CAST & CREDITS

cast:
Laura Baldi, Luigi Maria Burruano, Stefano Dionisi, Carmen Maura

regia:
Angelo Maresca

distribuzione:
Microcinema

durata:
90'

produzione:
Combo Produzioni, Rai Cinema

sceneggiatura:
Dardano Sacchetti, Arcangelo Bonaccorso, Angelo Maresca, Laura Sabatino

fotografia:
Vittorio Omodeo Zorini

scenografie:
Massimiliano Niocente

montaggio:
Alessio Doglione

costumi:
Andrea Cavalletto

musiche:
Francesco De Luca, Alessandro Forti

La madre | Recensione | Ondacinema

La madre

di Angelo Maresca

drammatico, Italia (2014)

di Lorenzo Taddei

Voto: 6.5

E' solo allontanandosi da Dio che si può vivere una vita altamente morale.


Già Monicelli nel 1954 aveva liberamente riadattato "La madre" nel suo film "Proibito". Il lavoro di trasformazione di Maresca è molto più libero, si affranca dal contesto storico e sociale cui fa riferimento il romanzo della Deledda - pubblicato ormai quasi un secolo fa - e colloca la vicenda in un attualità che è priva di riferimenti, confinata in un luogo isolato dal tempo e dalla società. L'intento di Maresca è quello di concentrarsi sulle esperienze interiori dei personaggi e tracciarne i legami, le dinamiche che da sempre ostacolano l'essere umano nel suo sviluppo esistenziale. Un proposito ambizioso che in parte si realizza, grazie alla forza evocativa delle immagini e in parte si perde, in un contesto talvolta forzatamente ideale o astratto.

Per tutto il film si alterna una duplice scenografia: da una parte la casa dove Don Paolo (Stefano Dionisi) vive insieme alla madre Maddalena (Carmen Maura) e dall'altra la chiesa che accoglie i - davvero pochi, al confronto dell'imponente chiesa - fedeli. La casa è costantemente immersa nella semioscurità, la fotografia rispetta l'idea di un luogo sottratto al tempo e devoto al senso di colpa e a una continua espiazione. Statue sacre ricoperte da lenzuola, vecchi canterani illuminati da una luce debole che rischiara solamente i volti della madre afflitta e del figlio contrito. Al contrario la chiesa - gli interni sono del "Palazzo della Civiltà Italiana" di Roma - è uno spazio immenso, scandito da colonnati di marmo bianco e perfette simmetrie. La casa di Dio è luminosa, ma al tempo stesso vuota. Il figlio di Dio cede alla tentazione, la fede scricchiola, Don Paolo si abbandona alla lussuria e tradisce il Padre, e risuona l'eco dei passi della madre che vuol salvarlo a qualsiasi costo.

Il senso di colpa ("campanello d'allarme della coscienza") è alla base del vivere di Paolo. La sua identità soddisfa il desiderio della madre ed è figlia dei suoi condizionamenti. Agnese (Laura Baldi) seduce Paolo per vendicarsi del padre che fino al letto di morte l'ha privata della minima approvazione. Agnese non rappresenta l'amore ma l'odio, un modo con cui Paolo colpisce Dio per colpire sua madre. Carrellate laterali, all'indietro, seguono l'incedere di Maddalena che varia nel ritmo, a seconda dello stato d'animo; le espressioni sul viso di Carmen Maura prendono forma senza bisogno di spiegazioni, Maresca si affida alle immagini, cambia spesso il punto di vista della macchina da presa, dosa il dialogo con saggia parsimonia e le poche volte che il dialogo si protrae evidenzia i limiti sia di Dionisi che del giovane aspirante seminarista. La prevalenza delle immagini, l'affidarsi al cinema nel suo senso più puro è nel panorama italiano un investimento a dir poco controcorrente. Ma il rischio della retorica, intesa nel suo senso peggiore di ostentazione fine a se stessa, è reale. Ci sono dei passaggi a vuoto, in cui si ha l'impressione di assistere a una lezione di teoria.

Il film è "geometrico" in modo quasi ossessivo (il cornicione dei palazzi che segmenta il cielo è riprodotto nel motivo disegnato sul vestito dell'amante) e ogni scena caricata di valenza simbolica. Attraverso la prospettiva Maresca cerca la profondità, la grandezza marmorea del luogo sacro rimpicciolisce l'uomo peccatore, l'abbondanza di simmetrie esalta l'equilibrio del tempio e la perfezione del disegno divino, mentre gli specchi o le altre superfici riflettenti mostrano dettagli della parte più povera dell'essere umano, il suo corpo.

Nella sua battaglia personale per ricondurre il figlio sulla retta via, Maddalena si scontra con la figura di Don Quirico (Luigi Maria Burruano). La sua "presenza" diabolica è una breccia nel melodramma. Don Quirico è un'allucinazione che si prende gioco di Maddalena, la provoca, la mette al cospetto del suo passato e le mostra chiaramente come sia lei stessa responsabile del fallimento del figlio. Don Quirico è il diavolo, dunque l'opposto di Dio, e in quanto tale condizione necessaria all'esistenza di Dio. Maddalena lo ripudia ma intanto apre gli occhi e guarda dentro di sé, riscopre le ragioni che l'hanno spinta a fare di suo figlio un prete e a dissimulare ogni prevaricazione. Potrebbe liberarlo, potrebbe rinunciare a possederlo, ma la sua scorza timorata resiste e l'orgoglio le impedisce di cedere il figlio al diavolo, cioè ad Agnese.
L'idea di morale che per tutto il film cerca di definirsi trova nell'epilogo di Maresca una piena assoluzione dell'uomo e una condanna della sua natura fisica. Immorale è la natura fisica dell'uomo, non l'uomo, la cui vita è condizionata da scelte consapevoli di cui l'uomo è responsabile di fronte a se stesso.  
Paolo si trova a dover decidere fra il bene e il male, senza più sapere quale sia il bene e quale il male. Per amore di se stesso Paolo compie una scelta che mai come in questo caso può dirsi la giusta via di mezzo. 
Al termine di una messa che si può solo supporre sia stata celebrata, le due donne sono le uniche persone rimaste nella chiesa e siedono in prima fila: Maddalena a destra, Agnese a sinistra dell'altare. Attraverso le vetrate s'intravedono le due statue che dominano la scalinata esterna. Don Paolo non c'è. Segue una scena completamente avulsa dal resto del film: una strada trafficata, piena di gente, Paolo avanza, e così facendo si allontana da Dio e dalla tentazione cha ha ragion di esistere solo in funzione di Dio. Ci viene incontro, sembra non aver la minima idea di dove stia andando e sembra esserne preoccupato, ma è chiaro che ha deciso finalmente di agire, senza cedere alle sirene né dell'amante, né della madre.