Le nostre battaglie | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Mirko Salvini
7.5/10

Vincitore del premio del pubblico al Festival di Torino 2018 e di cinque premi Magritte, il massimo riconoscimento del cinema belga, fra cui Miglior Film e Miglior Regia, “Le nostre battaglie”, opera seconda di Guillaume Senez, che nel capoluogo piemontese aveva già visto trionfare nel 2015 il suo film d'esordio, "Keeper", continua l'apprezzata tradizione di quel cinema europeo che neorealisticamente vuole raccontare le vicissitudini di personaggi che devono, come tante persone reali, conciliare impegni lavorativi e famiglia. Al centro della storia troviamo Olivier (Romain Duris), operaio-sindacalista che lavora in una ditta di e-commerce (anche per evitare polemiche il film si astiene dal darle un nome, ma il pensiero corre ugualmente ai colossi attuali della vendita online) nel sud della Francia. Tra orari straordinari, problemi logistici (il capannone si lavora è talmente freddo che si devono indossare sempre berretti di Babbo Natale, visto che siamo vicini alle feste), responsabili con la tendenza a tagliare teste e la crisi in corso, c'è poco da stare allegri. Ma Olivier viene da una famiglia di lavoratori, quindi a tutto questo è abituato, e ne ha una da mandare avanti, quindi le alternative non sono molte. E' sposato con Laura (Lucie Debay) e ha due figli in età scolare, Elliot e Rose (interpretati da Basile Grunberger e Lena Girard Voss). Tutto sembra andare avanti in maniera relativamente tranquilla anche se non idilliaca (il piccolo Elliot porta i segni di una bruciatura sul petto, incidente domestico di cui è responsabile la madre, alla quale comunque i familiari non portano rancore). 

La vita del protagonista cambia radicalmente quando la dolce ma fragile Laura di punto in bianco se ne va lasciando al marito il compito di mandare avanti la baracca. Olivier è sicuramente una brava persona ma era troppo preso dai suoi impegni lavorativi per accorgersi delle labili condizioni della consorte. Anche quando si rende conto di quanto è successo non ha il tempo di piangersi addosso ma deve rimboccarsi le maniche e riorganizzare la routine. Potrà fortunatamente contare sull'aiuto della mamma e della sorella. Uno degli aspetti più interessanti del film è la caratterizzazione del protagonista, descritto come una persona buona, premurosa e solidale coi propri colleghi (rifiuterà anche una promozione alle risorse umane perché non vuole la responsabilità di decidere il licenziamento dei propri colleghi), ma troppo focalizzata sui problemi al lavoro per capire che in casa ne ha altrettanti degni di attenzione. Da alcuni dialoghi con i suoi parenti, in particolare un confronto abbastanza forte con la sorella, aspirante attrice teatrale che accetta anche di lavorare gratis pur di riuscire a ottenere visibilità, si capisce che una certa "distrazione" l'ha presa dal padre. Un personaggio che a qualche spettatore italiano potrà ricordare quello interpretato da Elio Germano in "La nostra vita" di Luchetti, e Duris (al quale la barba ingentilisce i lineamenti severi) gli regala, oltre alla consueta grinta, anche una dolcezza particolare che aveva già fatto conoscere al pubblico grazie a "Una nuova amica" di Ozon. Nella sceneggiatura, scritta dallo stesso Seniez insieme a Raphaelle Valbrune-Desplechin, il pragmatismo paterno mostra i suoi limiti nel rapporto con i figli, i cui bisogni non possono essere soddisfatti sola da un papà super efficiente. Il disagio dei bambini per l’assenza della mamma, che nel frattempo si fa presente solo attraverso una cartolina (strappata da Olivier in un comprensibile momento di rabbia), è rappresentato dal mutismo nel quale la piccola Rose a poco a poco si lascia sprofondare. 

Debitore di un cinema che in Belgio ha naturalmente i suoi capiscuola nei fratelli Dardenne, con "Le nostre battaglie" Senez non si limita a imitare i maestri che lo hanno preceduto e dimostra abilità nel dirigere gli attori e delicatezza nel descrivere luoghi e situazioni. Forse è presto per riconoscere la cifra personale di questo regista e la matrice del film è sicuramente comune a quella di altri autori di talento, ma il risultato è comunque interessante e soddisfacente. In particolare resta da notare che nonostante la storia racconti una vicenda molto contemporanea dove la crisi che sta caratterizzando le nostre esistenze ha un ruolo importante, il regista sceglie comunque di aprirsi, per quanto sia possibile, all'ottimismo e alla speranza, suggerendo che si possano raccontare questo genere di storie senza ricorrere esclusivamente alla cupezza. Olivier e i suoi figli affrontano i problemi, recuperando le distanze e dimostrando anche di potere ripartire con slancio, magari accettando un trasferimento che prima sembrava proibitivo. Il quadretto familiare iniziale non si ricostituisce ma la serenità viene recuperata, imparando anche a prendersi cura delle proprie ferite (specie quelle interiori) e lasciando una porta aperta per le persone a cui vogliamo bene. Una lezione di saggia semplicità che in tempi grami come questi potrebbe trovare molte persone interessate.


11/02/2019

Cast e credits

cast:
Romain Duris, Basile Grunberger, Lena Girard Voss, Lucie Debay, Laure Calamy, Dominique Valadié, Laetitita Dosch


regia:
Guillaume Senez


titolo originale:
Nos batailles


distribuzione:
Parthenos


durata:
98'


produzione:
Iota Production


sceneggiatura:
Raphaëlle Desplechin, Guillaume Senez


fotografia:
Elin Kirschfink


montaggio:
Julie Brenta


Trama
La vita di un operaio viene completamente rivoluzionata quando la moglie se ne va lasciandolo da solo a prendersi cura dei loro due figli
Link

Sito ufficiale

Sito italiano