CAST & CREDITS

cast:
Jack Nicholson, Helen Mirren, Vanessa Redgrave, Harry Dean Stanton, Mickey Rourke, Sam Shepard, Benicio Del Toro, Aaron Eckhart, Patricia Clarkson, Robin Wright Penn, Tom Noonan

regia:
Sean Penn

distribuzione:
Warner Bros.

durata:
124'

produzione:
Clyde Is Hungry Productions, Franchise Pictures, Morgan Creek Productions, Pedge Productions Inc.

sceneggiatura:
Jerzy Kromolowski, Mary Olson-Kromolowski

fotografia:
Chris Menges

scenografie:
Bill Groom

montaggio:
Jay Cassidy

musiche:
Klaus Badelt, Hans Zimmer

La promessa | Recensione | Ondacinema

La promessa

di Sean Penn

thriller drammatico, Usa (2001)

di Matteo De Simei

Voto: 8.0

Sin dalle prime e strette inquadrature “The Pledge” si presenta come una pellicola capace di persuadere lo spettatore in modo istantaneo. A renderlo curioso quel tanto che basta affinché ci si chieda chi o cosa possa aver ridotto l’uomo che vediamo subito sullo schermo in quello stato: il suo sguardo è perso nel vuoto, insieme a flebili brandelli di parole e il suo viso sporco e sanguinante è il ritratto di un’indelebile follia. Ciò che da qui segue, non sarà altro che un lungo flashback che si prolungherà per quasi l’intera durata del film.

La pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di Friedrich Dürrenmatt, narra le vicende di Jerry Black, poliziotto prossimo alla pensione ed in preda ad una forte crisi esistenziale. Nel suo ultimo giorno di lavoro in ufficio, tra foto personali e canne da pesca, Jerry riflette su cosa lo attenderà ora, una volta fuori da lì. Si sente solo e spaesato. Ma il destino, quanto mai crudele, è in agguato e si presenta nelle vesti di un raccapricciante assassinio perpetrato ai danni di una bambina. La conseguente promessa a cui presterà fede il detective Black risulterà essere il perno centrale della storia, un punto di non ritorno che segnerà la trasformazione psicologica del personaggio. Prestare fede alla promessa fatta alla madre della povera vittima (per la "salvezza dell'anima sua") significa non tanto far giustizia, quanto piuttosto poter redimere se stesso e trovare finalmente un senso alla sua vita. La tensione incrementa proporzionalmente con l’ossessione e la follia del protagonista mentre le sequenze di pesca (unici momenti di quiete interiore della pellicola) vengono significativamente accostate alla pazienza nell’aspettare il momento giusto e, chissà, anche in quello stato di incoscienza frutto della propria ossessione che porterà Jerry a far agire da “esca” una povera ed innocente bambina.

Uno dei punti di forza del film è rappresentato da un uso particolarmente ricco di primi piani e di ravvicinatissime inquadrature volte a mostrare con una cura quasi maniacale volti e oggetti. Parallelamente innumerevoli campi lunghissimi introducono, di volta in volta, in ambienti totalmente differenti, dapprima dominati dal deserto per poi passare al ghiaccio e alla neve fino ai laghi montani del Nevada. Proprio la natura costituisce una cornice perfetta all'ossessione ed alla progressiva degradazione del protagonista e Penn, assieme a Chris Menges e alla sua splendida fotografia, riescono con ottimi risultati a creare un clima morale e sociale di rara desolazione, in grado di evocare alla perfezione il senso di impotenza progressiva del detective.

Maestosa l’interpretazione di Jack Nicholson. Così come è molto buono il resto del cast: da Vanessa Redgrave alla parentesi problematica affrontata da Benicio Del Toro. Da un compatto Aaron Eckhart alla sorpresa positiva di Robin Wright Penn, moglie del regista. Proprio Sean Penn, alla sua terza regia dopo i mediocri “Lupo solitario” e “Tre giorni per la verità”, sforna un mix di compattezza e virtuosismo (bravura confermata dal successivo e splendido “Into the wild”). Tutti gli elementi del genere thriller sono ben presenti ma si viene a creare una situazione distorta e deformata volta a smontare i meccanismi che stanno alla base del genere. Questo perché Penn sostituisce alla morale pratica una morale metafisica in cui regna l’assurdo: il razionale non prevale affatto sul caos e chi fa affidamento sulla razionalità finisce per esserne la prima inconsapevole vittima. Dal momento della promessa l'investigazione diventa ossessione, angoscia perenne. Il poliziotto sente l'identificazione e la cattura del colpevole come un dovere morale, forse un riscatto alle tante occasioni della propria esistenza in cui si è mostrato inadeguato. Nell'inchiesta è lui ad essere in gioco, è la sua natura umana più che quella professionale. Indaga lentamente, pazientemente. Osserva, interroga e intuisce ma nulla è sufficiente di fronte al destino.