CAST & CREDITS

cast:
Woody Allen, Helen Hunt, Dan Aykroyd, Charlize Theron

regia:
Woody Allen

durata:
103'

produzione:
DreamWorks SKG

sceneggiatura:
Woody Allen

fotografia:
Zhao Fei

scenografie:
Santo Loquasto

montaggio:
Alisa Lepselter

costumi:
Suzanne McCabe

La maledizione dello scorpione di giada | Recensione | Ondacinema

La maledizione dello scorpione di giada

di Woody Allen

commedia, Usa (2001)

di Davide De Lucca

Voto: 6.0
Dopo "Criminali da strapazzo" Allen continua a sviluppare la tematica del furto con una storia decisamente disimpegnata. Anni quaranta e atmosfere da fumetto (dichiarate a partire dal titolo) sono la cornice per il "pasticciaccio" in cui è invischiato C.W. Briggs (Woody Allen), segugio vecchia scuola che lavora come detective in un'agenzia assicurativa. Sua acerrima e dichiarata nemica è l'odiata Miss Fitzgerald (Helen Hunt), da poco diventata direttrice dello studio e simbolo dell'emancipazione femminile che comincia a muoversi. C.W. viene ipnotizzato una sera durante uno spettacolo da un mago/incantatore attraverso il ciondolo dello scorpione di giada, e commette una serie di furti sui quali lui stesso indaga. 
 
Allen sceglie senza mezze misure la strada del giallo comico, senza particolari implicazioni filosofiche o morali. Il film è puramente una commedia fatta per divertire - e molto probabilmente per divertirsi. Il regista newyorkese ripercorre a modo suo e con mano sicura i topoi della detective story: bar malfamati, impermeabili e cappelli, scommesse, soffiate di strada, scatole di fiammiferi, schedari di file, persone nascoste nel buio o dietro paraventi, bicchieri di whisky, riferimenti a città esotiche, e femme fatale (Charlize Theron) - con capelli ossigenati, sigarette e abbondanza di rossetto, pronte a infilarsi nei letti di numerosi amanti. Allen costruisce un intreccio divertente (parte forte del film) attingendo da quel repertorio di romanzi d'appendice divenuto epico grazie ai vari Hammett, Chandler, Spillane, e a nomi meno noti della letteratura hard boyled, e portato sullo schermo, tra gli altri, da Hawks, Huston e Wilder. 
 
Amore, ipnosi, magia e umorismo in pieno stile Allen (battute fulminanti ed elaborate) sono componenti di una storiella godibile, che ha per protagonista un uomo debole incastrato e accusato ingiustamente (quasi il Kleinman di "Ombre e nebbia"). L'ipnosi, come modo per non vedere la realtà, è variazione sul tema del contrasto tra mondo concreto e mondo della fantasia, tanto caro al regista - nel finale il protagonista si gode il bacio "prima che l'orrido sipario della realtà cali su di noi". Ma allo stesso tempo è anche il grimaldello per scoprire i veri sentimenti. 
 
Ottimi i dialoghi, ma forse un po' sotto tono rispetto al solito le trovate comiche, figlie di una fase del cinema alleniano non tra le più brillanti, per quanto restino alquanto godibili. Fotografia calda e avvolgente di Zhao Fei, e menzione per il sempre ottimo Santo Loquasto attento a ricostruire i minimi dettagli della New York d'epoca. Cast buono anche se non eccellente: meglio i comprimari rispetto all'imbolsito Aykroyd, che ha visto tempi migliori prima di ridursi a navigato commediante sovrappeso, e Helen Hunt che ancora non ha acquistato una dimensione cinematografica del tutto convincente dopo l'affermazione televisiva.
Dirlo è pleonastico, ma Allen ha saputo fare meglio; qui si gode un diversivo comico che si può permettere e che confeziona in maniera soddisfacente.