CAST & CREDITS

cast:
Dane DeHaan, James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett, Robert Trujillo

regia:
Nimród Antal

distribuzione:
Lucky Red

durata:
93'

sceneggiatura:
Nimród Antal, James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett, Robert Trujillo

fotografia:
Gyula Pados

scenografie:
Helen Jarvis

montaggio:
Joe Hutshing

costumi:
Carla Hetland

Metallica 3D - Through the Never | Recensione | Ondacinema

Metallica 3D - Through the Never

di Nimród Antal

musicale, azione, Usa (2013)

di Alex Poltronieri

Voto: 8.0
L'ambizione e la grandeur hanno da sempre contraddistinto il cammino artistico, e commerciale, dei Metallica. Dopo aver abbracciato il successo di vendite del "Black Album" e piegato il loro suono a coordinate più mainstream con il dittico "Load"/"Re-Load", i fan integerrimi li davano per finiti. E loro stessi sono arrivati in più di un'occasione ad un passo dal baratro. Il documentario "Metallica - Some Kind of Monster" è ammirevole a teso nel riassumere il marasma di eventi che ha travolto, oltre un decennio fa, il celebre quartetto heavy (thrash) metal. L'abbandono del bassista Jason Newsted, il rehab forzato di James Hetfield, l'obbligo (più per contratto che per necessità) di tornare in pista con un nuovo album e un nuovo tour. Un parto difficoltoso, che ha dato vita ad un disco-spleen complesso e non riuscito come "St. Anger" (2003), e all'arruolamento di un nuovo, giovane, talentuoso, bassista, Robert Trujillo.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ma soprattutto i 'Tallica sembrano aver accettato con maturità e discrezione il loro status di "grande rock band americana". Checché ne dicano i detrattori "Death Magnetic" (2008) è stato un album fresco, conciso, potente, che ha ridato alla band il lustro della decade passata. L'intesa col nuovo collega è perfetta, i dissidi del passato paiono sepolti, i demoni di Hetfield sconfitti. Abbassatosi il polverone Napster (altra questione scottante invisa ai loro fan) resta, per fortuna, solo la musica, e l'abilità in veste "live", della band. I Metallica di oggi sono un gruppo affiatato, che ha voglia di rimettersi in gioco (e l'incompresa, viscerale, collaborazione con il compianto Lou Reed in "Lulu" (2011) ne è l'esempio più lampante), "sperimentare", riconquistare il rispetto dei propri ammiratori. Il nuovo tassello del mosaico Metallica è rappresentato da questo lungometraggio diretto da Nimrod Antal (suoi i riusciti horror "Kontroll" e "Vacancy" e il meno convincente "Predators"), "Through the Never" (da una canzone del "Black Album") sospeso tra finzione, film-concerto e videoclip. In glorioso 3D. Scritto dalla stessa band, assieme al regista, il plot del film è piuttosto basilare: Trip, un giovane roadie dei Metallica (interpretato dall'astro nascente Dane DeHann), durante un loro mega-concerto a Vancouver, è inviato in città per recuperare un misterioso borsone-macguffin. Si troverà al centro di una violenta sommossa tra polizia e un gruppo di inquietanti manifestanti mascherati che lo prenderanno immediatamente di mira. Ce la farà a portare a termine la sua "missione" sano e salvo?

Senza curarsi troppo di logica e verosimiglianza (tutta la vicenda potrebbe tranquillamente essere frutto dell'immaginazione del protagonista che poco prima di mettersi "in viaggio" inghiotte una sintomatica pasticca), sfociando spesso in territori surreali e orrorifici, la cornice "narrativa" di "Metallica - Through the Never" fa da contraltare alla fiammeggiante esibizione della band, spesso fungendo da rappresentazione "visiva" dei temi trattati nei testi dei brani eseguiti on stage. A contare è soprattutto, per i fan in primis, l'energia della performance dei 'Tallica, impeccabile ed energica come non mai, e la spettacolarità con cui sono messi in scena i vari "numeri" musicali. Raramente un film-concerto ha potuto contare su un impianto visivo di tale grandiosità: ogni canzone è portata in scena con una scenografia e una visualizzazione d'insieme a sé stante. E così i grandi successi della band rivivono, avvincono, divertono come non mai, all'interno di un caleidoscopio di effetti visivi digitali, animatronici, fuochi d'artificio, laser, imponenti statue che si disintegrano. Come in un faraonico musical, e molti brani della band con i loro continui cambi ritmici possono ricordare certi numeri "alla Broadway", ogni canzone (a partire dalle più complesse e strutturate come "One", "And Justice for All", "Master of Puppets") ha alle spalle un coté scenografico degno di un blockbuster hollywoodiano, che lascia sovente con la bocca spalancata (e che meraviglia sarebbe assistere alla visione in una sala Imax!). Gli oltre novanta minuti di pellicola si srotolano così alla velocità del fulmine anche per chi non è aficionados.

E mentre la sanguinosa odissea notturna del roadie Trip si avvicina alla conclusione, e la band si scatena su gemme (soprattutto dal suo glorioso passato) come "For Whom The Bell Tolls", "Enter Sandman", "Nothing Else Matters", "The Memory Remains", "Battery" e "Hit the Lights" (ma non manca "Cyanide" dal già menzionato "Death Magnetic"), c'è spazio, sui titoli di coda, per un commosso omaggio allo scomparso bassista Cliff Burton, con i quattro attempati rocker che improvvisano una sentita versione della strumentale "Orion". E, forse, sta proprio in quest'ultimo brano in scaletta la risoluzione dell'enigma sul contenuto della borsa consegnata da Trip alla band.

Si suona, si soffre e si combatte, gli anni passano, ma lo spirito guerriero dell'amico tragicamente deceduto, è ancora assieme a loro. Per guidarli verso un futuro ancora tutto da scrivere.