CAST & CREDITS

cast:
Julia Roberts, I. Gusti Ayu Puspawati, Hadi Subiyanto, Billy Crudup, James Franco, Javier Bardem, Luca Argentero

regia:
Ryan Murphy

distribuzione:
Sony Pictures

durata:
133'

produzione:
Columbia Pictures, Plan B Entertainment, Red Om Films, Syzygy Productions

sceneggiatura:
Ryan Murphy, Jennifer Salt

fotografia:
Robert Richardson

scenografie:
Bill Groom

montaggio:
Bradley Buecker

costumi:
Michael Dennison

musiche:
Dario Marianelli

Mangia, prega, ama | Recensione | Ondacinema

Mangia, prega, ama

di Ryan Murphy

commedia, Usa (2010)

di Carlo Cerofolini

Voto: 5.0
L’età di mezzo è, specialmente nella sua dimensione femminile, una linea d’ombra che il cinema ha visitato con una predilezione che è sempre stato sintomo di modernità. Assieme a questa la performance di attrici che nell’interpretare donne sull’orlo della crisi hanno trovato la maniera di esprimere anche il proprio momento personale. Chissà se anche Julia Roberts, alle prese con il passare del tempo e con una seconda parte di carriera ancora da definire, ha intrapreso questa nuova avventura con le stesse aspettative.

Di certo il personaggio di Liz Gilbert, esponente di un upper class alle prese con le conseguenze di una vita immolata al decoro sociale ed improvvisamente catapultata nel vuoto di quella costruzione, le calza a pennello soprattutto nella similitudini con una condizione di raggiunto benessere che rischia di mandare in crisi di astinenza un'umanità abituata a ragionare per obiettivi. Accade così che Liz, nel mezzo di una vita apparentemente felice divorzi dal marito ed intraprenda un viaggio attraverso i continenti alla ricerca dell’equilibrio perduto. Rigorosamente declinate secondo le azioni del titolo, Italia, lIndia e Bali rappresentano altrettante tappe di un iniziazione alla felicità che dovrà necessariamente passare attraverso gioia e sofferenza.

Costruito come una guida della salute, “Mangia Prega Ama”, risulta impeccabile nell’esposizione del proprio prodotto: scorci da cartolina, città ripulite da qualsiasi forma di inquinamento, ambientale ed umano, personaggi che parlano per slogan e soprattutto una profusione di oggettistica che farebbe la felicità di qualsiasi turista in cerca di un ricordo da portare a casa. Entra invece in crisi quando deve dare sostanza ad un incipit che da solo potrebbe rappresentare il manifesto di una nuova spiritualità. Ancora una volta infatti è la cornice a rimanere impressa: l’alternanza dei paesaggi, gli interni di certe abitazioni, la ritualità degli incontri e degli addi, entrambi schematicamente inseriti all’interno dei diversi quadri in cui il film è suddiviso, sono messi in risalto dalla cura della confezione e dall’insistenza della macchina da presa, mentre il percorso di rinascita della protagonista sembra appartenere al normale decorso delle cose più che alla scoperta di una nuova sensibilità. Ed è un vero peccato per il film e per la sua attrice, come Tom Cruise, di cui pare sempre di più la versione femminile per il conformismo delle scelte, preoccupata di non uscire dai limiti di una
trasgressione calcolata e definita all’interno del circuito di omologazione hollywoodiano. Due grandi attori a cui non farebbe male una crisi reale, di quelle che ti cambiano gli orizzonti. Ne gioverebbero loro ed anche il pubblico...