Little Big Women | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Camilla Fragasso
5.0/10

Mentre si svolgono i preparativi della festa per i settant'anni di Lin Shoyin, proprietaria di un noto ristorante di Tainan, giunge inaspettata la notizia della scomparsa dell’ex marito Chen Bochang, da tempo in serie condizioni di salute. L’anziana signora decide ugualmente di celebrare il proprio compleanno, ma durante i festeggiamenti medita l’organizzazione di un sontuoso funerale in ricordo di Chen. A venirle in aiuto saranno le tre figlie e la nipotina Clementine: diverse generazioni a confronto, ciascuna delle quali si trova a confrontarsi con problemi personali di estrema gravità, ma tutte unite da una sofferenza comune, legata alla perdita di un padre assente e distaccato, più immaginato che conosciuto.
Mediante il sapiente uso di flashback atti a rievocare i trascorsi di Lin prima dell’avvio della propria attività, lo spettatore viene immerso in una realtà remota, nella quale vige ancora il concetto di famiglia tradizionale, che relega la donna in una posizione subalterna e remissiva.

Il film illustra il distacco generazionale che intercorre tra una serie di personaggi: Yu, rinomato chirurgo plastico pienamente dedito al lavoro, Chen Wanching, coreografa divorziata alle prese con un cancro recidivo, Jiajia, futura erede del ristorante della madre, e infine Clementine, timida studentessa soggetta alle illusorie aspirazioni dei genitori.

Hsu esordisce alla regia con un prodotto ancora acerbo e inconsistente: la narrazione lenta e disorganica non ammette uno scavo psicologico delle figure femminili, ridotte a mere silhouette incastonate in una sequela di contraddizioni e di errori commessi in passato. L’opera prima dell’autore taiwanese oscilla tra echi melò – il momento in cui Lin si esibisce nella sala karaoke del ristorante, i frequenti bisticci familiari nel corso dei pasti, i movimenti di macchina in slow motion volti a cogliere le lacrime dei personaggi – e chiare allusioni al cinema cinese contemporaneo (in specie a Wong Kar-Wai), basti pensare alla scena in cui il taxi sfreccia per le vie della città illuminato dalle insegne al neon dei negozi e dai colori vivaci dei semafori. La linea che il regista ha scelto d’intraprendere con il suo esordio non risulta affatto accessibile: numerose sottotrame allontanano dal fulcro della vicenda, consistente nei temi dell’elaborazione del lutto, del conflitto familiare, delle trasformazioni avvenute nella contemporaneità nell'ambito delle relazioni sociali.

Tra i molteplici itinerari narrativi atti a distrarre dalla vicenda iniziale, il regista imbocca anche quello concernente il divorzio, con cui Chen Wanching è costretta a confrontarsi proprio durante l’allestimento della cerimonia funebre. Nonostante la separazione, il marito confessa di amarla ancora e di essere disposto a lottare con qualsiasi mezzo per riaverla. Tale rivelazione improvvisa rallenta la progettazione delle esequie, ma in seguito la questione coniugale viene messa in secondo piano e resta irrisolta. Le vicissitudini della piccola Clementine, poco propensa a partire per gli Stati Uniti per soddisfare le aspirazioni della madre, subiscono il medesimo destino nell’economia del racconto. Vengono dunque soltanto abbozzate riflessioni incentrate sulla crescita, la malattia, l’abbandono, il tradimento, così da lasciare alcune tematiche del tutto insolute e inesplorate.
 


13/04/2021

Cast e credits

cast:
Buffy-Chen , Chen Shu-fang, Hsieh Ying-Hsuan, Vivian Hsu, Janine Zhang


regia:
Joseph Chen-Chieh Hsu


distribuzione:
Netflix


durata:
123'


produzione:
Each Other Films


sceneggiatura:
Maya Huang, Joseph Chen-Chieh Hsu


fotografia:
Jon Keng


montaggio:
Chen Chun-Hung, Lia Ching-Sung


costumi:
Emma Lin, Su Ting-Huei


musiche:
Blaire Ko


Trama
Mentre la proprietaria di uno stimato locale festeggia i settant'anni con uno sfarzoso ricevimento, un lutto improvviso frantuma definitivamente l'equilibrio già precario della sua famiglia.
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