CAST & CREDITS

cast:
Henry Cavill, Verónica Echegui, Sigourney Weaver, Bruce Willis

regia:
Mabrouk El Mechri

durata:
93'

produzione:
Intrepid Pictures

sceneggiatura:
Scott Wiper, John Petro

fotografia:
Remi Adefarasin

scenografie:
Benjamín Fernández

montaggio:
Valerio Bonelli

costumi:
Bina Daigeler

musiche:
Lucas Vidal

La fredda luce del giorno | Recensione | Ondacinema

La fredda luce del giorno

di Mabrouk El Mechri

azione, thriller, Usa (2011)

di Davide De Lucca

Voto: 5.0

Di Mabrouk El Mechri verrebbe da dire che "the joke's on him" con un'espressione inglese per indicare qualcuno che deride qualcosa e poi finisce per essere ridicolizzato a sua volta. Infatti dopo l'interessante "JCVD - Nessuna giustizia" ci si poteva aspettare qualcosa di più per la prima produzione made in Usa del regista francese. Nel suo film precedente, Van Damme interpretava se stesso, coinvolto suo malgrado in una rapina alla posta, e nella prima parte si parodiavano i film d'azione che l'avevano reso famoso. Ora, con "La fredda luce del giorno", titolo che magari suonerà bene, ma che non ha nulla a fare con la trama, El Mechri ripropone con cura un catalogo di tutti i cliché degli action-thriller che prendeva di mira. Film già visto, da proiettare durante un corso di sceneggiatura cinematografica dove spiegare tutti gli elementi da manuale e le cose da evitare.

La premessa è quella che vede il palestrato Henry Cavill come "uomo qualunque" costretto all'impresa da eroe per salvare la propria famiglia. Si scoprirà immediatamente in grado di maneggiare una pistola e svelare un intrigo internazionale legato niente meno che a una valigetta - espediente talmente banale che non chiameremo nemmeno MacGuffin. Il padre Bruce Willis è un agente segreto in incognito invischiato in un fattaccio a Madrid; la cattiva di turno, altra star degli action che furono, è Sigourney Weaver. Dialoghi insipidi e ridotti al minimo, inseguimenti in auto e a piedi, sparatorie, gli eroi che si calano dal tetto, il Governo, buoni che diventano cattivi, omicidi, l'avvenente aiutante indigena in gonnella, gli appostamenti, gli interrogatori, gli scambi nei parcheggi sotterranei: insomma, tutto quanto vi viene in mente da associare a un action e che sarete stufi di vedere. I colpi di scena, telefonati e prevedibili, scattano quasi ovviamente e senza che nessuno si stupisca, nemmeno i personaggi. E' stupefacente constatare che vengano ancora prodotte pellicole simili.

Film che sarebbe perfetto per il mercato home video se ancora esistesse, forse un riempitivo per tenere occupato Cavill prima dell'uscita del prossimo "Man of Steel", ma chi ci rimette è El Mechri alle prese con una sceneggiatura da fiera del banale di cui non è autore. Eppure il regista riesce a mantenere il ritmo, a non annoiare troppo, a rendere a tratti piacevole un plot che più stereotipato si fa fatica a immaginare. Molta camera a mano e un certo impegno però non bastano a El Mechri. Forse a mancare è proprio l'autoironia che aveva reso interessante il suo film del 2008. Se invece l'intero film fosse una parodia serissima, una barzelletta raccontata senza mai tradire un sorriso, allora saremmo di fronte a un capolavoro.