CAST & CREDITS

cast:
Dominic Cooper, Benjamin Walker, Anthony Mackie, Mary Elizabeth Winstead

regia:
Timur Bekmambetov

distribuzione:
20th Century Fox

durata:
105'

produzione:
Tim Burton productions

sceneggiatura:
Seth Grahame-Smith

fotografia:
Caleb Deschanel

scenografie:
Beat Frutiger

montaggio:
William Hoy

costumi:
Carlo Poggioli

musiche:
Henry Jackman

La leggenda del cacciatore di vampiri | Recensione | Ondacinema

La leggenda del cacciatore di vampiri

di Timur Bekmambetov

azione, fantasy, Usa (2012)

di Alberto Mazzoni

Voto: 5.5

Abraham Lincoln combatte i vampiri schiavisti con la politica e un'ascia d'argento. Bekmambetov ci mette le scene d'azione in slow motion e Burton i fondali gotici, ma il risultato non è travolgente.

Tra gli antenati del cinema c'è la cronofotografia - una tecnica che consentiva di fotografare in successione le varie fasi di movimenti molto rapidi in modo da renderne visibili i dettagli troppo veloci per l'occhio umano. Il cinema ha sempre amato giocare con il tempo, soprattutto interrompendolo e alterandone lo scorrimento con il montaggio. Il cinema mainstream però, per gran parte della sua storia, ha deciso di lasciare intatta la velocità di scorrimento del tempo, con rare eccezioni come il sesso ad alta velocità e la violenza rallentata di "Arancia meccanica" (che poi tanto mainstream non è). Poi venne il successo di "Matrix" e dei suoi proiettili schivati e il cinema d'azione a grosso budget si rese conto che rallentare le scene d'azione consentiva di magnificarne le coreografie e di renderle più cool. In parallelo all'azione "realistica" della serie Bourne, di "Knockout" o "The Raid" esiste adesso un sotto-genere che si può chiamare azione in slow motion, di cui Snyder rappresenta la fase barocca e lo "Sherlock Holmes" di Ritchie la fase pop. "La leggenda del cacciatore di vampiri" è questo tipo di film, versione american goth.

Il regista, Timur Bekmambetov, ci ha regalato due dei film migliori del genere, "I guardiani del giorno" e "Wanted", e c'era quindi una certa curiosità di vedere cosa si sarebbe inventato in una ambientazione ottocentesca. Le due sequenze migliori sono proprio quelle in cui si sono sfruttate le peculiarità dell'epoca: una infuriata corsa tra/su/con i cavalli e un combattimento sul tetto di un treno. Pur senza raggiungere le vette dei precedenti film (come il treno in "Wanted") queste sequenze sono avvincenti ed originali. L'azione sul tetto del treno sfrutta anche bene il 3D, con lapilli arroventati che schizzano dappertutto a sottolineare i movimenti, mentre per il resto del film ci si accontenta della polvere che fa profondità come in "Hugo Cabret". La maggior parte dei combattimenti, però, si basa sul fatto che i vampiri si rendono invisibili per riapparire subito prima di colpire (con effetto-spavento) ma Lincoln è velocissimo e li spazza via con movimenti acrobatici che apprezziamo in quanto visti in slow motion. Carino ma niente di eccezionale.

Oltre a Bekmambetov ci sono però altre due firme di un certo peso associate al progetto; Tim Burton come produttore e Seth Grahame-Smith, lo scrittore del libro da cui il film è tratto, come sceneggiatore. Il primo fornisce sostanzialmente le case, i costumi e le nebbie del "Mistero di Sleepy Hollow", e il secondo un paio di spunti: la schiavitù come vampirizzazione legalizzata e l'idea che ha volte si ottiene di più con la politica che con i combattimenti con l'ascia (che comunque non conviene buttare via). Però le scenografie non bastano a creare una ambientazione e ad ognuno degli spunti narrativi è dedicato esattamente un minuto, quindi tutta la storia è solo uno sfondo pittoresco e abbastanza interessante per l'azione. Nel contesto dei film di Bekmambetov ci troviamo ad una via di mezzo tra l'affascinante mondo de "I guardiani del giorno" e l'esilità puerile della trama di "Wanted". Difficile per un italiano immaginare l'impatto dei risvolti patriottico-storici su uno spettatore americano. Se per i 150 anni dell'unità di Italia fosse uscito, oltre a "Noi credevamo", anche un film su Garibaldi contro gli zombie borbonici come l'avremmo presa?

Pur soffrendo di superficialità e dei soliti altri vizi del cinema pop americano (buchi narrativi, post-finale irritante, moraline etc), l'originalità del film e il suo grado di intrattenimento lo porterebbero alla sufficienza, se non fosse per la ingiustificabile scelta dell'attore protagonista. Benjamin Walker, che interpreta Lincoln, non ha il fisico per le scene d'azione e non è credibile né come ragazzo imbranato, né come adulto in cerca di vendetta, né come presidente, insomma non è credibile mai e non ha nessun carisma. Dominic Cooper, che interpreta il maestro di caccia di Lincoln, e Mary Elizabeth Winstead, che ne interpreta la moglie, al confronto sembrano Alain Delon e Catherine Deneuve. In definitiva ci troviamo di fronte a un passatempo simpatico, ma dal cinema, anche d'azione, vogliamo di più.