Lasciami andare | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Carlo Cerofolini
6.5/10

Il percorso cinematografico di Stefano Mordini è di quelli che meritano un'attenzione particolare per la capacità con la quale il regista emiliano ha saputo affrancarsi dalle premesse di una carriera che, almeno nella fase iniziale, sembrava ripercorrere le strade di uno sguardo autarchico sulla vita, occupato in larga parte dal rapporto di odio e amore nei confronti di una provincia italiana allo stesso tempo madre e matrigna. Oltre all’ambientazione, prima "Provincia Meccanica" e in seguito "Acciaio" raccontavano storie per così dire proletarie, in cui la precarietà dei rapporti umani faceva il paio con quella delle situazioni lavorative di personaggi considerati come parti  dell'ingranaggio industriale.

Da questo punto di vista il cinema successivo, da "Pericle il nero" a "Gli Infedeli" e non dimenticando "Il testimone invisibile", sembra la continuazione del discorso precedente, proponendosi però come reazione a una visione del mondo  così stringente: non solo per quanto riguarda il contenuto narrativo, ora aperto a protagonisti emancipati sul piano economico e in taluni casi padroni del proprio tempo, ma anche sul piano delle possibilità realizzative, supportate da due colossi del calibro di Netflix e soprattutto Warner Bros. con cui Mordini torna a lavorare a due anni di distanza da "Il testimone invisibile". Alla pari di quest'ultimo, remake di un thriller spagnolo di buon successo, anche "Lasciami andare" trova modo di stimolare la propria ispirazione guardando al di fuori dei confini nazionali e nella fattispecie al romanzo dell'americano Christopher Coake "You Came Back" a cui si rifà la sceneggiatura scritta dal regista insieme a Luca Infascelli e Francesca Marciano.

Dall'ambientazione, collocata in una Venezia invasa dall'acqua alta (fenomeno realmente verificatosi durante le riprese del film) ma pur sempre location dall'appeal internazionale, alla storia, incentrata sulla possibile manifestazione del fantasma di un bambino, il figlio di Marco (Stefano Accorsi), della cui scomparsa l'uomo e la ex moglie (Maya Sansa) non riescono a darsi pace, "Lasciami andare" appare come un ulteriore passo in avanti nell'ottica di un prodotto capace di competere per confezione e professionalità con i corrispettivi d'oltreoceano. Se non fosse che Mordini, a differenza di quelli, privilegia le atmosfere all'azione, la verosimiglianza allo spettacolarità, non facendosi mai prendere la mano anche laddove - e per esempio in una delle sequenze in cui a Marco e Clara entrano nella stanza del figlio defunto per verificarne la presenza - sarebbe stato facile assecondare le aspettative del pubblico abituato a farsi spaventare a comando. Entrando poi nel merito delle scelte di regia, quella più azzeccata è la particolarità dello sguardo adottato da Mordini, il quale, invece di mostrarci in maniera diretta e oggettiva "la scena del delitto" e dunque i segni certi e inconfutabili dell'evento soprannaturale, rimanda di continuo tale possibilità consegnando agli attori il compito di farcene percepire la consistenza attraverso le reazioni emotive dei loro personaggi.

Il fatto di fare a meno degli effetti speciali - cosa assai rara in questo tipo di operazioni -, qui sostituiti dalla capacità degli interpreti di farci intuire nelle espressioni dei loro visi e dalla postura dei corpi quello che sta succedendo, ha due vantaggi: il primo è dato da un surplus di realismo che nulla toglie alla possibile esistenza di una realtà metafisica ma che anzi le dà ancora più consistenza, approfittando anche della dialettica sentimentale innescata dallo scetticismo di Marco, i cui sensi di colpa lo tengono lontano da qualsiasi ipotesi di riconciliazione con il proprio passato, ancor più se scaturite da qualcosa che forse si può solo sentire ma non vedere. Il secondo è invece quello di alzare il tasso di umanità della storia facendo sì che siano i sentimenti e non la tecnica a suscitare il coinvolgimento dello spettatore. In questo senso, a risultare determinanti nella riuscita del film sono gli attori - Stefano Accorsi in primis ma anche gli altri, dalla Sansa a Valeria Golino e Serena Rossi - capaci di calarsi nel dramma della storia senza retorica ma con un'affettività partecipata e commossa e con loro la capacità di Mordini di equilibrare le diverse nature di un lavoro che è allo stesso tempo un thriller esistenziale, un giallo soprannaturale ma anche la messinscena di un evento intimo e personale coincidente con l'elaborazione del lutto e con i sensi di colpa vissuti dal protagonista. Tra fede e ragione, scienza (a un certo punto si parla anche di fisica quantistica) e manipolazione "Lasciami andare" sospende il giudizio e lascia aperte le diverse soluzioni del mistero. Non per opportunismo ma perché così è la vita. Presentato in anteprima all'ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia in cui ha figurato come film di chiusura "Lasciami andare" testimonia la volontà dei nuovi autori italiani di recuperare il terreno perduto nei confronti di un cinema di genere in grado di intrattenere come pure di far nascere pensieri e riflessioni.


10/10/2020

Cast e credits

cast:
Stefano Accorsi, Maya Sansa, Valeria Golino, Serena Rossi


regia:
Stefano Mordini


distribuzione:
Warner Bros. Pictures [Italia]


durata:
98'


produzione:
Picomedia, Warner Bros. Ent. Italia


sceneggiatura:
Luca Infascelli, Francesca Marciano, Stefano Mordini


fotografia:
Gigi Martinucci


scenografie:
Luca Merlini


montaggio:
Massimo Fiocchi


costumi:
Marija Tosic


musiche:
Fabio Barovero


Trama
Due genitori alle prese con le misteriose apparizioni del figlio defunto