CAST & CREDITS

cast:
Paul Giamatti, Rosamund Pike, Dustin Hoffman, Rachelle Lefevre, Minnie Driver, Scott Speedman, Bruce Greenwood, Ellen David

regia:
Richard J. Lewis

distribuzione:
Medusa Film

durata:
132'

produzione:
Fandango, Serendipity Point Films

sceneggiatura:
Michael Konyves

fotografia:
Guy Dufaux

scenografie:
Claude Paré

montaggio:
Susan Shipton

costumi:
Nicoletta Massone

musiche:
Pasquale Catalano

La versione di Barney | Recensione | Ondacinema

La versione di Barney

di Richard J. Lewis

drammatico, Canada/Italia (2010)

di Nicola Di Francesco

Voto: 6.5

Quando si guarda un film tratto da un romanzo famoso, s'innesca spontaneamente una (terribile) questione: il libro è migliore o peggiore? Probabilmente è più facile ottenere un grande risultato da un racconto medio (Kubrick con "Shining") piuttosto che il contrario (l'adattamento di "American Psycho"); però, dopo tutto, letteratura e cinema esprimono linguaggi distinti, quindi il pensiero di chi scrive è che i puristi della trasposizione dovrebbero limitare i raffronti se intendono godersi genuinamente Barney Panofsky tradotto in immagini.
Il testo cui si allude è il celebre best-seller dello scrittore canadese Mordecai Richler, che - poco prima di venire a mancare - iniziò il progetto cinematografico alla fine degli anni 90 con l'attuale produttore Robert Lantos (già sponsor di Cronenberg ed Egoyan, che compaiono in un cameo, ndr), pervicacemente impegnato da allora a trovare una penna che potesse tramandare dignitosamente la parola dell'autore.  Individuato un giovane e sconosciuto sceneggiatore (Michael Konyves) e affidata la macchina da presa a Richard J. Lewis (nove stagioni di "CSI" e poco altro) il travaglio è terminato per la gioia di tutti (compreso il nostro Domenico Procacci, co-produttore della pellicola).

Barney (Paul Giamatti), acciaccato settantenne, decide di raccontarsi la storia della propria vita per fare chiarezza sulla morte del migliore amico Boogie  (Scott Speedman), di cui rimane il sospettato maggiore anche perché è tallonato e perseguitato ossessivamente dall'agente O'Hearne (Mark Addy) che pubblica addirittura un libro sull'argomento.
Evidentemente, la vicenda di Boogie è solo un espediente narrativo per permettere di scoprire l'essenza del protagonista e la movimentata esistenza di un uomo istintivo, spiritoso, pratico e insolente come pochi, che proveniente da un quartiere-ghetto riesce ad affermarsi con tenacia in puro stile self made man.
L'anziano Panofsky apre faticosamente e in modo disordinato i cassetti della memoria rivivendo - sulle note di un'emozionante colonna sonora -  il periodo di soggiorno a Roma (nella stesura originale era Parigi!) dove frequenta un gruppo di artisti tra i quali la prima inaffidabile moglie Clara (Rachelle Lefevre), il secondo matrimonio al ritorno a Montreal con la viziata "Mrs. P" (Minnie Driver), il successo con la bizzarra compagnia televisiva "Totally Unnecessary Productions", il rapporto con il "saggio" padre Izzy (uno spassoso Dustin Hoffman) e la terza indimenticabile unione d'amore con l'incantevole Miriam (Rosamund Pike). Ed è su quest'ultimo aspetto che il racconto si sofferma, svelando Barney attraverso un montaggio ellittico con le sue peculiarità e idiosincrasie, la sfacciataggine e il cinismo ma anche l'assertività, la devozione e la gentilezza che manifesta per l'ultima moglie; la cui centralità narrativa è tuttavia eccessiva considerato anche che il cast tecnico aveva a disposizione un materiale di partenza che offriva svariati spunti, come ad esempio i vuoti di memoria del protagonista che potevano essere "valorizzati" in maniera più brillante.
Inoltre, la sfrontatezza, l'estro e lo sprezzo che ammiriamo ad esempio nella sfiziosa sequenza del secondo matrimonio, cedono il passo nella parte finale a un surplus di sentimentalismo che in qualche modo intacca il ritmo e la personalità carismatica del personaggio principale; ma che forse ci spiega anche, amaramente, che nonostante una vita assai vivace e appagante Barney è un uomo qualunque, con le debolezze e le paure di tutti.

Certamente la prova notevole di Paul Giamatti e l'eclettismo di Dustin Hoffman rappresentano un valore aggiunto importante e quando i due s'incrociano lo spettacolo è assicurato; non a caso, il pregio maggiore del film è la capacità di divertire, grazie a dei dialoghi pungenti e scoppiettanti che rendono per lunghi tratti coinvolgente la visione.
In definitiva, quello partorito da Lantos è un lavoro onesto, che tenta di raccontare senza fronzoli la storia turbolenta e intensa, caratterizzata da picchi e discese, criticabile e rispettabile di un uomo insolito;  e in questo la pellicola è molto fedele a se stessa, poiché alterna luci e ombre ma riesce a confermarsi una buona "versione" delle tante possibili.