La terra dei figli | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Alberto Mazzoni
8.0/10

"What happens when you lose everything?
You just start again.
You start all over again."
Maximo Park 

 

Se siete pronti per una storia cruda raccontata con talento, andate a vedere "La terra dei figli".

Dei non meglio specificati veleni hanno apparentemente posto fine alla società umana e singoli individui e piccole famiglie sopravvivono in quella che sembra una sterminata palude post-industriale. Il giovane protagonista, per svelare un segreto ben custodito, si troverà costretto a una ricerca disperata dei pochi sopravvissuti, vagando tra violenze e sogni. Tre quarti "The Road" di McCarthy, un quarto di "Pinocchio" di Collodi – e stiamo parlando di due capolavori assoluti – "La terra dei figli" ne coglie il senso meglio delle trasposizioni dirette.

Il film in realtà è liberamente tratto dalla graphic novel (si può dire fumetto? Dal fumetto) omonimo del grande Gipi – che è un'opera molto bella. Ma il film è probabilmente ancora migliore – alcuni dei sottotesti e dei rimandi li ho capiti completamente solo sullo schermo, anche se ho letto il fumetto più volte. Per quanto un fumettista cerchi di cadenzare il tempo con la scansione delle vignette, il cinema – il montaggio in particolare – è ancora l'arte principe nella manipolazione del tempo. "La terra dei figli" è un film girato bene in ogni suo aspetto, e quindi riesce in modo eccellente a rallentare, accelerare, raccordare le avventure del protagonista. Protagonista che è interpretato da Leon De La Vallée (in arte Leon Faun) – un giovane rapper che si sta facendo notare per la personalità un po' sghemba. Stare sempre in scena in modo molto fisico, spesso con poche o nessuna battuta, non è impresa facile per un giovane attore, ma Leon supera la prova alla grande, forse anche grazie a una certa identificazione attitudinale con il personaggio. Complimenti a lui e a chi lo ha scelto – speriamo i giovani fan colgano l'occasione per vedere un film bello e diverso dal solito. Ma tutto il cast è davvero bravo, comprese un paio di vecchie conoscenze sulle prime irriconoscibili.

Altra grande protagonista è la luce. Luci fioche, malandate, sopravvissute, negli interni. Luci di un grigio accecante negli esterni. Girando il bellissimo "Il racconto dei racconti" Garrone aveva detto che mentre Hollywood deve creare i luoghi (in particolare i castelli) fantastici con la computer graphic, noi ne abbiamo la penisola piena. Evidentemente lo stesso vale per la desolazione post-apocalittica. E l'uso del paesaggio lacustre/paludoso non è meramente estetico: due delle scene più potenti del film nascono da momenti di pesca (un po' particolari….).

Ultima nota. Il fumetto è di cinque anni fa – ma dopo "Contagion" di Soderbergh non si può parlare di nessun'altra opera profetica per quel che riguarda la pandemia. Il film ha però comunque una sua particolare rilevanza in questo momento, tra desolazione, ripartenze, ambiente al collasso e normalità impossibili. Un'ultima volta vi invito quindi ad andarlo a vedere.


07/07/2021

Cast e credits

cast:
Valerio Mastandrea, Valeria Golino, Leon De La Vallée


regia:
Claudio Cupellini


distribuzione:
01 Distribution


durata:
120'


produzione:
Indigo Film


sceneggiatura:
Claudio Cupellini


fotografia:
Gergely Pohárnok


scenografie:
Daniele Frabetti


montaggio:
Giuseppe Trepiccione


costumi:
Mariano Tufano


musiche:
Taketo Gohara


Trama

Dei non meglio specificati veleni hanno apparentemente posto fine alla società umana e singoli individui e piccole famiglie sopravvivono in quella che sembra una sterminata palude post-industriale. Il giovane protagonista, per svelare un segreto ben custodito, si troverà costretto a una ricerca disperata dei pochi sopravvissuti, vagando tra violenze e sogni.