CAST & CREDITS

cast:
Michael Douglas, Robert De Niro, Morgan Freeman, Kevin Kline, Mary Steenburgen, Jerry Ferrara, Romany Malco

regia:
Jon Turteltaub

distribuzione:
Universal Pictures Italia

durata:
105'

produzione:
CBS Films

sceneggiatura:
Dan Fogelman

fotografia:
David Hennings

scenografie:
David J. Bomba

montaggio:
David Rennie

costumi:
Dayna Pink

musiche:
Mark Mothersbaugh

Last Vegas | Recensione | Ondacinema

Last Vegas

di Jon Turteltaub

Commedia, Usa (2013)

di Paolo D'Alessandro

Voto: 5.5
Certi film arrivano puntuali e matematici come i risultati delle equazioni, e lo spettatore medio non può che rassegnarsi a vedersi passare davanti produzioni che riciclano pezzi altri film e li assemblano come Lego. "Last Vegas", l'esemplare più recente di quel filone che, cavalcando lo zeitgeist, potremmo chiamare la rivincita dei vecchietti, sposa setting e temi della saga di "Una notte da leoni" con un cast di quattro grandi vecchi, quattro emblemi di altrettante sfaccettature del cinema americano. Insieme, certo, per una commedia geriatrica sentimentale - o quasi.

Nella Brooklyn di fine anni 50, erano conosciuti come i Flatbush Four: erano leggendari, erano inseparabili. Sessant'anni dopo, le loro vite hanno preso strade diverse: Archie (Morgan Freeman) è un pensionato segregato in casa da un figlio troppo apprensivo; il "bionico" Sam (Kevin Kline) si gode un pigro buen retiro in Florida, fra spinning e animazione per anziani; Paddy (Robert De Niro) si è chiuso nella solitudine dopo la morte dell'amatissima moglie, in gioventù contesa all'eterno scapolo e yuppie Billy (Michael Douglas). Proprio l'improvviso matrimonio di Billy accende la lampadina in Sam e Archie, che vogliono subito organizzargli un memorabile addio al celibato a Las Vegas. L'unico a non volerne sapere è Paddy, ancora scornato per l'assenza di Billy al funerale della moglie. Ma alla fine anche lui cede.

Arrivati a Vegas, per i quattro inizia un trip senile fatto di party in piscina con gara di bellezze, mani fortunate al tavolo da gioco e incontri-scontri con un mondo da cui sono rimasti lontani per troppo tempo. Ma nel loro percorso di innocuo divertimento, incontrano l'affascinante Diana (Mary Steenburgen) che subito stregherà il cuore di Paddy e di Billy, riaccendendo una contesa mai davvero sopita negli anni. Fatale (e galeotto) sarà il party finale nella lussuosa suite che i quattro riescono a strappare al rapper 50 Cents, e nella quale verranno appianati i conti tra gli amici e Billy riuscirà, finalmente, a capire la differenza tra amore e paura della morte.

Commedia geriatrica a scopo formativo-sentimentale, dicevamo: come molti film del filone - o potremmo già chiamarlo sottogenere, botteghino permettendo - e a differenza dello standard originale ("Una notte da leoni", appunto), l'interesse principale del film è quello di mettere quante più volte possibili nello stesso frame i quattro attori (e i divertimenti offerti da Las Vegas), con un pretesto edificante come quello di parlare di amicizia e amore oltre la vita e la morte. I quattro cozzano con la realtà chiassosa e satura in cui cercano sollievo dal tempo che passa troppo in fretta, cercando, piccoli epigoni di Billy, delle assoluzioni momentanee sul tavolo da gioco o cercando di dare sfogo alle loro pulsioni adultere con consenso della consorte. Dalla valanga di situazioni comiche da repertorio si salva solo Paddy, una sorta di "fantasma della vita passata", che regala solo musi duri e sentenze ai compagni di avventura. Tutto questo, ovviamente prima di innamorarsi di Diana, il cui cuore, però, è già del più solitario Billy. Riconosciutisi a vicenda come eterni amici (!), i quattro possono solo accettare con più coraggio un compromesso con la loro mortalità e la loro (ostentata?) voglia di vivere.

Il quadro generale in cui si muove il regista Jon Turteltaub sta nel solco della prevedibilità e della riflessione innocua e consolante, c'era da aspettarselo, ma i personaggi, quelle che dovrebbero essere le colonne del film, latitano altrettanto, specie se si considera quanto pigramente siano disegnati sulle maschere tipiche dei loro interpreti - specie De Niro e Douglas. Si arriva alla trovata di farli fingere mafiosi per dare modo a De Niro di unire un paio delle sue maschere più famose.

Il paradosso è che i personaggi più riusciti siano quelli meno istrionici e caricaturali: Kevin Kline, a cui capitano le battute più divertenti, che l'attore rende credibile grazie a un'interpretazione volutamente casuale e sottotono. Dall'altra c'è Mary Steenburg, che dà umanità a un personaggio al limite del deus ex machina.

Insomma, scampato il pericolo di vedere una copia carbone con anziani de "Una notte da leoni", "Last Vegas" si accontenta di regalare uno spettacolo derivativo e abbastanza insapore, benchè non del tutto deleterio o disastroso. Hollywood ha ormai accettato che esiste la vecchiaia, ma deve ancora imparare a raccontarla.