CAST & CREDITS

cast:
Robert Nesta Marley, Rita Marley

regia:
Kevin Macdonald

distribuzione:
Lucky Red

durata:
145'

produzione:
Tuff Gong Pictures

fotografia:
Mike Eley

musiche:
Robert Nesta Marley

Marley | Recensione | Ondacinema

Marley

di Kevin Macdonald

documentario, Usa/Gran Bretagna (2012)

di Alberto Mazzoni

Voto: 7.0

Robert Marley nasce negli slum, le baracche dove vive una buona fetta della popolazione mondiale, dalla fugace relazione tra un vecchio inglese e una giovane giamaicana. Troppo gracile e pallido per gli standard dell'isola, troppo nero e povero per il mondo occidentale, troppo ostinatamente legato al credo rastafari per tutti, Marley riuscirà a diventare una figura chiave della cultura pop del secolo scorso grazie al suo genio artistico, poetico quanto musicale, alla sua volontà di ferro e ad una chiara e potente visione del mondo. Come canta Marley in uno dei momenti più alti del film "the stone that the builder refused, will always be the cornerstone".

MacDonald, dopo risultati altalenanti nel cinema di finzione ("The Eagle","L'ultimo re di Scozia"), torna ai documentari dove ha sempre dato ottima prova di sè ("Life in a Day","La morte sospesa"). La regia alterna sequenze che rimangono impresse nella memoria ad altre meno efficaci. La discontinuità stilistica è evidente confrontando la sequenza di chiusura, in cui si confonde la diffusione del messaggio di Marley e la sua trasformazione postuma in brand commerciale, con la bella sequenza africana sulla tratta degli schiavi prima dei titoli di testa - uno dei punti alti del film, elegante e illuminante sulle profonde origini di Marley così come lui le vedeva. MacDonald sceglie di non fare uso della voce off e di sostiuirla con rare, brevi didascalie. Questo è sicuramente uno degli elementi che danno un ritmo veloce ed appassionante alla narrazione, anche se su alcuni passaggi un po' più di spiegazioni avrebbero giovato. Quando Marley è già la personalità chiave della Giamaica, tiene un concerto dal grande rilievo politico. Si tratta di un concerto gratuito nella baraccopoli della sua infanzia, Trenchtown, in un teso clima pre-elettorale: lui vorrebbe fosse una notte di festa e di pace e tutti cercano di trasformarlo in un evento di propaganda. La casa di Marley viene presa d'assalto da un gruppo armato il giorno prima del concerto, e sia lui che sua moglie sono feriti. Marley suona ugualmente, lo vediamo mostrare le ferite come stimmate, scendere tra la folla impazzita incurante dei rischi e delle proprie condizioni. Il fatto che la notte stessa si trasferisca a Londra prova che l'attentato lo aveva sconvolto - ma era stato in grado di sospendere la propria paura pur di andare sul palco. Applausi per Marley ma è un po' un peccato che il documentario proceda senza dirci quali furono le conseguenze politiche dell'evento, se gli attentatori siano mai stati identificati, neanche chi vinse poi le elezioni.

MacDonald correttamente identifica in una serie di concerti gli snodi della carriera adulta di Marley: quello al Lyceum di Londra, quello della riconciliazione a Kingston, quello per la nascita dello Zimbabwe, quello al Madison Square Garden. Ce ne mostra però solo frammenti. Non avrebbe annoiato nessuno vedere una canzone intera o due di ciascuno di quei live eccezionali, o, sulla stessa linea, una intervista di Marley non ridotta in frammenti. In definitiva, molto è sacrificato alla velocità (mentre Scorsese ci ha appena mostrato come prendendosi tempo si può veramente recare omaggio a un artista). 

Le interviste sono molto interessanti, ricche di storie e, date le qualità umane delle persone intervistate, trascinanti. Ad esempio, l'emozione espressa dai musicisti nel ricordare il momento della nascita del reggae dallo ska è ben trasmessa allo spettatore. Conoscere il punto di vista delle donne di Marley è prezioso. Inoltre è notevole come il regista sia riuscito a trattare con breve semplicità due elementi scandalosi per i benpensanti come la poligamia e l'uso di ganja, e a concentrarsi giustamente sul messaggio religioso politico di Marley, sulla sua livity. Anche la fotografia è bella con vagabondaggi per le strade polverose alternati a luminosi squarci sui paesaggi giamaicani. Ma in definitiva la potenza di questo film è tutta nella vita incredibile di Robert Nesta Marley.