CAST & CREDITS

cast:
Carla Gallo, Scarlett Johansson, Thomas Haden Church, Colin Ford, Maggie Elizabeth Jones, Angus Macfadyen, Elle Fanning, Patrick Fugit, John Michael Higgins, Matt Damon

regia:
Cameron Crowe

distribuzione:
20th Century Fox

durata:
124'

produzione:
Julie Yorn

sceneggiatura:
Cameron Crowe, Aline Brosh McKenna

fotografia:
Rodrigo Prieto

scenografie:
Clay A. Griffith

montaggio:
Mark Livolsi

costumi:
Deborah Lynn Scott

musiche:
Jon Thor Birgisson (Jònsi)

La mia vita è uno zoo | Recensione | Ondacinema

La mia vita è uno zoo

di Cameron Crowe

commedia, drammatico, Usa (2011)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 4.5
Benjamin Mee, vedovo da pochi mesi, resta solo con i due figli: il quattordicenne Dylan e la piccola Rosie. Non riuscendo a dimenticare (e a far dimenticare ai pargoli) il dolore per la perdita della moglie, decide di cambiare vita. Abbandona la sua carriera, vende la sua casa e acquista un vecchio, fatiscente zoo nella periferia di Los Angeles che vuole rimettere in sesto. Ovviamente ulteriori problemi, sia economici che familiari, non si faranno aspettare.

"La mia vita è uno zoo" è forse in assoluto il peggior lavoro di Cameron Crowe. Infatti non è altro che un comunissimo film per famiglie hollywoodiano che, con un prolisso succedersi di banalità e facilonerie condito da molta retorica, riesce a mantenere altissimo il livello di superficialità sia nei momenti drammatici che in quelli comici. Dispiace dire che la delicatezza del romantico Crowe, fine narratore, sia diventata pura, inconsistente futilità, ma, di fronte a una pellicola come "We Bought A Zoo", è questa la brutta sensazione che si avverte.

Non si può risolvere un profondo problema di incomunicabilità tra padre e figlio con battute come «Proviamo a dirci quello che ci piacerebbe sentirci dire dall'altro» o «Sono un tuo fan, Dylan. Non l'hai ancora capito?». Non si può porre fine al dolore per la morte di una moglie amata solo facendo scorrere le sue foto sullo schermo di un computer e ricordando allegre scampagnate con tanto di girotondi nel prato. Anche il rapporto con gli animali, che doveva essere il vero motore della storia nel recupero dell'unità familiare, è ridotto a semplici situazioni "da cartolina". Tutto sembra finalizzato al perfetto confezionamento di un prodotto cinematografico di largo consumo, all'insegna del buonismo e del sentimentalismo facile. Poi, è meglio sorvolare su un happy-end imbarazzante (e obbligato) con tanto di miracolo meteorologico.

Matt Damon, sorriso bonario, riga al centro e capello lungo, è un family man insipido e deludente come pure la bella Scarlett Johansson, qui in versione romantica animalista. E non fanno eccezione le belle musiche di Jònsi (band-leader dei Sigur Ròs) o l'algida fotografia di Rodrigo Prieto. A fine visione, perciò, l'unica riflessione consolatoria potrebbe essere questa: come sarebbe stato sviluppato un soggetto del genere, aggiornamento microcosmico dell'american dream ai tempi di una nuova Grande Recessione, dal genio creativo, grottesco e geometrizzante di Wes Anderson, o dal dolceamaro Noah Baumbach, oppure - perché no - da Alexander Payne, che ha dimostrato non poca maturità nel ritrarre famiglie in crisi, specialmente nel suo bel "Paradiso amaro"? Chissà. Per il momento si valuta quel che si ha: ben poco.