CAST & CREDITS

cast:
Oliver Masucci, Fabian Busch, Katja Riemann, Christoph Maria Herbst, Franziska Wulf, Michael Kessler

regia:
David Wnendt

distribuzione:
Nexo Digital

durata:
116'

produzione:
Claussen Wöbke Putz Filmproduktion, Constantin Film Produktion, Mythos Film

sceneggiatura:
David Wnendt, Johannes Boss, Marco Kreuzpaintner, Mizzi Meyer

fotografia:
Hanno Lentz

scenografie:
Axel Nocker

montaggio:
Andreas Wodraschke

costumi:
Elke von Sivers

musiche:
Enis Rotthoff

Lui è tornato | Recensione | Ondacinema

Lui è tornato

di David Wnendt

commedia, Germania (2016)

di Alessio Bottone

Voto: 6.0

Dopo l'avvento cinematografico di Dio ("Dio esiste e vive a Bruxelles"), questa volta è persino il turno di Adolf Hitler. E se il belga Van Dormael aveva osato filmare un'improbabile esperienza moderna dell'onnipotente, con dubbi risultati del resto, il trentottenne David Wnendt si è imbarcato in un'avventura ancor più rischiosa e ha fatto risuscitare il Fuhrer nella Germania di oggi. Niente di più temerario, si direbbe.

"Lui è tornato" è tratto dall'omonimo bestseller di Timur Vermes e risponde a quel semplice interrogativo che troviamo sulla locandina italiana del film: cosa accadrebbe se il Fuhrer riapparisse ai giorni nostri? Secondo Vermes e Wnendt sarebbe inizialmente disorientato, ma impiegherebbe poco a rimettersi in carreggiata, aggiornarsi sulla situazione politico-sociale della sua amata patria e riconquistarsi l'attenzione dei tedeschi facendo comizi in televisione in prima serata. Inoltre, come se non bastasse, gli argomenti del redivivo sarebbero accolti con entusiasmo dal pubblico, che lo scambierebbe giustamente per un attore, ed egli finirebbe per assicurarsi la fama di "combattente della democrazia" grazie a un'aggressione subita da alcuni neo-nazisti sin troppo zelanti.

Le trovate comiche, ovviamente, abbondano e rappresentano il lato più scopertamente commerciale del film. Si va dal blitz in lavanderia allo spray al peperoncino che una "madre tedesca" spruzza negli occhi del povero Hitler, dalla commozione per la scoperta di Wikipedia (l'enciclopedia vichinga, per lui) all'incontro coi deludenti nazisti-vegani. E poi c'è il linguaggio antiquato del protagonista, spesso retorico e militaresco, intonato enfaticamente come nei discorsi dell'originale, il suo esprimersi attraverso stilemi e lessico da Terzo Reich (uno dei ragazzini che lo trovano nel parco indossa la maglietta di Cristiano Ronaldo e lui lo apostrofa come "Ronaldo della Hitler Jugend"). Per il resto l'ironia lascia spazio alla satira, che costituisce la dimensione principale dell'operazione "Lui è tornato". Wnendt si serve del fantasma più ingombrante della storia tedesca per tentare una diagnosi della società contemporanea e il risultato è tutt'altro che edificante. Da una parte quando il Fuhrer si mette a girare tra la gente per tastare il polso dell'identità politica dei propri connazionali, si imbatte in una serie di commentatori xenofobi e razzisti che non possono che esaltarlo. Dall'altra il suo punto di vista straniante condanna la deriva gastronomica di una televisione priva di contenuti, che è un "insulto all'intelligenza" e collima perfettamente con apatie e superficialità culturali diffuse.

Fin qui tutto apprezzabile. Si ride, si sorride e riflette amaramente, ma rimane qualche perplessità riguardo alla costruzione complessiva del film. La finzione si alterna alla candid camera (cfr. "Borat") e pare che ad accomunare le due maniere narrative sia un certo gusto per la provocazione facile: sul versante della fictio basti l'esempio dell'ascesa mediatica di Hitler interrotta (momentaneamente) solo grazie a un video che lo mostra mentre spara a un cagnolino; su quello reality dare un finto Hitler in pasto ai turisti produce effetti logicamente urtanti (neanche a dirlo, un gruppo di italiani si fa ritrarre col braccio alzato). Ciò non toglie che la portata allarmistica del messaggio sotteso a entrambi i blocchi possieda una sua validità, come gli ultimi successi della destra austriaca ampiamente confermano, ma questo non basta a rendere "Lui è tornato" un esperimento del tutto riuscito.

La soluzione della candid camera, che è la più grossa innovazione rispetto al libro, rischia di banalizzare gratuitamente le questioni sollevate dalla parte sceneggiata del film, a sua volta incline a mescolare un po' alla rinfusa stimoli e suggestioni piuttosto approssimative. L'impressione è che il regista tedesco, a fronte di un materiale quanto mai scomodo, si sia semplificato la vita abbastanza e che la definizione proposta dal cameraman Fabian al suo capo circa i "reportage" hitleriani si possa riadattare al progetto intero: "è audace, provocatorio, ti urla in pieno volto" e non molto altro, aggiungiamo noi. David Wnendt si sporca le mani, ma con troppo sapone. Meglio l'opera prima "Combat Girls", dove il neo-nazismo funziona come espediente per raccontare senza compiacimenti una bella storia di redenzione, mentre nel più recente "Wetlands" si intravedono già i limiti di "Lui è tornato". Ci auguriamo una felice inversione di rotta.