i capitoli. Naturalmente le cose andranno diversamente, anche se in effetti Leo attraverserà l'oceano, ritroverà Alma e il libro, intitolato appunto "La storia dell'amore", verrà scritto, influenzando la vita di tante persone. In particolar modo quella di una ragazzina newyorkese, Alma Singer, che vive con la madre vedova e il fratellino e deve il suo nome proprio al suddetto libro, anche se l'idea di innamorarsi come i protagonisti non l'attira per niente, nonostante la corte di un ragazzo russo di buona famiglia. Le strade di Leo, ormai anziano, disincantato e burbero deus ex machina, e della seconda Alma sono destinate a incrociarsi ma non prima che una girandola di caotici eventi si consumi.

Amore assoluto, gli orrori della seconda guerra mondiale, la paternità (artistica oltre che biologica) negata, sono tante le tematiche di carattere universale abbracciate dalla vicenda; inoltre Mihaileanu arricchisce ulteriormente il tutto con riferimenti alla la cultura ebraica nella quale si è formato. È ammirevole il ritmo scatenato che il regista sa imprimere alla vicenda (le musiche di Armand Amar, già in precedenza suo collaboratore, aiutano non poco) ed è facile provare simpatia per questi personaggi vivi e pieni di energia nonostante le difficoltà insormontabili che sono chiamati ad affrontare. Tuttavia si fa fatica a seguire la struttura che alterna piani temporali e narrativi distinti e si arriva a tre quarti d'ora dalla fine già abbastanza stanchi delle disavventure dei nostri eroi, anche perchè forse stavolta il regista (che ha curato l'adattamento insieme a Marcia Romano) non è riuscito né a dare alla storia quel tocco singolare che in genere distingue così bene le sue opere né a declinare gli importanti temi elencati precedentemente senza cadere nella banalità.

Vista la natura dei personaggi al centro delle storie, i film di Mihaileanu hanno bisogno di attori che sfoggino una certa vivacità e che si trovino a proprio agio sia nel registro drammatico sia in quello più leggero. Ovviamente la parte del leone la fanno il Leo anziano e la giovane Alma Singer. Derek Jacobi, uno degli interpreti shakesperiani più acclamati del secondo novecento, maestro riconosciuto di Kenneth Branagh, trova qui uno dei suoi rari ruoli cinematografici da protagonista (se si eccettuano infatti l'Arthur Clemman della "Piccola Dorrit" del 1988 e il Francis Bacon di "Love is the Devil" di dieci anni dopo, le sue esperienze cinematografiche, a differenza di quelle teatrali e televisive, sono sempre state da non protagonista, anche se in pellicole prestigiose), dando vita ad un personaggio che inizialmente era stato pensato per Ian Holm e John Hurt. Mihaileanu non manca di omaggiare alcuni suoi precedenti ruoli (l'imperatore Claudio della celeberrima produzione BBC anni settanta e l'esilarante Stuard Bixby del più recente "Vicious") e l'attore lo ricambia con una performance degna della sua fama (l'ex bambino attore canadese Mark Rendall interpreta Leo da giovane). Già notata in "Monsieur Lazhar" e nella "Storia di una ladra di libri", Sophie Nèlisse regala ad Alma Singer il suo viso simpatico e il giusto brio. Elliot Gould appare in un cameo macchiettistico ma divertente, mentre la prima Alma risulta forse troppo lacrimosa nell'interpretazione della bella Gemma Arterton.