Lo strano caso di Angelica
di Manoel de Oliveira
drammatico, fantastico, Portogallo/Spagna/Francia/Brasile (2010)
de Oliveira ha rispolverato una sua sceneggiatura scritta nel 1952 per ambientarla, pur con qualche volontario anacronismo, ai nostri giorni. Ma, a ben vedere, se si escludono pochi dettagli e alcuni riferimenti alla crisi economica contemporanea (nella vecchia sceneggiatura Isaac era un israelita rifugiato in Portogallo per sfuggire alle persecuzioni naziste durante la seconda guerra mondiale), la sua è una riflessione pienamente atemporale. Tra i suoi film più surreali - se volete chiamare ancora una volta in causa Luis Buñuel potete accomodarvi - anche se non sposta il suo stile nemmeno di una virgola: lunghe inquadrature fisse, spesso per catturare il paesaggio - e pochi oggi sanno filmare panorami ed elementi primordiali come fa de Oliveira - con musica d'accompagnamento in sottofondo (di Chopin) che rispetto ad altri suoi film recenti distende il ritmo piuttosto che comprimerlo, recitazione semi-astratta, temi alti, quando non filosofici, che viaggiano sul filo della leggerezza, dialoghi colti ma non boriosi.
Il mestiere di fotografo (ma, vedi sopra, è sempre bene accostare il percorso di Isaac a quello di un regista) nobilita lo spirito dell'artista, ma bisogna tener conto anche dei rischi che alcuni percorsi comportano. Ed è qui che la presunta vena realista del film sfocia nell'inventiva, lo studio dell'artista confluisce in ambiti surreali e prettamente filmici. Come in un giallo dove il cittadino scopre un particolare rischioso tanto da dover combattere contro cattivi e ombre (comprese quelle di sé) o, ancora meglio, come un ripasso aereo di "Blow-Up" di Michelangelo Antonioni o "La conversazione" di Francis Ford Coppola. Il percorso al contempo più divertito e più tragico del film (dunque più rischioso) risiede in questo status di sospensione tra realtà e fantasia, materiale e immateriale, visione personale e visione collettiva dove, a predominare nel concreto è sempre la seconda.
All'artista, l'inventivo, il diverso, nonché straniero, guardato con diffidenza da chi gli gira intorno, non irriso ma solitario lasciato sostanzialmente solo, resta la bellezza più alta. Splendore che risiede nella luminosità del volto di Angelica, nell'irradiarsi del suo sorriso, nell'immortalità del suo spirito che aleggia in sogno e in realtà su mari e monti di una città notturna. Mortale/immortale come molti dei personaggi deoliveriani che entrano/escono dalla vita, si fanno beffa della normalità, viaggiano ad alta quota paladini dell'arte e, per erigere manifesti in nome della cultura, sono disposti a combattere fino alla morte.

cast: Ricardo Trêpa, Pilar López de Ayala, Adelaide Teixeira, Sara Carinhas, António Reis, Filipe Vargas, Leonor Silveira
regia: Manoel de Oliveira
durata: 95'
produzione: Les Films de l'Après-Midi (Francia), Filmes do Tejo II (Portogallo), Eddie Saeta (Spagna), Mostra In
sceneggiatura: Manoel de Oliveira
fotografia: Sabine Lancelin
scenografie: Christian Marti, José Pedro Penha
montaggio: Valérie Loiseleux
costumi: Adelaide Maria Trêpa
