CAST & CREDITS

cast:
Ilaria Occhini, Dorotheea Petre, Corso Salani

regia:
Federico Bondi

distribuzione:
Film Kairòs, Rai Cinema

durata:
95'

produzione:
Film Kairòs

sceneggiatura:
Ugo Chiti

fotografia:
Gigi Martinucci

scenografie:
Dan Toader

montaggio:
Ilaria Fraioli

musiche:
Enzo Casucci, Guy Klucevsek

Mar nero | Recensione | Ondacinema

Mar nero

di Federico Bondi

drammatico, Italia / Romania / Francia (2008)

di Claudio Zito

Voto: 7.0
Settantaquattro anni, fiorentina, un diploma alla Silvio D'Amico e una vita per il teatro, molti ruoli in sceneggiati televisivi, una militanza politica prima nei radicali poi, di colpo, nel partito antiabortista di Giuliano Ferrara: Ilaria Occhini ne ha passate tante nella sua carriera, ma il cinema era sempre stato, grossomodo, un'esperienza marginale, in grado di regalarle pochi ruoli di rilievo e un Nastro d'argento come miglior attrice non protagonista e una Grolla d'oro per "Benvenuti in casa Gori". Ci voleva un regista trentatreenne, suo concittadino, per valorizzarne il talento anche sul grande schermo. Federico Bondi prepara il suo ingresso in scena con discrezione, generando attesa nello spettatore. La riprende in campo lungo, lei che esce a fatica di casa appoggiandosi su un bastone, il parabrezza dell'automobile di suo figlio a frapporsi tra la sua immagine e il nostro sguardo; si siede sul sedile anteriore e noi riusciamo solo a intravvederle la nuca. La ritroviamo sdraiata sul letto di casa, supina, in lacrime per il decesso del marito. Ma il regista non indugia sul suo dolore, la fa girare sul fianco, dare le spalle a chi la osserva. E stacca subito. Solo nelle sequenze successive comincia a incorniciarne il bel viso segnato dagli anni e metterne in evidenza gli occhi chiari, ponendosi a disposizione per una grande prova attoriale, che le varrà finalmente il Premio a Locarno e che metterà quasi in secondo piano la forse ancor più straordinaria Dorotheea Petre che, a differenza della collega, non si porta dietro un'evidente impostazione teatrale.

La storia di "Mar Nero" è pressante per attualità, trattando il tema del rapporto tra una anziana signora fiorentina, Gemma (nomen omen?) Pratesi e la sua badante rumena Angela (nomen omen!), affrontato senza sociologismi, pur accennando alla ragione più spesso taciuta che rende indispensabile l'arrivo di donne straniere per assistere gli infermi di casa nostra: la colpevole assenza di certi figli, incapaci di prendersi cura dei genitori.

Il film procede con uno stile compassato, indispensabile per rendere realistiche le difficoltà motorie di Gemma e quelle comunicative di Angela; il racconto si dipana in maniera lineare (non sveliamo l'unico punto di svolta della trama), permettendo allo spettatore di contemplare la bellezza non estetizzante della fotografia ed apprezzare la toccante colonna sonora; il regista parteggia per i personaggi femminili, ma non in modo così evidente da appesantire il film con rigidi schematismi. Fino all'ellissi conclusiva, assolutamente spiazzante.

Il trailer del film si conclude affermando che la rinascita del cinema italiano non è un fuoco di paglia: se guardiamo alla poesia di "Mar nero", non si tratta di pubblicità ingannevole.